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(foto ap)

mercoledì 12 ottobre 2016

Bullismo: cosa rimane?

di Marina Zinzani
(Dedicato a Britney Mazzoncini, suicida per bullismo a Glasgow)

Quando andare a scuola significa anche altro.
Quando la propria casa protetta è lontana, e la mamma, il papà, l'adorata nonna sono lontani, e non riescono a difenderti.
Quando le offese, le vessazioni sono forbici che entrano dentro la carne e mutano la mente, e tolgono l'autostima, timida compagna di se stessi.
Quando a poco servono altre parole, affettuose, perché la ferita è profonda, troppo profonda.
Quando si ricorre ad una parola per spiegare ciò che accade: bullismo.
O meglio dire ciò che è accaduto, perché si parla al passato, quando si parla di vittime del bullismo. Alcune sono fantasmi, perché hanno pensato di dormire per sempre, prendendo una dose eccessiva di ansiolitici o facendo qualcos'altro. Ma anche le altre vittime sono fantasmi: cosa rimane di volti sorridenti, di corpi acerbi con tante speranze, della freschezza di chi si affacciava al mondo?

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