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La trappola delle scelte ⚙️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un movimento che si fa denso, una scelta che sposta l'asse del mondo. In questi versi, l’autrice cattura il momento esatto in cui la libertà si trasforma in gabbia, rivelando la fragilità delle nostre finzioni esistenziali. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Fu rallentato ulteriormente  il movimento  che da lento prese forma consistente una scelta incomprensibile e incosciente portò in fondo l’universo  bastò poi cambiare il polo d’attrazione  perché mutasse in gabbia quella semplice finzione.
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Un attimo ancora: tra paura di cadere e voglia di volare ✈️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Il distacco non è sempre un atto immediato. Può essere un lento e faticoso bilancio dell'anima. L’autrice ci conduce sulla soglia di questa scelta: un bagaglio troppo pesante, il desiderio di un nuovo slancio e il timore di inciampare ancora una volta lì dove il volo è stato solo accennato. Una riflessione sulla necessità di scegliere cosa portare con sé e cosa avere il coraggio di abbandonare. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Un attimo ancora  devo controllare  prima di lasciare andare  il bagaglio è greve ed io non so  cosa buttare per primo o tutto insieme  per non cadere di nuovo  qui dove ho tentato il volo.

La coscienza del NO: se la Giustizia si piega all'opportunità 🏺

(Introduzione ad a.p.) Esistono riforme che non nascono per risolvere i problemi dei cittadini, ma per rispondere all'insofferenza di chi governa verso l'equilibrio dei poteri. Quando la politica percepisce ogni controllo di legalità come un ostacolo e ogni decisione non allineata come un atto di ostilità, la democrazia rischia di smarrire la sua bussola. In questo solco, la "Coscienza del NO" ritrova la forza di Piero Calamandrei: un monito che oggi, davanti al tentativo di condizionare l'autonomia della magistratura, appare più attuale che mai. Piero Calamandrei: «La sorte dei magistrati, la loro carriera, non deve più dipendere da meriti o sospetti politici; i trasferimenti, le promozioni, le nomine [...] non devono più dipendere dalla simpatia o dal biasimo di organi ministeriali, i quali per forza, anche senza volerlo, sono tratti a orientare le loro preferenze su considerazioni di opportunità governativa.» — (Discorso al V Congresso nazionale ANM, 14.11.195...

Il linguaggio del "disprezzo": quando il ministro smette di essere istituzione 🏛️

(Introduzione ad a.p.). Esiste un limite, sottile ma invalicabile, che separa la critica politica dall'offesa personale. È il limite del rispetto istituzionale, quel decoro che chiunque ricopra una carica pubblica dovrebbe indossare come una divisa, specialmente se siede sulla poltrona di Guardasigilli. (a.p) ▪️ La caduta dello stile istituzionale Le recenti dichiarazioni del ministro Nordio nei confronti del Procuratore generale di Napoli — "Non gli stringerei la mano, lo disprezzo" — non sono solo uno scivolone di stile. Sono il sintomo di una crisi democratica. Il ministro della Giustizia è, per ruolo, il garante del funzionamento del sistema giudiziario. Quando dichiara "disprezzo" per un alto magistrato impegnato in prima linea, non sta colpendo l'uomo, ma sta svalutando la funzione che quell'uomo ricopre. Come può un cittadino aver fiducia in un tribunale se il primo responsabile della Giustizia dichiara di disprezzare chi quella giustizia la eser...

Supereroi: la scoperta di Leo e la forza mite di mio padre 🦸‍♂️

(Introduzione a Daniela Barone). Può una battaglia di cuscini sul divano con un nipotino scoperchiare settant'anni di ricordi? Tra i muscoli d'acciaio di Hulk e la mitezza dimenticata di un padre, questo racconto è un viaggio alla riscoperta dei veri eroi: quelli che non portano mantelli, ma hanno mani che sanno riparare scarpe e cuori che sanno restare. (Daniela Barone) ▪️ Battaglie sul divano e piccoli guerrieri È divertente leggere al mio nipotino Leo le storie di Hulk, Iron Man e Captain America, i personaggi di cui ammira le gesta prodigiose: spalanca gli occhioni verdi di fronte alle immagini colorate di imprese incredibili e di lotte ardue contro i ‘cattivi’ in cui vince sempre il supereroe di turno. Quando il libricino è finito, vuole immediatamente ingaggiare una battaglia sul divano con me, nonna alla soglia dei settant’anni, poco avvezza a salti ed acrobazie. Tuttavia lo accontento sempre, anzi cerco di opporgli resistenza imprigionando le sue gambette paffute ed ost...

La giustizia civile dimenticata ⚖️ 🎭

(Introduzione ad a.p.). Esiste un’Italia che aspetta anni per un credito, un contratto o una tutela familiare, e un’altra che discute di gerarchie e carriere. Ma spostare i pesi del potere risolve davvero i problemi di chi aspetta una sentenza? Analizziamo la distanza tra l'agenda politica e i bisogni reali. (a.p.) ▪️ L’urgenza della Giustizia civile Mentre il dibattito pubblico si concentra quasi ossessivamente sulla separazione delle carriere e sui rischi di controllo della magistratura da parte della politica, si rischia di perdere di vista una realtà: questa riforma appare lontano dalle urgenze che gravano sulla vita quotidiana dei cittadini. Esiste un divario profondo tra l’attenzione della politica per il settore Penale — luogo in cui si esercita il potere punitivo, rivelando l’interesse della politica a controllarlo — e le necessità del settore Civile, dov’è la vita dei cittadini e si gioca la tenuta del tessuto sociale ed economico. I dati della realtà • Il peso del quoti...

Alda Merini e "La Fuga": il diritto all'errore e l'attesa del Dio dell'amore 💖

(Introduzione a Alda Merini – commento di Mariagrazia Passamano). Alda Merini, con la sua voce nuda e potente, ci conduce in uno dei territori più impervi e affascinanti dell'esistenza: il confine tra la caduta e la grazia. Nella poesia "La Fuga", la poetessa non cerca la perfezione né la redenzione immediata; al contrario, rivendica il suo diritto a essere "umana", a restare immersa nelle proprie notti e nei propri errori. È un grido di libertà rivolto a un Dio che non giudica, ma attende. In questo spazio di fragilità estrema, il commento di Mariagrazia Passamano ci aiuta a decifrare quel "negoziato d'amore" che la Merini instaura con l'Eterno, tra la polvere dei Navigli e la luce dell'assoluto. (Alda Merini) ▪️ LA FUGA Lasciami alle mie notti ed ai miei benefici di peccato, lasciami nell’errore se decantarmi è compito di Dio. So che mi assolverai dalle mie pene ma ora lasciami umana col cuore roso dalla mia paura, quando sarò bassoriliev...

La coscienza del NO. La politica ha davvero troppo poco potere? 🏺

(Introduzione ad a.p.) Esistono domande che hanno la forza di squarciare il velo della propaganda, riportando al centro il destino fragile della democrazia. Quando la giustizia rischia di trasformarsi in uno strumento di chi governa, il pensiero critico si fa scudo a difesa del cittadino. In questo solco, la "Coscienza del NO" si manifesta come esercizio di verità e rigore istituzionale, attraverso l’analisi lucida e lo sguardo fermo di Gustavo Zagrebelsky. Gustavo Zagrebelsky: «A chi serve una riforma della giustizia che, per ammissione dei suoi stessi promotori, non punta all’efficienza dei tribunali ma al riequilibrio dei pesi istituzionali?» (a.p.)  ▪️ Il paradosso del potere È questa la domanda, quasi provocatoria, da cui bisogna partire per scrostare la retorica che accompagna la riscrittura delle regole giudiziarie. Chi la promuove vuole convincerci di un paradosso: viviamo in un Paese dove la politica sarebbe paralizzata e la magistratura onnipotente. Ma la realtà è l...

Nero di seppia: macchie indelebili e risotti che sanno di vita 🐙

(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono sapori che portano con sé una promessa di piacere e, allo stesso tempo, un rischio imprevisto. Il nero di seppia è così: avvolgente, prelibato, ma capace di lasciare segni che non vanno più via, proprio come certi passaggi della nostra esistenza. In questo racconto, Marina Zinzani ci conduce attraverso i pensieri di un medico alle prese con la noia di un convegno e l'imbarazzo di una macchia sulla camicia. Ma quella chiazza scura sul bianco diventa presto lo specchio di un'anima segnata da una separazione dolorosa, finché un incontro fortuito non apre uno spiraglio di luce e solidarietà. Una narrazione delicata sulla fragilità umana e sulla bellezza dei nuovi inizi. (Marina Zinzani) ▪️ La fatica del dovere e il rito degli ECM Ci sono delle cose nella vita che si fanno con fatica. Si vorrebbe fare altro: precisamente non essere lì. Si vorrebbe varcare una porta, respirare aria fresca e sentirsi liberi. Una di queste cose, quelle cose che ...

Dibattito sulla giustizia: un casting? 📽️

(Introduzione ad a.p.). Il diritto si trasforma in un esercizio di stile? Tra visi perfettamente illuminati e richiami a manovre di palazzo, la sostanza della giustizia sembra scivolare in secondo piano. Una riflessione su quel narcisismo comunicativo che oggi confonde l'autorevolezza con l'inquadratura, smarrendo l'interesse della collettività. (a.p.) ▪️ Una cronaca, tra estetica e correntismo Scorriamo le bacheche social, osserviamo i salotti televisivi, guardiamo i video-editoriali: troviamo visi perfettamente illuminati che ci parlano di codici e riforme. Ma dietro quel volto, dov'è finita l'idea? Non si discute più del merito, ma si mette in scena una performance. Si osserva un'esposizione che punta tutto sulla personalizzazione del messaggio: c’è chi lega la propria opinione a un’estetica curata, trasformando il ragionamento giuridico in una narrazione visiva costante, dove il volto diventa il logo dell'idea. Dall'altra parte, lo spazio pubblico vi...

L’armadio vuoto: fare spazio al futuro 🚪

(Introduzione a Daniela Barone). Svuotare un armadio non è mai solo una questione di spazio. È un viaggio a ritroso tra le pieghe della vita, dove ogni abito scartato racconta chi eravamo e ogni spazio vuoto accoglie chi siamo diventati oggi. Tra tessuti logori e ricordi ritrovati, ecco cosa ho imparato mettendo ordine nel mio passato. (Daniela Barone) ▪️ Congedi necessari Non so se lo sgombero di ieri del mio armadio abbia a che fare con il senso di vuoto che talvolta mi ha colto o semplicemente coincida con la voglia di sbarazzarmi di un passato pesante, di una me che non corrisponde più a quella che sono diventata.    Per anni, nel cambio di stagione ho continuato a spostare gli abiti dalle ante più alte a quelle più basse senza avere il coraggio di sbarazzarmi dei vestiti non indossati da tempo immemorabile, come il tubino nero diventato troppo stretto o i tanti coprispalle oramai fuori moda. E che dire della giacca lucida dai bottoni argentati indossata il giorno del mio ...