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Fotografare: un ritratto di vita e la postura di chi guarda 📸

(a.p.) ▪️L’immagine, nei media e nel privato, coglie l’attimo e vorrebbe conservarlo nel tempo per trasmetterne il senso. Molti i contenuti e gli scopi: avvenimenti storici e di costume, episodi di vita quotidiana e mutamenti sociali, semplici suggestioni visive o ricordi personali. La fotografia si configura come uno specchio di vita, catturando l'esistenza e rivelando, in ogni scatto, la postura e l'angolazione unica dell'uomo. Ma è un’illusione il proposito di rivedere con gli stessi occhi la realtà mutevole che un tempo abbiamo osservato, siamo noi a cambiare spesso il punto di vista. E a rimanere sorpresi, guardando le foto di un tempo. ⏳ L'illusione di conservare la traccia Un microcosmo in cui sfumano i confini tra finzione e realtà. Eppure, la fotografia è una buona amica che accompagna alcuni momenti della vita e trasmette l’illusione di conservarne una traccia indelebile. «La nostra memoria, quando i ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa» , si augura...
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Smettete di correre, così la vita torna frizzante ✨

(Introduzione a Cristina Podestà). Un tempo il mondo si è fermato, costringendo l’umanità a un "ritrovo forzato" tra le mura domestiche. In questo apologo, sospeso tra realtà e metafora, l’autrice dipinge la metamorfosi di un’umanità che, uscita dal vortice della produzione, riscopre il volto dei propri cari e la saggezza del limite. Una lettura che oggi ci interroga su quanto di quella "aria frizzante" siamo riusciti a trattenere nei nostri polmoni. (Cristina Podestà). Il ritrovo forzato Un giorno gli uomini si ammalarono. Dopo alcuni momenti nei quali tentavano di condurre la solita vita, si accorsero che non era più possibile e si fermarono. Come si farà, cosa succederà? Facce tristi appese alle finestre, croci e bare a riempire cimiteri, pianti, strazio, dolore per questo grande male che aveva colpito l’umanità intera. Riconoscersi tra le mura di casa Le case tornarono a popolarsi di gente, talora sconosciuta perché prima era stata presa nel vortice della corsa ...

Il treno all’alba: Vincenza e il sogno proibito di un altro destino 🚉 📚

(Introduzione a Vespina Fortuna). Alcuni destini sembrano scritti sulla pelle prima ancora di nascere, eredità pesanti come catene che passano di madre in figlia tra i profumi di zagara e il silenzio di case senza porte. In questo crudo spaccato tratto da "Donne maledette", l’autrice ci racconta di Vincenza: una bambina "secca e lungagnona" che commette l'errore più imperdonabile in un mondo di rassegnazione: sognare una vita diversa. Una storia di resistenza silenziosa, colletti bianchi e un treno all'alba che diventa l'ultimo, disperato confine tra il fango e la libertà. (Vespina Fortuna).  Un’eredità di profumi e peccato Vincenza già conosceva il suo destino, sino dal giorno in cui era nata. La madre e le sorelle trascorrevano la vita a compiacere gli uomini del paese. Era cresciuta tra essenze di violetta e profumi di rosa canina in una casa un poco fuori dal paese, tra vigneti e agrumeti abbandonati. Il profumo delle zagare indicava la strada ai fru...

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Gola di luci: il volto dell'amato tra le costellazioni ⭐

(Introduzione a Giorgia Deidda). Esiste un istante, tra l'ultimo quarto di luna e il primo chiarore dell'alba, in cui il mondo sembra guarire. In questa lirica, l’autrice ci conduce lungo un sentiero di pini bagnati, dove il profumo della pioggia e il "ticchettio delle stelle" diventano la culla per un pensiero d'amore. È un invito a farsi piccoli davanti alla vastità, per scoprire che solo nel silenzio dell’ascolto possiamo finalmente diventare "tutt'uno" con l'universo. (Giorgia Deidda).  Il sentiero della pioggia Era l’ultimo quarto di luna. Uscii nel bosco ed attraversai il sentiero di pini sentendomi toccare dalle gocce di pioggia che cadevano dagli alberi anneriti, e la terra bagnata la sentivo tutta tra la fragranza del diluvio e la freschezza dell’aria risanata. Un ricamo di stelle Mi sedetti sull’erba a rimirare le stelle; Venere formava una gola di luci con l’altre costellazioni d’intorno, e io mi beavo nel cercare di uniformare quei pu...

Decreto Sicurezza 2026: tra illusioni propagandistiche e rischi reali per la democrazia 🫆 🪪 🔒

(a.p.). Il Decreto Sicurezza (DL n. 23/2026) si presenta come soluzione al disagio sociale, una risposta decisa a un Paese che chiede ordine. Eppure, dietro la facciata della determinazione, emerge un provvedimento fortemente ideologico, più attento a soddisfare l’urgenza comunicativa che a risolvere i problemi reali. Le osservazioni del Consiglio Superiore della Magistratura, tecniche e preoccupate, sono state ignorate dal Governo, che ha scelto di procedere senza mediazioni (l’approvazione deve avvenire entro il 25 aprile, pena la decadenza), sollevando dubbi sull’efficacia delle misure e sulla stessa legittimità costituzionale. Simboli al posto delle soluzioni: una sicurezza di facciata Il decreto non affronta le radici complesse dell’insicurezza, ma si concentra su temi circoscritti, trasformandoli in simboli di una battaglia politica più che in strumenti di reale cambiamento. L’attenzione del Governo sembra polarizzata su tre aspetti: • Violenza giovanile e minorile:  invece...

Aspettare di vivere: il Big Bang dell'anima 🕰️

(Introduzione a Giorgia Deidda). Cosa siamo prima di diventare polvere e respiro? L’autrice ci conduce nel cuore pulsante del mistero pre-natale, dove il "grumo di sangue" dialoga con l'infinito. La nascita emerge non come un approdo sereno, ma come una "luce bestiale" che interrompe la quiete assoluta, costringendo l'anima a misurarsi con il fango della terra e l'anelito verso il cobalto del cielo. Una lirica potente, che vibra tra astri, radici e il desiderio prepotente di esistere. (Giorgia Deidda).  Non sai cos’ero io prima di nascere, grumo di sangue imperpetuo che respirava l’infinito e poteva l’infinito perché infinita potenza di grammi di nero. E poi la luce bestiale che ha accecato l’infinita tranquillità, l’assurdo silenzio spazzato via come big bang e l’esplosione che ha soffiato nel mio petto sgualcito Io che mi contorcevo - non sapevo nemmeno cosa volesse dire respirare a stento - quando amori impossibili nascono tra le tue labbra  e aspetti...

Una vecchia storia d’amore. Dalla passione al disincanto: ritratto di una donna che ha saputo rinascere 📘

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta di un amore che ha agito come uno tsunami, travolgendo un matrimonio lungo diciotto anni e trasformando l'identità di una donna? In questo racconto, l’autrice ci conduce tra i corridoi di una scuola professionale, dove l'incontro con un collega "pigmalione" diventa la scintilla per una metamorfosi fisica e interiore. Non è solo la cronaca di un'infatuazione, ma un'analisi del ricordo, del disincanto e di quella "linfa vitale dell'anima" che solo i sogni sanno preservare dal tempo che logora i volti e le passioni. (Daniela Barone). La metamorfosi: tra gessetti e desideri Conobbi B. nella scuola professionale in cui ero finalmente diventata insegnante di ruolo. All’epoca avevo i seni gonfi di latte perché allattavo ancora il mio terzogenito; alla fine della mattinata tornavo a casa trafelata perché i dischetti assorbilatte erano così intrisi da macchiarmi gli abiti. Portavo addosso ancora i molti chili in...

La scintilla del ritorno ✨

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Basta a volte un'immagine, un dettaglio dimenticato in un cassetto, per innescare una rivoluzione interiore. In questi versi, l’autrice cattura il momento esatto in cui la consapevolezza squarcia il velo dell'abitudine: una "scintilla" che brucia i condizionamenti e restituisce a ciascuno la propria direzione, il proprio autentico cammino. (Maria Cristina Capitoni). Poi prevalse quel qualcosa sul ricordo nonostante i condizionamenti non tutto era andato storto la scintilla fu una foto e quello sguardo perso quindi ognuno riprese il proprio verso.

Trump contro Papa Leone: la verità del sacro contro lo spettacolo del potere ☧♛

(a.p.). Qual è lo spazio vitale capace di nominare la realtà quando il mondo sembra scivolare nell’irrazionale? Abbiamo perso la forza di dare un nome alla "blasfemia della guerra" e alla "brutalità del business", come ha fatto Papa Leone davanti al delirio di Donald Trump? La patologia del comando e il primato della pietas Un potere che si auto-ritrae nei panni di un Gesù guaritore, mentre deumanizza i bambini sotto le bombe, smette di essere un interlocutore politico: non c'è dialogo possibile, né replica dovuta a chi incarna una patologia dell’essere e del comando. All'onnipotenza di un comandante in capo che alterna il campo da golf all'annuncio di uno sterminio, bisogna opporre una sfida epistemica: la riaffermazione che la violenza non avrà l’ultima parola e che la pietas verso gli innocenti resta l’unico, vero cardine della civiltà. Quando la propaganda diventa spettacolo della morte Quando il linguaggio del diritto e della diplomazia viene svuota...