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Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...
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La danza dei padroni e l'illusione del bene 💃

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Questi versi nella loro essenzialità fotografano l'immobilismo della storia dietro la frenesia del cambiamento. L’autrice ci interroga sul senso del nostro procedere: un cammino che sembra percorrere sentieri già battuti, dove le "nuove sfide" non sono che vestiti moderni per antiche forme di schiavitù. È un invito a svegliarsi dal sonno del "finto bene". (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Ci proviamo di nuovo ogni volta  in uno scenario diverso ma consecutivo  che senso avrebbe altrimenti  percorrere il sentiero  per sé stesso? eppure è questo che succede  millenni di rappresentazioni apparentemente diverse  dove il finto bene  tiene occupati i buoni ed i padroni costruiscono nuove sfide  per i vecchi schiavi.

La giustizia perfetta? Un sogno o un rischio per i diritti dei cittadini? ⚖️

(a.p.) ▪️La riforma Nordio soggetta al referendum promette un sistema più efficiente e trasparente. Ma alcuni dei suoi meccanismi rischiano di produrre effetti opposti a quelli desiderati, con conseguenze concrete per i cittadini.  I punti critici 1. Il sorteggio del CSM:  Un sistema basato sulla casualità può garantire competenza e rappresentatività? O rischia di trasformare una selezione basata sul merito in una lotteria? Senza una valutazione delle capacità, il rischio è che a decidere siano la fortuna o, peggio, logiche di potere non trasparenti. 2. La duplicazione del CSM:  Due organi invece di uno potrebbero migliorare i controlli, ma anche creare sovrapposizioni, inefficienze e conflitti di competenza. La domanda è: ne vale davvero la pena, se il risultato è un sistema più lento e meno coerente? 3. L’Alta Corte Disciplinare:  Un meccanismo per garantire la responsabilità dei magistrati è necessario, ma se diventa uno strumento di controllo politico, il r...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Il pettegolezzo come arma, se il privato si fa spettacolo 🖥️

(Introduzione ad a.p.). La privacy, un tempo confine invalicabile, oggi appare come uno specchio frantumato. Nell'era digitale, il sottile velo tra pubblico e privato si dissolve a ogni click, trasformando le nostre vite in un palcoscenico permanente. Ma a quale prezzo? (a.p.) ▪️ ► Il confine sfumato del privato La privacy oggi non è più solo una questione di dati o di "vicine pettegole". È diventata la linea di confine tra la vita vissuta e il banchetto mediatico. Un tempo il segreto moriva nei vicoli di un paese; oggi, un messaggio privato inoltrato o un video rubato possono distruggere una famiglia in pochi minuti, trasformando l'intimità in una "pietanza succulenta" per l'audience globale. ► La cronaca diventa spettacolo e condanna Pensiamo a casi recenti che hanno scosso l'opinione pubblica, dove la riservatezza è stata violata in nome della "notizia" o della curiosità morbosa: • Il Revenge Porn e la gogna social:  Video o immagini p...

La coscienza del NO: l’aula di giustizia come luogo dell’imparzialità 🏺

(Introduzione ad a.p.). La difesa dello Stato di Diritto si nutre della realtà vissuta nelle aule di tribunale. Quando la politica propone di scindere l'unità della magistratura partendo dal sospetto che il giudice non sia libero, la risposta più ferma arriva da chi quelle aule le ha abitate per decenni con la toga sulle spalle. Le parole dell’avvocato Franco Coppi rappresentano un richiamo alla verità dei fatti: l’equilibrio tra accusa e giudizio non è un ostacolo all'efficienza, ma il cuore stesso della giustizia equa. (a.p.) ▪️ «Ho avuto tante delusioni ma, entrando in aula, non ho mai avuto il sospetto che il giudice avrebbe dato ragione a tutti i costi al PM. [...] Quello che mi meraviglia sulla cd. separazione è che si parta dal presupposto che i magistrati debbano essere tutti intellettualmente disonesti a priori». (Franco Coppi) Dall'esperienza dell'aula alla "truffa delle etichette" Il pericolo della riforma Nordio non risiede solo nel cambiamento org...

Virginia Giuffre: la verità che scuote i potenti 👱‍♀️

(Introduzione a Marina Zinzani). La vicenda Epstein non smette di scuotere le coscienze, rivelandosi come una discesa senza fine negli inferi della prevaricazione. Oggi, mentre l’impensabile arresto del principe Andrea riscrive i confini tra privilegio e giustizia, lo sguardo torna a lei: Virginia Giuffre. Una riflessione sul coraggio di una "piccola donna" che ha saputo inceppare un meccanismo mostruoso. (Marina Zinzani) ▪️ ✤ La discesa negli inferi della "via degli orrori" In questi giorni viene da pensare a Virginia Giuffre, sulla scia degli ultimi avvenimenti. La pubblicazione dei files di Jeffrey Epstein è un punto di arrivo, seppur non definitivo, perché tutta la vicenda Epstein è qualcosa in cui si scava, si scava e si trova altro. Una via degli orrori, una discesa negli inferi. L’arresto dell’ex principe Andrea appare cosa impensabile, sconcertante, inimmaginabile fino a ieri. ✤ Il coraggio di non aver paura Quando si guarda una foto di Virginia Giuffre, dob...

Il 'metodo Nordio' sulla giustizia: riforma o intimidazione? ⚠️

(a.p.). Nel lessico istituzionale, le parole pesano. Quando il ministro della Giustizia dichiara al Corriere della Sera (16 febbraio 2026) di avere una scorta di frasi "anche peggiori" da usare quotidianamente, non sta partecipando a un dibattito: sta inaugurando un nuovo modello di esercizio del potere. ➤ La gogna come strumento di governo Il passaggio testuale: «Ogni giorno ne tirerò fuori una. Possiamo andare avanti fino al referendum. [...] Ritorcendogli contro le dichiarazioni fatte in passato dagli stessi magistrati che ora avversano la riforma.»   Cosa significa per noi: Questo non è un confronto democratico, ma una strategia di rappresaglia mediatica. L’idea che il ministero della Giustizia si trasformi in un centro di "raccolta dossier" sulle opinioni passate dei magistrati per zittire le critiche presenti è il segnale di una democrazia in affanno. Se un ministro può usare la sua visibilità per "ritorcere" le parole contro chi dissente, la libertà...

Le creuze della mamma: tra i vicoli di Genova, il ricordo di un amore fragile 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿

(Introduzione a Daniela Barone). Un viaggio intimo tra i mattoncini rossi delle creuze liguri, dove il ricordo di un’infanzia vivace si intreccia con l’ombra di un legame materno fragile. L’autrice ci regala un racconto delicato sul bisogno di approvazione e sulla riscoperta di sé. (Daniela Barone) ▪️ Passi veloci tra i mattoncini rossi Non capitava spesso che io e la mamma uscissimo insieme a passeggiare. Le poche volte che accadeva era per andare a messa la domenica nella chiesa dei frati di San Barnaba oppure per portarmi a scuola, l’Istituto del Sacro Cuore.  Succedeva talvolta che io perdessi il pulmino, allora era lei ad accompagnarmi. Percorrevamo mano nella mano la lunga creuza, il viottolo di campagna lastricato con mattoncini rettangolari, fra cespugli di ‘canigea’, l’erba dalle foglie appiccicose che amavo tanto attaccarmi agli abiti. La mamma camminava velocemente e pareva non accorgersi che io faticavo a starle al passo. Lungi da me lamentarmene: ero felice di essere f...

Addio a Domenico, un cuore che interroga tutti 🚼️

(Introduzione ad a.p.). Il dolore per la scomparsa del piccolo Domenico non è solo un lutto privato, ma il riflesso di un’ingiustizia che colpisce al cuore l'intera comunità. Una vicenda in cui la fragilità dell'infanzia si è scontrata con l'inaccettabile malfunzionamento di un sistema che, nonostante le eccellenze che vanta nella sanità pubblica, in questo caso si è fatto assenza. (a.p.) ▪️ Un naufragio collettivo nelle periferie della cura C’è un’immagine che ferma il tempo in questa via degli orrori: un video, girato solo poche settimane fa, che mostra Domenico giocare con sua madre. In quegli occhi si legge la felicità inconsapevole che è il dono dell’infanzia, un ruscello di vita che cerca ostinatamente di farsi fiume nonostante una grave patologia cardiaca. La fragilità tradita dagli ingranaggi del sistema In questa storia, l'unicità di un bambino di soli due anni e tre mesi è stata travolta da un naufragio collettivo. La sua esistenza, già resa fragile da un cuor...

Il giudice pauroso: perché la gogna di Nordio ricade sui cittadini 🛡️

(a.p.). Nel dibattito referendario si fa un gran parlare di "responsabilità" dei magistrati. Ma c'è una differenza tra un giudice responsabile davanti alla legge e un giudice intimidito dal potere politico. Le recenti dichiarazioni del ministro Nordio al Corriere della Sera (16 febbraio 2026) ci offrono uno scorcio inquietante sul futuro che attende la giustizia italiana. 💧 Marchio d'infamia: "metodo para-mafioso" Quando il ministro della Giustizia sceglie deliberatamente di accostare il termine "para-mafioso" al sistema di autogoverno della magistratura, non sta solo facendo una critica tecnica.  «Ne ho altre [di citazioni]. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una» , dichiara Nordio, promettendo una pioggia quotidiana fino al giorno del voto. 💧La sostanza delle cose Cosa accade alla serenità di giudizio di un magistrato quando il vertice politico lo addita pubblicamente con il linguaggio riservato alla criminalità organizzata? Si crea il...