(Introduzione ad a.p.). Ripercorrere le strade di questo angolo di Roma non è una semplice passeggiata, ma un’immersione in un’estetica che sfida il tempo. Qui, il confine tra l’architettura e la leggenda si fa sottile, lasciando spazio a un’emozione che riaffiora ogni volta che lo sguardo incrocia i suoi dettagli ipnotici. (a.p.). Un’invenzione di inizio secolo Lo chiamano quartiere, ma non lo è, almeno a considerare le dimensioni di Roma. È piuttosto un’isola, un frammento di un altrove che ha deciso di naufragare nel cuore della città. Il nome lo deve al suo inventore, l’architetto Gino Coppedè, che ebbe l’idea e fu incaricato di realizzarla. Lo fece a inizio secolo — l’altro, ovviamente — e così nacque la maggior parte di quei villini nel quartiere Trieste: una sfida alla geometria e alla monotonia urbana. Piazza Mincio: il cuore e l’acqua Lo definiscono pure un complesso architettonico, però il concetto non si adatta, è riduttivo. Il cuore pulsante resta piazza Mincio, dove il tem...
(Introduzione a Marina Zinzani e a Commento a.p.). L’acqua è un tema poliedrico. In questo specifico episodio, tratto dai “Racconti dell’acqua”, l'elemento acquatico si manifesta nella sua forma più umile e sgradevole: l'acqua sporca di una pozzanghera. Uno schizzo imprevisto, causato dal passaggio maldestro di un'auto, colpisce una giovane donna, Linda, bagnandole gli indumenti. Questo banale incidente domestico diventa però il catalizzatore di una riflessione interiore e l'inaspettato pretesto per una svolta nella sua vita. (Marina Zinzani). Il peso dei giorni no C’erano dei giorni no. Giorni in cui il corpo faceva fatica a muoversi, come quelle auto che fanno fatica a mettersi in moto la mattina, colpa dell’usura degli anni o di una cattiva manutenzione. Il corpo che risponde poco, malattia subdola e depressione dietro la porta: difficile restare in equilibrio e trovare il sorriso quando di anni, dentro, se ne sentono cento. Linda guardò dalla finestra appena svegl...