Pagine Letterarie

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(foto ap)

giovedì 22 giugno 2017

Un pic nic, per le suore

Il buon gusto? Dimenticato a casa, anzi in convento

(ap) La foto ha fatto il giro del web suscitando l’ironia di tanti. «Interverranno gli idranti del sindaco Dario Nardella per fare pulizia?».  «I vigili faranno sloggiare gli occupanti abusivi?».
Un gruppo di 30 suore è rimasto seduto a terra, tra la strada e il marciapiede, a mangiare un panino, poi una mela, dissetandosi con una bottiglietta d’acqua, in via de’ Pecori, strada centralissima di Firenze. Per una mezz’ora, dicono; poi si sono allontanate.
Qual è la notizia alla fine? Perché tanto clamore? Intanto i protagonisti del bivacco non sono i soliti ragazzacci accaldati, turisti volgari privi di creanza, e senza rispetto per l’ambiente, insomma quel tipo di persone che siamo abituati a vedere compiere gesti ineducati nelle grandi città.
Ma si tratta di un gruppo di suorine, composte ed educate, che pure, per il necessario spuntino di mezza giornata, non si sono peritate di sostare per terra in mezzo alla strada, persino, avendo le mani occupate, appoggiando al muro del palazzo vicino, noncuranti della sua solitudine, la Croce che avevano portato fino a quel momento.
Poi risalta pure il disturbante contrasto visivo tra la modestia del gruppo, nell’abbigliamento e nel modo di porsi, e il luccichio della griffe pubblicizzata proprio sulle pareti dell’edificio accanto. Un divario tra la parsimonia dei comportamenti e la ricchezza sfolgorante della moda.
Nella litania anche stucchevole e inconcludente sul turismo responsabile e di qualità, con tutti gli annessi (numero chiuso?, tassa di ingresso nelle città d’arte?, più vigilanza di polizia?, o tutte queste cose insieme), c’è in questo episodio una nota dissonante, proprio perché riguarda non scalmanati ignoranti ma persone con intenzioni lodevoli, qualitativamente apprezzabili, intente a svolgere in una città d’arte un percorso ispirato da ragioni di fede.
Si discute di misure da adottare, di iniziative da intraprendere per difendere il buon gusto, di interventi dall’esterno per un turismo di qualità. Discorsi sacrosanti.
Però tutto è inutile se la buona educazione, il rispetto di sé, che precede quello degli altri, non sono valori sentiti in primo luogo da chi dovrebbe metterli in atto prima che qualcun altro pensi ad esigerli.
Nemmeno la veste religiosa esonera chiunque dall’onere di pensare al buon gusto, qui applicato allo svolgimento delle necessità materiali, quando si organizza un viaggio. Almeno per questo aspetto, quando si va in giro non è tempo di avventure.

Ps. La foto è stata scattata da Sergio Scognamiglio

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