Pagine Letterarie

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(foto ap)

venerdì 23 dicembre 2016

Una spugna per cancellare gli orrori

di Vespina Fortuna
(ap) Una lettera immaginaria a Babbo Natale, quella scritta da un bambino di 13 anni di Aleppo, che esprime la tragedia di tanti, insieme ad una fragile speranza: vivere in una “città di giochi e di giardini”.

Caro Babbo Natale,
ti scrivo anche quest’anno pure se ormai sono grande, ho già 13 anni sai? E qui da noi, 13 anni sono moltissimi.
Io sono un bambino fortunato perché ho ancora la mia mamma, e lei è molto più grande di me! Mio babbo no, non c’è più e nemmeno Amir e Abdul, i miei due fratelli più grandi, sarei stato davvero troppo fortunatissimo se ci fossero ancora tutti! C’è ancora la piccola Amina però, ed è per lei che ti scrivo, perché lei ancora non sa farlo ma vedo che si annoia troppo a giocare tutto il giorno con le pietre.
Se tu non fossi solo Babbo Natale, ma potessi esaudire tutti i miei desideri, potrei chiederti di far tornare in vita papà, Aalef e Abdul e di rimettere in piedi la nostra casa che ci hanno bombardato, mi manca molto la mia stanzetta. E poi rivorrei la mia classe con la maestra e tutti i compagni dentro, ma sei solo Babbo Natale, tu porti solo i tuoi stupidi doni, con le tue stupide renne… scusa Babbino Natale, ma sono molto arrabbiato perché ho freddo, fame e soffro troppo a vedere mia madre che piange di nascosto e prega tutta la notte affinché il giorno dopo saremo ancora vivi tutti e tre: lei, io e Amina. 

Lo so, sono un bambino discolo perché il mio babbo mi diceva sempre che devo essere felice di quello che ho, che non devo invidiare gli altri bambini anche se sono più fortunati di me, ma io non ce la faccio ad ubbidirgli, sono geloso di tutti quelli che giocano felici dall’altra parte del mondo, di quelli che hanno una famiglia sana sana, una casa tutta intera e che vanno a scuola. Caro Babbo Natale, come faccio a non essere invidioso e geloso di loro? Puoi insegnarmelo tu, adesso che il mio vero babbo non c’è più? Vorrei tanto essere come diceva lui, ma proprio non ce la faccio. Sono troppo arrabbiato!
Quando andavo a scuola, la maestra mi lodava perché ero molto bravo a scrivere i temini che ci dava e diceva che avevo fantasia da vendere. Tu che dici, si può davvero vendere la fantasia? Comprerei un carro armato e scapperei con la mamma e Amina, là dentro potremmo stare al caldo e al sicuro, nessuno ci potrebbe fare niente, saremmo invincibili! Lo guiderei io sulla strada che porta al mondo felice e poi lo rivenderei e con i soldi comprerei una nuova casa in una città piena di giochi e di giardini, dove nessuno ti spara o ti tira le bombe addosso.
A chi posso vendere la mia fantasia? Tu sai chi la compra?
Caro Babbo Natale, intanto porta i giocattoli ad Amina e magari latte, biscotti, cioccolata e marmellata per tutti che abbiamo fame! Anche della frutta se c’entra nel tuo canestro.
Un’ultima cosa ti chiedo: mia mamma dice sempre che ci vorrebbe una bella spugna per cancellare gli orrori del mondo e ricominciare tutto da capo, ma io mi chiedo: quanto dev’essere grande una spugna per cancellare il mondo? E quanto sapone servirebbe? Non è che tu ce l’hai? Se sì, conosci qualche gigante a cui darla e chiedergli di fare questo lavoro per noi? Grazie, faresti molto felice la mia mamma.
Tuo, Amir di Aleppo.

Scusa, l’indirizzo non ce l’ho più, ci hanno spostati tutti in periferia, tu cercami fra le macerie, io guarderò il cielo e se ti vedrò ti farò un segno con la mano. 

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