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Canto effimero, la brevità del silenzio e del tempo ⏳

(Introduzione ad a.p.). I versi a volte non cercano solennità ma preferiscono muoversi nel territorio dell'ombra, del non detto e del transitorio. Qui, una meditazione sulla brevità dell'esperienza e sulla ciclicità dell'esistenza. Attraverso immagini sospese, l'autore dà voce a quel senso di provvisorietà che accomuna i sentimenti umani. (a.p.). Tra mura antiche di tempo e di oblio, un soffio leggero, effimero pianto, eco sottile di un cuore mio. Sale dal silenzio, un flebile arcano, sfiora la luce, si disperde via. Non lascia traccia, gesto vano, nell'aria che fu melodia. Qui finisce, dove tutto iniziò.
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Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

19 luglio 1992, la strage di via d’Amelio vista dalla strada

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni – Commento a.p.). Ci sono date che non appartengono solo ai libri di storia, ma si attaccano alla pelle di chi le ha vissute in prima linea. Il 19 luglio è una di queste. Anche se la ricorrenza di quest'anno è appena trascorsa, le emozioni e le memorie che porta con sé non conoscono scadenza. Tra i tanti messaggi ricevuti in questi giorni, ce n’è uno che mi ha colpito. Me lo ha inviato una mia collaboratrice, all'epoca giovane poliziotta in servizio. Ha ripescato dalla memoria un "flash" indelebile di quella domenica del 1992 a Milano. Un racconto essenziale, senza fronzoli, che restituisce in modo impressionante il clima di quegli anni. (Maria Cristina Capitoni). La notizia corse in volante Questo pomeriggio del 19 luglio ero a Milano, in piazzale Dateo. Giubbotto e mitra, comandata di servizio 13/19 come “piantone” al magistrato del Tribunale dei minori, Livia Pomodoro. Improvvisamente arriva, quasi sgommando, la volante del m...

Caso Roggero, il miraggio della vendetta privata

(Introduzione ad a.p.). Il caso Roggero illustra un travisamento della legittima difesa, trasformata in vendetta privata.  Questo ha causato un “corto circuito” tra gli organi dello Stato, con pressioni del governo sul Quirinale per la grazia e critiche alla magistratura per una pena già minima. La politica, inseguendo atteggiamenti alla Vannacci, manipola il concetto di sicurezza, evidenziando la debolezza dello Stato nel garantire la certezza della pena e la legalità democratica. (a.p.). Vendetta travestita da legittima difesa Il caso Roggero, in cui il gioielliere di Grinzane Cavour ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, ferendone un terzo nel 2021, è un esempio lampante di travisamento della legittima difesa.  Tre gradi di giudizio, basati su prove video schiaccianti, hanno escluso la legittima difesa, che richiede una minaccia imminente e inevitabile.  Le azioni di Roggero si sono svolte quando il pericolo era cessato, trasformando lo sparo alle spalle dei fug...

Ponte Morandi, 43 vite nel vuoto: la ferita di Genova e i simboli del dolore

(Introduzione a Daniela Barone e a.p. Commento). Il 14 agosto è il giorno della vigilia di Ferragosto, dei viaggi verso il mare o della spensieratezza in famiglia. Da otto anni, per chiunque abbia Genova nel cuore o nelle proprie radici, quella data evoca un rumore sordo, un vuoto improvviso e una ferita lacerante che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza e del destino. In questo racconto, la cronaca si intreccia con la memoria personale: il contrasto doloroso tra la bellezza incontaminata di un viaggio in terra francese e l'eco di un disastro che, rimbalzando sugli schermi dei cellulari, ha congelato il tempo, spezzato 43 vite e ridisegnato il profilo di una città intera. (Daniela Barone). Una spensierata vigilia di Ferragosto Quel martedì del 14 agosto di otto anni fa mi trovavo con la mia amica Silvana a bordo di un pullman alla volta della Francia. Nella prima tappa di questo viaggio organizzato, visitammo Aix-en-Provence e le splendide gole dell’Ardèche. Rimanem...

Il dio dell’invidia, il sentimento che avvelena

(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa rimane delle divinità diverse da quelle dell’Olimpo? Ci troviamo di fronte al mondo altrettanto misterioso dell’animo umano. Dopo aver affrontato temi come la verità, le passioni, la guarigione, la speranza e la nostalgia, l’autrice si concentra oggi sul sentimento più pericoloso con “Il dio dell’invidia”. (Marina Zinzani) Il travestimento del dio Il dio dell’invidia si presenta sotto forma di donna, dai tratti delicati e dallo sguardo seducente. A volte però assume la forma di un uomo sempre placido e sorridente, conviviale. In realtà ha bisogno di questi camuffamenti per entrare nel mondo degli uomini e parlare sottovoce a loro, al loro orecchio.  Il sussurro che avvelena i pensieri Lui sussurra poche frasi, che sono i suoi cavalli di battaglia: “Ti sembra giusto che quella lì abbia più successo di te? Ti sembra giusto che tutto le sia dovuto? Non c’è solo lei a questo mondo, ci sono anche gli altri...” Ecco allora che l’essere umano comincia...

"Mia": la fragilità di una figlia, l'impotenza di un padre e la trappola dell'amore tossico

(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono storie che lasciano il segno ben oltre i titoli di coda, capaci di insinuarsi nei pensieri e di abitarli anche il giorno dopo. È il caso di “Mia”, pellicola del 2023 diretta da Ivano De Matteo e disponibile su RaiPlay. Il film abbandona ogni romanticismo per fotografare, con realismo a tratti disturbante, le trappole dell'amore tossico, la violenza del revenge porn e il senso di profonda impotenza che stringe i genitori di oggi. (Marina Zinzani). Il realismo crudo di una vita reale “Mia” è un film del 2023, che si può vedere su RaiPlay. Il regista Ivano De Matteo ha raccontato altre volte storie forti, senza romanticismi, disincantate, dure. Questa storia lo è particolarmente. Tanto da essere quasi disturbante per il suo realismo, e talmente potente da essere presente nei pensieri anche il giorno dopo. Perché la storia che il film racconta è una storia di vita reale. Una famiglia in cui regna l’armonia: il padre, che guida le ambulanze, la m...

La prima neve di primavera: la voce di una bambina dal grembo materno

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa prova una vita prima ancora di venire alla luce? In questo racconto, la voce narrante appartiene a una bambina che osserva il mondo esterno attraverso i filtri emotivi della madre. Dal miracolo del concepimento nella notte di San Giovanni a Genova, passando per la nube scura di un lutto improvviso, fino a una nascita avvolta da un evento atmosferico straordinario. Attesa, dolore e rinascita: il legame materno supera ogni tempesta. (Daniela Barone). Un inizio invisibile Ho dovuto viaggiare per otto giorni prima di arrivare dentro il tuo grembo, mamma. Sono così piccola che nessuno può vedermi e nemmeno tu sai della mia esistenza. La notte di San Giovanni, patrono di Genova, hai pregato papà di lasciarsi finalmente andare e così mi avete concepito. Immagino gli scoppi dei fuochi d’artificio e i meravigliosi colori che non sono in grado di percepire mentre mi accoccolo un po’ smarrita in te.  Non so quanto tempo sia passato ma ora mi sento tutta s...

La caccia al tesoro del cuore: parole che fanno ritrovare l’oro

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Alcune domande non cercano risposte logiche, ma aperture emotive. Un sentiero intimo ci fa scoprire un linguaggio spoglio del superfluo. Parole apparentemente "vuote" diventano indizi di una ricerca più profonda: una specie di caccia al tesoro dell'anima in cui la fiducia è l'unica chiave per trovare l'oro. (Maria Cristina Capitoni) Il filo conduttore del cuore È un’esigenza la risposta a tutte le domande manifestarsi per gioire annullando le altre possibilità se il filo conduttore parte e ritorna al cuore non ci si può smarrire e tutto assume un senso anche le parole quelle vuote descrivono un percorso una caccia al tesoro dove solo chi si fida trova l’oro.

La stella di Roberta: studentessa speciale nel ricordo della sua prof

(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni studenti lasciano un’impronta indelebile nella memoria di un insegnante, non solo per il loro profitto, ma per quell'innata scintilla che li fa risplendere tra i banchi. Roberta era una di loro: un’anima fiera, un’intelligenza brillante e una bellezza che sbocciava giorno dopo giorno. Questo racconto è il ritratto di una vita tragicamente interrotta nel suo fulgore più bello, e del legame invisibile, ma eterno, che continua a unire chi resta a chi è diventato luce nel cosmo. (Daniela Barone). I banchi del liceo e il sogno della Bocconi Roberta era stata mia alunna al liceo di Pavia per cinque anni. La ricordo in prima, con le fattezze ancora infantili dei suoi quattordici anni ma già faceva capolino in lei la straordinaria bellezza dell’adolescenza. Oltre a quella, madre natura l’aveva dotata di un’intelligenza brillante che la faceva distinguere in classe. Piuttosto altera o forse semplicemente riservata con gli insegnanti, era ammirata dai ...

"Avevo un tempo migliore e non lo sapevo": uno sguardo dentro di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono momenti nella vita in cui ci si muove per inerzia, convinti che la parte migliore del viaggio sia ormai alle spalle. È in quel silenzio, quando il passo si fa pesante e tutto sembra sul punto di concludersi, che un colpo di vento inaspettato – una spinta inutile solo in apparenza – ci scuote e ci restituisce alla realtà. Nei versi che seguono la perdita della consapevolezza temporale si trasforma, grazie a un'improvvisa rivelazione, in una certezza che non svanirà mai più.  (Maria Cristina Capitoni). Avevo il tempo migliore ma non lo sapevo perciò caddi in silenzio abbandonando il passo tenuto fino a quel momento solo una spinta inutile e improvvisa quando tutto sembrava finito mi svelò dov’ero fissando un concetto che non sarebbe più svanito.