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Cercarsi con gli occhi

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Una moneta, un sorriso: storia di un barbone. A San Babila, Milano di Paolo Brondi S’accuccia nella polvere come un cane, le ossa spezzate espone al sole gli occhi cercano gli occhi di chi sfugge il vedere non per maledire, ma per ringraziare grazie per le monete gettate nel piattino grazie per il piede che si affonda nella stessa polvere

Quanto è lunga la notte

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Vita da barbone, per le strade, a dormire su un cartone, dietro una colonna,  vicino a un portone chiuso di Marina Zinzani Vetri di ospedale la vita notturna racchiusa in una stanza non si dorme non passa mai il tempo vetri di un’auto tassista di notte non passa mai la paura

La primavera arriverà

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di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) Soldato stanco il gelo nel cuore il freddo nelle ossa statua sotto la neve inutili battaglie hai combattuto soldato stanco di persone, di luoghi di ricerche, di affanni di vita scivolata in mille rivoli senza che nulla resti fra le mani soldato stanco scongelare il corpo togliersi le armature inutili, sono state inutili è l’unica via la primavera arriverà canto di uccelli e pesci nell’acqua e allora dimenticherai immerso in un nuovo tepore.

Morire di freddo

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di Marina Zinzani (ap) Il freddo che sentiamo ci sembra insopportabile, ma intollerabile moralmente è quel declino che porta l’uomo sulla strada, la perdita di tutte le radici. La mia vita doveva andare diversamente. E’ inutile dirlo ora, pensarlo. E’ inutile guardare indietro, nel passato di un altro uomo. Sono stato un altro uomo. Sono stato un uomo che usciva tutte le mattine per andare a lavorare, e che aveva un lavoro che gli piaceva, tutto sommato.

In viaggio verso Est

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di Laura Bonfigli Un commento a Barbone, come tra foglie d’autunno (P. Brondi, PL , 4/12/15) Chi è il barbone tra foglie d'autunno , protagonista dell'omonimo racconto di Paolo Brondi che, immerso nel chiuso dell'io, serrato nel suo guscio, impenetrabile come una monade, all'improvviso si apre ad un soliloquio che, solo nell' incontro casuale con l'altro da sé, si trasforma in colloquio, esce dal suo tempo assoluto e si misura col tempo dell’altro?

La memoria nelle parole del viandante

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di Cristina Podestà Un commento a Barbone, come tra foglie d’autunno (P. Brondi, PL , 4/12/15) Scorrendo il testo la prima immagine che mi è venuta alla mente è stata quella di un contemporaneo nuovo Dante, perduto nella buia selva a causa del sonno della ragione. Ed infatti, anche qui, al suo fianco, si concretizza silenziosa una guida che aiuta Giorgio a capire la necessità di superare le aporie del mondo per suggerire una serena accettazione del sé.

Barbone, come tra foglie d'autunno

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di Paolo Brondi Era così compreso nel travaglio della sua maligna sorte e nelle sue intime figurazioni che non si era accorto della presenza accanto a sé di una strana figura di uomo. Era sopraggiunto in silenzio e si era seduto accanto a lui tutto immerso nel chiuso dell’Io. Vestito di cenci, capelli tutti arruffati e lunghi, barba folta e ispida, solo negli occhi, di un blu intenso e profondo, estremamente mobili e vivi, tradiva questa sua veste di barbone. Cominciò a parlare, come in un soliloquio, in realtà rivolto all’occasionato compagno di solitudine, dicendo: “E’ bello tuffarsi nel mare sterminato dell’avventura umana per abbracciare le onde confuse del fondo... cogliervi il fluttuare di mille destini ed intesserne poi i disegni nella propria immensa tela....”.

Il barbone

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di Paolo Brondi Tratto da La vita spezzata (con un commento di Angelo Perrone) (ap) Una vita spezzata può essere la conclusione inevitabile e sconsolata di alcune esistenze: si è travolti dall’incertezza e dalla precarietà, dall’insicurezza economica e dalla mancanza di sogni. Senza speranze sul presente. Avendo per sé soltanto il mondo della strada, unica risorsa da condividere con altri.