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La Consulta sull'ergastolo ostativo: Alice nel paese delle meraviglie?

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Permessi a mafiosi e terroristi: polemiche dopo la sentenza della Corte costituzionale. La decisione “caso per caso”, non è poco rigorosa, se ancorata a precise condizioni. Però segna il fallimento della politica dei facili “automatismi” nell’applicazione della legge, inadatti a regolare realtà multiformi Criminali in uscita? (ap*) Una decisione faticosa, certamente contrastata, probabilmente inevitabile dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo era intervenuta , pochi giorni fa, sullo stesso tema. Con una stretta maggioranza pare, anche la Corte costituzionale italiana si è pronunciata sulla questione dell’ergastolo ostativo , cioè di quel “fine pena mai” per mafiosi e terroristi che, in mancanza di una collaborazione con lo Stato, non possono essere ammessi a misure premio, come qualche ora o giorno fuori dal carcere. Ora, anche senza il requisito della collaborazione, sarà possibile.

Fine pena, quando?

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Al Teatro Grassi di Milano, in scena la corrispondenza epistolare, durata 26 anni, tra un ergastolano e il giudice che l’ha condannato: una riflessione sulla funzione della pena di Angelo Perrone La scena è divisa in due parti. Siamo in Italia, ma potremmo essere ovunque. Un’inferriata le separa rigidamente impedendo ogni passaggio fisico da un ambiente all’altro, lasciando tuttavia, con quei riquadri della grata, gli spazi minuscoli di una possibile comunicazione verbale. Solo la parola, forse, può attraversare lo sbarramento altrimenti insuperabile.

Altri ergastoli

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Il dolore ha molte forme,   a volte diventa pena da espiare, per sempre di Marina Zinzani  Ci sono ergastoli che durano una vita, pur senza sbarre. Certi ricordi, ma anche la mancanza di un padre, di un figlio a tavola, può rappresentare un ergastolo, così come il dolore quotidiano che non prevede attenuanti, sconti di pena.