(Introduzione a Giovanna Vannini – Commento a.p.). Un’invocazione attraversa il tempo, dai sensi allo spirito. L’autrice ci conduce in un viaggio che parte dal desiderio di essere "invasi" dall'altro per approdare a una saggezza superiore. È il ritratto di un amore che non teme la vecchiaia e che, anzi, vede nel reciproco sostegno la soglia per un "oltre" dove la separazione non ha più cittadinanza. (Giovanna Vannini). L'invocazione dei sensi e della memoria Stupiscimi ancora come l’inizio oramai già in memoria. Avvolgimi nelle spire della tua fragranza in abbraccio. Invadimi di versi sussurrati sul collo. Guardami unica alla tua vista che di me s’acceca. La saggezza del dono silenzioso Sorprendimi con le tue rughe di saggezza. Dammi ciò che in silenzio non chiedo. Traghettami nel futuro in rimanenza. Sorprendimi con le tue rughe di saggezza. L'approdo dove il tempo si ferma Quando stupirsi sarà soltanto la ma...
(Introduzione a Daniela Barone). Il 26 aprile 1986 è una data impressa nella memoria collettiva. L'autrice ci riporta a quella notte e ai giorni che seguirono, intrecciando la grande storia della catastrofe di Chernobyl con la piccola storia della sua quotidianità familiare. Dalla coincidenza del risveglio notturno del figlio all'annuncio shock del telegiornale, fino alla paura invisibile della nube tossica che ha cambiato le abitudini e i progetti di vita. Una testimonianza sulla vulnerabilità umana di fronte all'invisibile, che si chiude con una nota di speranza, ricordando l'abbraccio di solidarietà delle famiglie italiane che hanno accolto i “bambini di Chernobyl”. (Daniela Barone). Una coincidenza agghiacciante Nel cuore della notte del 26 aprile Francesco, il mio bambino di tre anni si era svegliato urlando. Sicuramente doveva aver fatto un brutto sogno. Ero subita accorsa nella sua cameretta per rassicurarlo con baci e carezze. Di lì a poco si era riaddormentato....