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Visualizzazione dei post con l'etichetta uomo

Sorrisi

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In una calda serata, mi hai accolto con un sorriso di Maria Turtura Stasera un cielo di inchiostro veleggiava sulle case e la città muta guardava dalle finestre di maggio. Un caldo vento mi spingeva innanzi traendo il suono sospeso di un telaio. Io venni alla tua casa per un discorso che mi urgeva nato da quelle immagini. Tu sorridevi alla porta.

Caro diario

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Solo ora me ne rendo conto: ti ho persa per sempre di Cristina Podestà Ho scritto un diario. Non potevo più reggere niente di me stesso. Ho dovuto esprimermi, esternare qualcosa che dentro mi preme. Con un residuo di forza mi alzo dal letto snervato e indifeso, vedo milioni di luci attraverso la persiana semiaperta per il caldo e odo rumori scivolare via.

Questione di luci

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Dalla vecchiaia verso la vita: il mistero dei capelli bianchi di Maria Turtura La luce è calata di una luce e ora pare sera ma l'uomo dai capelli bianchi alto sullo sfondo dei vetri deve avere in sua mano il segreto finire del giorno.

Covid-19: tutti in maschera

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Con la mascherina, obbligatoria per Covid-19, tutto cambia: non siamo più quelli di primi di Laura Maria Di Forti Portarla è imperativo, come il punto che, in grammatica, sancisce un pensiero che sbalordisce. Ed infatti la mascherina ci sorprende, o meglio ci colpisce, ci sconvolge e ci stravolge. Siamo tutti senza fiato, ansimiamo se facciamo un passo in salita, sbaviamo come neonati senza bavaglino o come il bovaro bernese e il bulldog. Insomma, camminare con questa museruola ci fa sentire persino dei malviventi che stanno rapinando una banca.

Buon giorno amore mio

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Amore mio buongiorno, carezze, emozioni. La mancanza del futuro. I pensieri di Maria di Cristina Podestà Così finiva il discorso di Claudio. E Maria, pensierosa, correva verso casa nella sera di plenilunio. Nessuna certezza dunque in questo loro rapporto complicato e difficile. Solo carezze, nessun futuro, neanche un giorno in più. Maria pensava invece a quanto amore lei aveva consegnato a Claudio, a quanto di sé, fiduciosa, aveva regalato, a quanta parte della sua vita gli aveva affidato, a come si era arresa ad ogni sua richiesta.

Troppo tardi per noi due

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L’incontro dopo vent’anni: è troppo tardi per noi due di Paolo Brondi Non l’aveva più incontrata. Erano stati bruciati vent’anni. Ma un giorno, seppe da un amico che lei abitava non lontano da dove lui aveva aperto lo studio. Era sposata, aveva due figli. La casa era un rustico trasformato in elegante dimora. Lo ammirò, fermandosi un poco distante, senza scendere dalla macchina. Sperava di vederla uscire, avrebbe finto un incontro casuale.

Altro che banalità

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Avevi gli occhi lucenti ed un bel viso, poi ti sei trasformato. In un mostro di Laura Maria Di Forti Lo so, sono stata capricciosa e, forse, neanche tanto amabile, almeno non quanto tu ti saresti aspettato. Ma, d’altronde, perché mai mostrare un’indole diversa da quella che in realtà si possiede? Non ci sono forse delle regole di onestà, delle norme di sincerità alle quali attenersi per una corretta convivenza? Io credo di sì, penso proprio che non si debba fingere e sorridere quando si vorrebbe dissentire, invece, o anche solo sbuffare.

Che specie d'amore?

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Women  di Shelby McQuilkin Le domande del femminile su di sé e il perenne confronto con il maschile di Bianca Mannu (Commento di Angelo Perrone) (ap) Il senso di inferiorità è un frutto vasto, distorto ed avvelenato. Molto diffuso ovunque, a prescindere dalla condizione personale e da vicende specifiche. Non limitato per esempio alle storie di abuso, o a situazioni meno estreme, comunque correlate a squilibri esistenziali mai risolti. Trova il suo ascendente più robusto, e perciò difficilmente scalzabile, nelle incrostazioni sociali. Lungamente sedimentate nella psicologia più spicciola. Perciò in grado di attraversare, immuni da correzioni, tutti i tempi, compresi quelli attuali, pur più evoluti per tanti aspetti. Sino ad assurgere alla apparenza – falsa - di verità inoppugnabile.

In fondo alla scala

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Essere sé stessi riesce in natura. Meno, all’uomo di Mirella Santamato Il sasso non può essere altro che un sasso. E così l’ape e il vento di primavera.

Uomini e donne

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Maschile e femminile? Oltre gli schemi del vigore e della fragilità, dell’iniziativa e della passività di Laura Maria Di Forti Uomo. Non rimanere chiuso nel tuo mondo fatto di prede e di cacciatori. Siamo anche noi donne delle impavide cacciatrici, ma a nostro modo, usando altre arti più gentili e meno vigorose degli artigli che ghermiscono con forza, a tutti i costi.

Spettri

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La paura di sé, del proprio corpo, di mostrarsi all’altro di Bianca Mannu Spartirsi nel talamo la cecità del buio incapaci di pensarsi nudi Paura da ladri sgusciando in sussulti dal centro   della notte soprastante scende per giacersi fra loro già cadaveri

Il tempo nasce vecchio

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Le tante immagini dell’uomo: dalla figura di cacciatore alla dimensione collettiva di oggi di Bianca Mannu  Qua – fra gli sterrati contesi alla campagna – strame e fossa d’orridi capanni - il tempo nasce vecchio e ingordo affetto dalla stessa cupidigia del più stupido di tutti gli animali: l’uomo

Il colore delle disgrazie

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La crisi dei matrimoni apre spesso uno scenario di problemi drammatici: mantenimento, precarietà economiche, i figli. Come affrontare il problema della ripartenza per una nuova vita? (ap) Le disgrazie non hanno colore. Sono come il vento che soffia dove vuole. Eravamo abituati, purtroppo, alle notizie di mogli e madri rimaste senza sostentamento, per se stesse e per i figli, dopo il fallimento del matrimonio. E impegnate nella ricerca faticosa di un lavoro impossibile da trovare ad una certa età.

Un viaggio, nell'abisso

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Guardando il film “Wilde” (1997) con Oscar Boom, gli affetti che portano sofferenza di Marina Zinzani C’è un momento nel film “Wilde” in cui il protagonista esce dal carcere e consegna ad un amico una lettera. Dice che viene dal fondo dell’abisso. Quella lettera, divenuta famosa come il “De profundis” è per molti l’opera più bella scritta da Oscar Wilde, la più vera, certamente la più sofferta.

L’altra riva

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Il ritratto delle famiglie rivela a volte silenzi, paure, incomprensioni: mari in tempesta, quasi mine vaganti di Marina Zinzani (Guardando il film Mine vaganti, 2010,   di Ferzan Özpetek) I silenzi in casa, parole che si fermano nella gola, paura di andare oltre ai discorsi consueti di tutti i giorni. Il mondo dell’altro che appare così lontano. In mezzo, un mare difficile da percorrere a piedi, non si può attraversare il mare a piedi, ci vuole una barca che scivoli fra le acque, che si faccia portare dal vento, che possa compiere un viaggio ardito.

La ragione e la speranza

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La tortuosità della storia: quale il destino? di Francesco Gozzi  (Commento a Il progresso possibile , PL, 15/6/17) La storia sta marciando, seppure attraverso un iter a dir poco tortuoso, verso il migliore dei mondi possibili? O verso una catastrofe finale il cui responsabile potrebbe essere l'uomo stesso (per esempio, perdendo il controllo sul clima)?

Come un vento, che si scioglie

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di Paolo Brondi Bello è restare in silenzio, fermandoci ai margini del viale più riposto della città, disperdendo lontano l'eco di parole logore di cui è triste ascoltare suoni recenti. Guardando altro rispetto a un mondo pieno di scandali, oscurità morte e terrore. Inebriandoci nel vento che soffia a tramontana, gira e torma a girare. Come l'uomo, sempre agitato, sempre inquieto, con mani che restano alla fine sempre vuote.

Solitudini tra silenzi e paure

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di Marina Zinzani La solitudine di un uomo alle cinque del mattino, la ditta non va bene la solitudine di una donna che arriva a casa stanca la sera la solitudine di uno studente, il lavoro è un miraggio e chissà la pensione