Cristina Podestà. La sera d’estate sorrideva ai ragazzi che facevano festa sulla spiaggia. I capelli bagnati, gli abiti naif, una freschezza sui volti ancora ingenui, proiettati sul domani, la paura di sedersi accanto, le farfalle nello stomaco, il respiro che mancava a tratti. Risate senza motivo, abbagliati da una vita che li stava facendo salire sempre più in alto, amicizie e amori unici e invincibili. Gabriele era troppo timido. I suoi piedi sapevano dove andare, ma lui li dirottava lontano. Alcuni suoni fragili gli rimbombavano in testa e non si sentiva a suo agio. Gli amici avevano insistito per portarlo fin là ma lui, dopo il suo odioso compito quotidiano di catalogare libri, non aveva alcun interesse per le uscite serali. Eppure era giovane ed era estate, ma sul suo volto un sorriso senza età, la noia di chi si sente spaiato, mai al posto giusto, una voce fuori dal coro. Si mise seduto in disparte sorseggiando un drink; guardava con occhio critico tutta quella congrega ...
(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni studenti lasciano un’impronta indelebile nella memoria di un insegnante, non solo per il loro profitto, ma per quell'innata scintilla che li fa risplendere tra i banchi. Roberta era una di loro: un’anima fiera, un’intelligenza brillante e una bellezza che sbocciava giorno dopo giorno. Questo racconto è il ritratto di una vita tragicamente interrotta nel suo fulgore più bello, e del legame invisibile, ma eterno, che continua a unire chi resta a chi è diventato luce nel cosmo. (Daniela Barone). I banchi del liceo e il sogno della Bocconi Roberta era stata mia alunna al liceo di Pavia per cinque anni. La ricordo in prima, con le fattezze ancora infantili dei suoi quattordici anni ma già faceva capolino in lei la straordinaria bellezza dell’adolescenza. Oltre a quella, madre natura l’aveva dotata di un’intelligenza brillante che la faceva distinguere in classe. Piuttosto altera o forse semplicemente riservata con gli insegnanti, era ammirata dai ...