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Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

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(a.p. - PRESENTAZIONE) ▪️ Il proverbio di oggi: “Contro la forza la ragion non vale”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non dire gatto se non ce l...

Giovane mamma

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Ansietà, di E. Munch Storie di isolamento: le parole di una mamma ai figli sulla paura di Marina Zinzani Inventarsi un mondo, un mondo fantastico in cui si possa spiegare la paura e quello che c’è là fuori. Spiegare alla propria bambina perché in questo periodo non si può uscire di casa. Perché non si può andare all’asilo. Spiegarle che c’è un drago là fuori che potrebbe mangiare qualche bambino e quindi bisogna stare dentro casa, chiusi, protetti dalla mamma e dal papà?

Senza grida

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Dolore 1908, di E. Munch L’esistenza tra inquietudine e fiducia di Paolo Brondi L’esistenza segnata dall’inquietudine diventa spesso problema e domanda, coscienza che s’interroga, ripercorrendo la trama del suo essere nel mondo, sospesa tra la scelta del silenzio, rispetto alle parole parlate, per dar voce alla lingua dell’immaginazione, della fantasia, della creatività, e il tornare a nutrire il sentimento di stupore dell’esistere, cui segue la meraviglia, in un cammino aperto e fecondo d’esperienze vive e gratificanti.

Da sola

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Inger sulla spiaggia di E. Munch Il dolore raccontato nelle pagine di un diario di Liana Monti Scrissi sul mio diario Quando uscivo dalla terapia di coppia Dove potavo le ultime terribili energie nel tentativo di salvare il mio matrimonio Scrivevo in auto, prima di tornare a casa da mio figlio

Tenera bellezza

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Inter sulla spiaggia, di E. Munch La vita, magia di un lungo viaggio di Paolo Brondi Un magnifico viaggio Il viaggio della vita Vivere aspettando Aspettare per vivere Magico il viaggio Se lo sappiamo vivere Non senza un senso Un senso   per sorridere Sorridere per perdonare

Edvard Munch, l’urlo che ci angoscia

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di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) “L’urlo", il dipinto ad olio realizzato ad Oslo da Edvard Munch, è uno dei più famosi dipinti dell’espressionismo del ‘900. In primo piano compare una persona che grida; è simbolo di angoscia, paura, forse smarrimento. Tutta la vita del pittore norvegese ne fu segnata. Molte le interpretazioni che ne sono state date. La visione di un tramonto rosso bastò a suscitare quel senso di disperazione? Fu così devastante sentirsi piccolo nell’universo? «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata.