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Falcone, Borsellino, Caponnetto: la lezione di fronte alle sfide del referendum sulla giustizia ⚖️

(Introduzione ad a.p.). In un momento storico in cui riforme ambigue minacciano di erodere il principio sacro della separazione dei poteri, rivolgere lo sguardo all’esempio di chi ha servito lo Stato nelle sue ore più oscure non è solo un omaggio, ma un atto di resistenza civile. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Antonino Caponnetto non erano semplicemente magistrati: erano uomini animati da una fiducia incrollabile nella Legge, intesa come l’unica risposta possibile al grido di una cittadinanza stanca di soprusi e ingiustizie. (a.p.) ▪️ 🕊️ Il sorriso solenne nella solitudine Quel loro atteggiamento — spesso immortalato in un sorriso consapevole e malinconico nelle foto d’epoca — non nasceva da un’ingenua visione del mondo. Al contrario, affondava le radici in una piena consapevolezza dei rischi, delle ostilità e delle contrarietà che li circondavano.  Sapevano che il nemico non era solo la mafia o il crimine organizzato, ma anche quel silenzio complice e quelle resistenze che ...
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L'ibernazione dell'anima e il calore di casa 🏠

(Introduzione a Anaïs Nin e Marina Zinzani). Anaïs Nin ci mette in guardia da una patologia silenziosa. È quella monotonia che scivola impercettibile tra le pareti di un ufficio, lungo i tragitti in auto, nei picnic domenicali. Un’assenza di piacere che assomiglia alla vita, ma che in realtà è un sonno profondo. L’autrice, citando Nin, ribalta parzialmente il senso di quelle parole, vedendo nella quotidianità un porto sicuro. (Anaïs Nin) ▪️ Il rischio della "morte innocua" «I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare; primo: inquietudine, secondo (quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte): assenza di piacere. Questo è tutto. Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte. Milioni di persone vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salva...

Giustizia: perché il sorteggio non è la soluzione 🎲

(Introduzione ad a.p.). In un tempo che reclama competenze, affidare la giustizia alla sorte non è una riforma, ma una fuga dalla responsabilità. È il tramonto del merito che cede il passo all'azzardo, mettendo a rischio l'equilibrio della nostra democrazia. (a.p.) ▪️ La rinuncia al merito e la deriva della sorte Presentare il sorteggio per il CSM come cura al "correntismo" è un inganno: non si corregge il sistema, lo si abdica alla lotteria. È paradossale che, mentre ogni professione esige preparazione, per il vertice della magistratura si scelga di sostituire il giudizio con il calcolo statistico. Estrarre a sorte significa dichiarare la propria incapacità di riconoscere il valore. La trappola della politica: minoranze compatte e togati dispersi Il sorteggio creerebbe uno squilibrio pericoloso. I magistrati estratti sarebbero individui isolati, una "maggioranza sparsa" senza visione comune. Al contrario, i membri laici eletti dal Parlamento resterebbero es...

I complici silenziosi di Epstein: l'ombra dell'omertà dietro il potere 𓆝 𓆟 𓆞 𓆝 𓆟

(Introduzione a Marina Zinzani). Il caso Jeffrey Epstein torna a scuotere l'opinione pubblica con la pubblicazione di nuovi file, sollevando un interrogativo che scava ben oltre il crimine singolo: com'è stato possibile che un predatore agisse indisturbato per decenni? L’autrice riflette sulla figura dei "complici silenziosi", analizzando quel confine sottile e terribile tra il "non sapere" dichiarato e il tacere opportunista di chi aveva i mezzi per fermare l'orrore e ha scelto di voltarsi altrove. (Marina Zinzani) ▪️ 💠 L'isola che non c'era: il paradosso del non sapere Oggi, sulla scia della pubblicazione dei files di Jeffrey Epstein, si allarga il cerchio di chi era suo amico, di chi veniva ospitato nelle sue residenze, di chi sapeva ed ha taciuto. La cosa quasi buffa, se non fosse tragica, è che nessuna delle persone coinvolte sapesse cosa stesse accadendo. Così dicono queste persone, sostenendo che non si fossero accorte del traffico di sch...

Leopardi e L'infinito: l'eterna inquietudine tra siepe e orizzonte ✨

(Introduzione ad a.p.). “L’Infinito” di Giacomo Leopardi è più di una poesia: è una bussola eterna per l'animo umano. Questi versi hanno la magia di raccontare l’inquietudine perenne dell’uomo, sospeso tra il bisogno di un’infinità che si desidera e la consapevolezza dei propri ineludibili limiti. La sua straordinaria longevità testimonia il potere della Poesia di interrogare il nostro mistero esistenziale. (a.p.) ▪️ 📚 La magia che supera il tempo Quest’opera è legata ai ricordi della giovinezza, agli studi che, pur iniziando con faticosi esercizi di memoria, sono divenuti un segno indelebile. Nella maturità, questi versi sono risuonati nella mente, capaci di lasciare una traccia profonda. Molte altre opere, pur lasciando gioia o smarrimento, non riescono a oscurare la magia dell’Infinito. Per molti, si è creato un misterioso intreccio tra la poesia – così carica di luce e ambiguità – e le vicende personali, creando suggestioni e spunti di riflessione in ogni stagione della vit...

Il mondo in equilibrio su una matita ✏️

(a.p.) ▪️ 🔸 Un gesto essenziale Un tratto lieve, quasi impercettibile, compie un gesto essenziale: la gravità del nostro universo personale, fatto di storie, conflitti e speranze, si affida alla punta di una matita. Una linea sottile eppure carica di tensione, quella evocata dalla leggerezza di Tullio Pericoli. 🔸 Non è solo grafite su carta È il momento in cui il futuro smette di essere un’idea astratta e diventa responsabilità individuale. La matita traccia un segno, un richiamo al dovere di scegliere. Quel tratto minimo ci ricorda che il domani nasce da una pressione sottile sulla carta. 🔸 Il tratto diventa futuro In quel segno fragile siamo noi a decidere la direzione del nostro orizzonte, tra indifferenza e consapevolezza.

"Quiero buscar una flor": la vita attraverso il profumo dei fiori 🌷

(Introduzione a Daniela Barone). Gli oggetti non sono solo decorazioni. Possono essere custodi del tempo. Per l'autrice, i fiori sono bussole emotive: dal giallo brillante delle ginestre dell'infanzia al rosso intenso delle rose di un amore impossibile, ogni petalo racconta una stagione dell’anima. Un percorso che parte da un mazzo di tulipani gialli per arrivare a una frase in spagnolo, dove il fiore si fa donna e la bellezza diventa rifugio. (Daniela Barone) ▪️ ❧ Tulipani e ginestre: dove tutto ha inizio Oggi ho comprato un mazzo di tulipani gialli, i miei fiori preferiti. Non ho saputo resistere. Erano così belli, con le corolle pudicamente chiuse.  «Sono il simbolo dell’amore perfetto», mi ha detto la fiorista mentre li avvolgeva nel cellophane. Sarà. Per me rappresentano la gioia pura, la vitalità. A casa li ho subito sistemati in un bel vaso sul tavolinetto rotondo accanto al sofà, giallo anch’esso. Poi li ho fotografati e ho postato l’istantanea sul mio stato di Whatsap...

Fuorisede: se il futuro è precario, il voto non può essere un lusso 🗳️

(Introduzione ad a.p.). C'è un'Italia che vive con la valigia in mano per necessità, non per scelta. È l'Italia degli studentati dai costi proibitivi e dei contratti a termine che scadono prima di poter sognare una casa. Questa Italia ha un volto giovane, ma rischia di non avere voce: il rinvio delle norme sul voto a distanza è, nei fatti, uno sbarramento invisibile per milioni di persone. (a.p.) ▪️ L'architettura del silenzio Mentre i palazzi del potere corrono per riscrivere le regole della Magistratura, la macchina della partecipazione si inceppa. La precarietà non è solo economica, è democratica: rendere il voto un'odissea costosa tra treni e burocrazia significa restringere il perimetro della sovranità. Si scelgono le regole del gioco (la riforma della Giustizia) proprio mentre si complica l'accesso al campo di chi quel gioco lo subisce più di tutti. La precarietà come metodo L'ostacolo al voto dei fuorisede è lo stesso muro che i giovani urtano ogni gi...

Sanremo e la guerra, il salto brusco tra leggerezza e dramma 🖥️

(Introduzione ad a.p.) E' possibile gioire mentre il mondo brucia? Viviamo sospesi tra una canzonetta e un conflitto sanguinoso, in un'oscillazione continua che spesso ci fa sentire in colpa. Questa alternanza fragile tra il grave e il lieve è il modo di restare lucidi e umani? (a.p.) ▪️ Il salto interiore Viviamo in un mondo dove le emozioni si intrecciano, creando una sinfonia di contrasti: un applauso per un brano di Sanremo può risuonare nello stesso momento in cui le notizie tragiche dall’Iran o dai fronti di guerra ci colpiscono con la loro durezza. Questo salto emotivo ci lascia spesso disorientati, generando una frattura interiore che la psicologia definisce dissonanza cognitiva. In questi momenti, siamo tentati di sentirci in colpa, domandandoci se sia giusto provare gioia mentre altrove regna il dolore. Il bisogno di oscillare: una necessità umana Concedersi una risata o un momento di leggerezza non è un atto di indifferenza. È una risposta naturale e necessaria per p...

Un distacco, dal finestrino dell'ultimo vagone 🚃

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Le partenze non sembrano tali finché lo sguardo non si posa sul paesaggio che arretra. Il finestrino di un treno diventa la lente attraverso cui osservare non solo una stazione che svanisce, ma il peso specifico che i ricordi assumono solo quando il tempo ha depositato il suo velo. Un componimento sulla casualità degli istanti che, a posteriori, scopriamo essere stati decisivi. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Dal finestrino dell’ultimo vagone la stazione si allontana in maniera diversa questa volta quasi fosse l’ultima eppure nessun sentore di partenza immagini che solo col tempo assumono importanza era un mattino anticipato solo di qualche giorno finito lì per caso.

‘Il somarello’: quando la scuola impara ad ascoltare 🫏

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando un insegnante decide di ignorare il rigore della Presidenza per ascoltare il cuore della classe? Tra i viottoli di Genova e i banchi di una prima media degli anni '60, nasce "Il Somarello": un giornalino di classe che trasformò i "somari" in protagonisti e una ragazzina timida in una giovane poetessa. (Daniela Barone) ▪️ Tra girini e viottoli di campagna Andare alla scuola media Assarotti era piacevole per me. Per raggiungerla percorrevo una stradina di campagna, costeggiata da orti e serre, che mi conduceva all’istituto in una ventina di minuti. Davvero non so perché noi ragazzini chiamassimo il lungo viottolo spasuia , in genovese scopa.  Si trattava, per la verità di una viuzza tortuosa piuttosto mal tenuta, piena di erbacce ai lati, dove molte persone portavano i cani a fare i bisogni. Facevamo quindi una specie di gincana per evitare le lordure e i rovi che infestavano i tratti più stretti.  In fondo si v...