Pagine Letterarie

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(foto ap)

martedì 27 gennaio 2015

Correre


Racconto di Valeria Giovannini

(ap) Sui tapis roulant, in una anonima palestra di città, o invece in aperta montagna, lungo percorsi in quota tra scenari mozzafiato, o ancora nei ripidi pendii sul limitare di piccoli torrenti. Un surrogato triste dell’evasione dal tran tran quotidiano, oppure il bisogno di perdersi nel silenzio, senza alcuna meta da raggiungere che non sia la conquista di uno sguardo rivolto dove non era mai arrivato. Modi diversi di correre, di muoversi, di vincere lo smarrimento, di respirare gli attimi del vivere.


Correre con costanza è ben più che un master in gestione del cambiamento. Le stagioni sono molte più che quattro. E il corpo e l'anima sono plasmati a ogni istante nell'eterno divenire. Osservi il flusso dei pensieri. Delle emozioni. Devi uscire. Incontrare la natura. L'oscurità. Il passaggio dalla notte al giorno. La pioggia. Il vento. Accetti tutto. Il caldo afoso. La pioggia. Il freddo glaciale. La neve. Ci sei tu. Il tuo cuore. Il tuo respiro. I tuoi passi. La tua energia. Il lago, il cielo, le montagne brillano di luce speciale. Mutevole a ogni istante. Blu. Ambra. Rosa. Battiti d'ali. Cogli l'attimo. La strada e il bosco. Ogni momento si trasformano. Ogni giorno, ogni settimana, ogni stagione. Il paesaggio, le persone, i colori. Cambi tu. Sei sempre più forte. Ti fidi di te stesso. L'alba. Le note del cuculo. Correre soli. Tra i vigneti. E lì respirare. Correre e respirare. L'aria umida del mattino si espande dentro. Correre. Poco alla volta sorge il sole. Pace e armonia. Il vento increspa tenue gli specchi d'argento intorno. Tutto si anima. Dentro di te. Sei vivo. Più che mai. Cambiano le persone che incontri. Sotto i portici di piazza Duomo, la città dorme ancora. "Vi odio tutti" grida un ubriaco, sputando bestemmie. Chi porta fuori il cane. I pensionati camminatori. Gli operai a inizio turno. Le ragazze a fine spettacolo. Chi corre come te. E quando corri a lungo, l'incanto. Una ventina di chilometri e torni a casa. E ti accorgi che il respiro è incredibilmente lieve. Così tenue. Una sensazione straordinaria. Non riesci a farne a meno.
Correre in compagnia. Guardi sempre avanti. Parli. Ascolti. Ti lasci condurre. Condivisione. Allegria. Un aiuto. Percorso difficile. Non aggiri più gli ostacoli. Impari a scavalcarli.  A non temere le insidie sotto le foglie. Sotto la neve. Se aggiri gli inciampi, rallenti e ti fermi. Se ti fermi cadi, come in bicicletta. Correre. Non fermarti mai. Affronti gli ostacoli mano a mano. Se ti preoccupi prima, sei già morto.
Correre in un mare di rocce. Dove in tempi remoti tutto era ghiaccio. Il passo irregolare tra grandi massi. I segni del tasso su una pietra. Lì ha affilato gli unghioli. Le orme dei dinosauri. Balzi tra i sassi. Imiti i gatti. Le ginocchia flesse, in discesa. E allunghi, allunghi. Non solo i passi. Anche il  respiro. Le giornate. La vita. Cambiano le stagioni. I panorami. Le persone. Riesci finalmente a raggiungerti. Nei tuoi abissi. Nelle tue distanze siderali. E in ogni posto nuovo in cui giungi, la prima domanda è dove puoi correre. E quando. Lo spazio e il tempo. A scandire i passi. I tuoi.

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