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Guerre e destini

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Tragedie, sofferenze, logiche di supremazia: uomini in balia di altri uomini di Bianca Mannu Nei sobborghi fangosi della terra si alternano al potere soldataglia - gallonati di pessima taglia - paraventi di  occulti consiglieri prezzolati  e gran filibustieri che tramano blitz e ogni sporca guerra.

Guerre: mai più?

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Davanti ai cimiteri di guerra lo stesso monito: mai più. Una tregua effimera e provvisoria di Bianca Mannu Piccole e immani … Guerre! Non conta chi vince - non conta chi perde   Propositi spettrali risalgono in flati per le spole impure che ordiscono il futuro Ancora e ancora mi scontro coi “mai più” gridati in ginocchio sopra i cimiteri

4 novembre 1918

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Anghiari: memorie e sapori

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Il mito della battaglia e il mistero del dipinto di Leonardo esaltano l’identità del borgo medioevale: oggi luogo di cultura, di ospitalità, di gusto (ap) Una terra di confine immersa nella valle del Tevere, a cavallo tra la Toscana e l’Umbria, ma con una unità geografica che la rende luogo di naturale scambio di merci, di prodotti e di idee. Questa è la terra di Anghiari, il cui nome, per la prima volta, è citato in una pergamena del 1048 conservata a Città di Castello, anche se le sue origini risalgono all’epoca romana. Un paese che vanta origini antiche, posizionato su un’altura a dominio dell’intera valle sottostante, con pittoresche case in pietra, suggestive piazzette, vicoli tortuosi che sfociano all’improvviso su incantevoli paesaggi.

Natale: il senso della preghiera

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di Marina Zinzani Inginocchiarsi e ascoltare la terra, i suoi suoni, i suoi ricordi. Ricordi di ferite, di battaglie, di sangue versato. Inginocchiarsi e guardare il cielo, c’è qualcuno lassù che può sentirci? Inginocchiarsi e pregare. Pregare davanti a dei fiori, che ne possano sbocciare altri, altri fiori che siano gentilezza, fraternità, amore. E’ forse lì Dio, in quella espressione della vita che palpita, nella bellezza stupefacente di un fiore e nella sua fragilità. Preghiera per ricercare il bene sepolto, antico.

Una spugna per cancellare gli orrori

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di Vespina Fortuna (ap) Una lettera immaginaria a Babbo Natale, quella scritta da un bambino di 13 anni di Aleppo, che esprime la tragedia di tanti, insieme ad una fragile speranza: vivere in una “città di giochi e di giardini”. Caro Babbo Natale, ti scrivo anche quest’anno pure se ormai sono grande, ho già 13 anni sai? E qui da noi, 13 anni sono moltissimi. Io sono un bambino fortunato perché ho ancora la mia mamma, e lei è molto più grande di me! Mio babbo no, non c’è più e nemmeno Amir e Abdul, i miei due fratelli più grandi, sarei stato davvero troppo fortunatissimo se ci fossero ancora tutti! C’è ancora la piccola Amina però, ed è per lei che ti scrivo, perché lei ancora non sa farlo ma vedo che si annoia troppo a giocare tutto il giorno con le pietre.

Sogni di bambino

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di Gianantonio Tassinari Cozzar di spade sugli scudi e l’orrido grido di guerra che alto levavan i centauri nello scontro mortale coi titani. Lunghi viaggi meravigliosi per limpidi mari incantati su navi che volavan leggere fino ai confini del mondo. Questa era la mia vita quando quei libri leggevo e seduto sul banco di scuola volevo la gloria immortale.