Cristina Podestà. Un’estate insolita: afosa ma piena di vento, di grandine rossa di sabbia del deserto, di atleti bravissimi e di gente sciocca, che non rispetta le regole, che utilizza assurdi flash mob, che getta in pasto al Covid sé stessa e i propri cari. Un’estate diversa: quasi nessuno ne sente la magia, nemmeno i bambini. Non c’è la stretta al cuore di correre a perdifiato sulla sabbia di notte, non si può desiderare di incontrarsi tra amici ogni sera sui muretti; non si ha voglia di gelato e nemmeno di un bagno fresco, l’acqua è grigia, sporca, la spiaggia non attira. Non è un’estate calda, di un caldo buono, di una gioia intrinseca che fa diventare splendida qualunque cosa, un’estate divertente di feste, di cene al mare e di balli, di canti, di cuori che battono al buio coi fuochi d’artificio che impazzano nel cielo e cadono nel mare. No, questa estate non gira. Non ci si può illudere, non funziona. Bisogna attendere, avere ancora pazienza, aspettare nuovi svi...
(Introduzione ad a.p.). Un rientro dalle vacanze si trasforma in un momento di intima transizione. Attraverso gli occhi e i pensieri di Sofia, l’autore dipinge il mese di settembre come un confine sospeso: il delicato passaggio tra la spensieratezza estiva e il ritorno consapevole alla complessità della vita quotidiana e dell'impegno sociale. (a.p.). Settembre Sofia tornava dalla stazione con passo lento, la valigia che rimbalzava sulle irregolarità del marciapiede. La vacanza le aveva lasciato sulla pelle il calore del sole. Settembre le era sempre parso un confine: un momento sospeso in cui l’estate si ritira e l’autunno prepara nuovi inverni. Segni del cambiamento Mentre percorreva il viale alberato, osservava i primi segni del cambiamento: foglie che iniziavano a ingiallire, l’odore fresco dopo la pioggia del mattino. Ogni dettaglio accendeva un pensiero. Rifletteva su come il tempo non si fermi per nessuno, e su quanto fosse difficile restare lucidi quando il mondo sembra cor...