Pagine Letterarie

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(foto ap)

martedì 21 marzo 2017

Torte di carote

Carote: il magico potere dell’arancione. Anche per chi soffre di solitudine

di Marina Zinzani

Sembra che i colori curano. Ho letto un articolo di cromoterapia, l’importanza dei colori nella vita di tutti i giorni. Anche nell’alimentazione si usano. La chiamano cromodieta. In base a quello che serve a me, al mio umore, alla mia salute, ho letto che devo orientarmi per l’arancione. E così ho cominciato a mangiare carote.
Cucino carote sotto tutte le forme, alla julienne, in tegame, bollite con qualche erba aromatica, nel frullatore assieme alla frutta. Ma più di tutto amo la torta di carote.
La cucino senza grassi, faccio bollire le carote, le frullo, aggiungo uova, zucchero, olio, farina e lievito. Niente burro, e viene buona lo stesso. Me ne mangio una fetta a colazione, un’altra durante la mattina, e una anche alla sera.
Devo mangiare cibi arancioni, questo ho capito dall’articolo. I miei giorni sono grigi, e devo prenderlo da qualche parte il colore. Non so dove cercarlo, questa dove sono finita è una città chiusa, di gente che pensa solo a se stessa. Difficile, difficilissimo socializzare. Ho vinto un concorso, e pensavo che il posto fisso mi avrebbe cambiato in meglio la vita. C’era da trasferirsi, ma la cosa non mi spaventava. E invece no, non avevo fatto i conti con la solitudine.
La solitudine rende le giornate scialbe, sono giornate dedicate al lavoro, il rapporto con i colleghi è vago, io sono nuova, nessuno ha voglia di sapere da dove vengo, cosa facevo prima. Ho provato a proporre un’uscita per una pizza a qualche collega, ma mi è stato risposto “Vedremo”, “Sono molto impegnata, sai con la famiglia…”
Così mi ritrovo la sera sola, il week-end sola. Raramente torno al mio paese, è lontano, non sempre mi va. La solitudine la senti che affiora, la sera. Non hai nessuno da chiamare, se non qualche amica che avevi là, che poi ha la sua vita, e non è proprio interessata a te. Magari pensa che sei stata fortunata, rispetto a lei, ad avere un buon lavoro. Avevo una storia, vacillante già da prima del concorso, e il trasferirmi qui ne ha sancito la fine.
Mangio carote, l’arancione mi piace. Ne devo mangiare tante, riempirmi di un colore caldo, positivo, vitale. I giovani e il loro tempo felice, sembra da fuori. Ma c’è tanta solitudine, in giro.

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