(Introduzione a Lorenzo Mullon). Una dichiarazione che rivendica il valore dell'attesa e dell'instabilità. L’autore ci immerge in quella dimensione sospesa che precede l'evento, dove l'aria si fa elettrica e l'anima, rifiutando la quiete, sceglie di vibrare nell'incertezza del "non ancora". (Lorenzo Mullon). L'elettricità dell'attesa Lasciami inquieto voglio sobbalzare per un nonnulla sentirmi teso sovraeccitato voglio che l'aria sia piena di fruscii elettrica come in un temporale prima del temporale quando alla sera ti manca il respiro L’incanto sospeso Sei a letto e non riesci a dormire sembra di avere un veleno nel sangue e ancora non piove si vedono i lampi ma non arriva il rumore del tuono cosa farà? io voglio stare nel cosa farà
(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La riscoperta di sé stessi è un viaggio tortuoso, spesso segnato da smarrimenti e parentesi di oblio. L’autrice ci regala qui un frammento intenso, in cui il ritorno al proprio nome diventa l'atto finale di una riconciliazione con il tempo e con lo spirito. (Maria Cristina Capitoni). Il tempo perduto e l'incontro con sé stessi Quando ricordo il mio nome mi chiamo e mi vengo incontro ora il cielo è più vicino troppe volte ho scordato il cammino rubando tempo a quel che rimane dell’ultimo presente da realizzare.