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Bambini innocenti: l'affetto incontrato per caso e la lezione di Alex oltre il pregiudizio 🍋

(Introduzione a Cristina Podestà). Un'avventura estiva tra i profumi della macchia mediterranea si trasforma in una lezione di vita. Attraverso la voce di Alex, il racconto ci interroga sul confine tra protezione e libertà, ma soprattutto ci ricorda come l'innocenza dei bambini sappia guardare oltre l'apparenza, abbattendo i muri del pregiudizio per riscoprire l'umanità universale. (Cristina Podestà). La libertà nel profumo dei limoni Il profumo dei limoni aveva segnato la vita di Alex fin dalla nascita. La limonaia dei nonni era immensa, quasi più grande dell’uliveto. La mamma non voleva che lui si spingesse da solo troppo lontano, mentre il padre la riprendeva per queste sue apprensioni ingiustificate. Esiste una linea che ogni genitore traccia, diversa per ogni persona ed è quella che separa la giusta dose di libertà da dare al figlio dal timore che corra pericoli.  L'incidente nel terreno incolto Alex quando era con i nonni correva sotto le piante di limoni, in ...
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Mio figlio trafficante: la doppia vita e il riscatto di uno studente modello

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa succede quando il ruolo pubblico di un genitore crolla sotto il peso della realtà privata? In questo memoir , un'insegnante referente per il progetto dipendenze si ritrova a fare i conti con l'arresto del figlio sedicenne. Attraverso una narrazione che scava nei silenzi, nei fallimenti educativi e nelle assenze, l'autrice ci conduce lungo il filo teso del rapporto con un figlio. Dalla vergogna in questura alla maturità della redenzione, una storia intensa sulla forza silenziosa del saper restare, anche quando tutto sembra crollare. (Daniela Barone). Una telefonata nella notte Tutto ebbe inizio una sera d’estate dopo mezzanotte. Mi ero addormentata da poco, sicura che il mio figlio sedicenne Giorgio non avrebbe tardato molto a rincasare. Il suono del cellulare mi destò: «Signora Balbi, chiamo dalla questura di Bergamo. Lei è la madre di Giorgio Valsecchi, vero?». Confermai che sì, ero proprio io. Cosa era successo? «Signora, dovrebbe rag...

Asfissia: la metafora del rifugio per l’anima inquieta

(Introduzione a Giorgia Deidda). Il paradosso della parola coincide con il respiro unico nell'immensità del cosmo. L'asfissia qui perde la sua connotazione clinica per farsi condizione esistenziale: il momento esatto in cui il linguaggio si arresta, congelando l'espressione, e costringe l'anima a ritirarsi dalla contingenza umana. Rinunciando al giudizio e alla parola, l'autrice non sceglie l'isolamento, ma un'adesione radicale all'universo. È un invito a fermarsi, nell'osservazione consapevole del tempo che fugge.  (Giorgia Deidda).  Si chiama asfissia completa quella in cui l’aria gela nella gola pinnacoli di rame, mentre si cerca la parola. Io esisto come sono, ed è sufficiente; sondo la profondità della terra e accetto le cose per il loro posto e la loro forma, senza giudizi di valore. Non è nella gente che io trovo rifugio quanto nell’universo intero, e sosto un momento sul mio cammino mentre guardo l’eterno fuggire. 

Vannacci vs Gruber: talk show allo specchio, tra scontro e strategia

(Introduzione ad a.p.). Il dibattito sollevato dal recente confronto a Otto e mezzo tra Lilli Gruber e il generale Roberto Vannacci offre lo spunto per una riflessione oltre le cifre della critica. L'evento è, in piccolo, una dimostrazione di cultura politica. Per comprendere l'efficacia di questi fenomeni, occorre analizzare l'equilibrio — fatto di luci e ombre — tra le due funzioni sul ring mediale: l'intervistatore e l'intervistato. (a.p.). La performance in un talk show non si misura sulla categoria di "chi ha ragione", ma sulla capacità di ciascun attore di raggiungere i propri obiettivi strategici parlando al proprio pubblico di riferimento. Si tratta di una partita in cui entrambe le parti dispongono di armi d'attacco e vincoli precisi. L'intervistato: la forza della saturazione e le sue ombre Dal lato dell'ospite (in questo caso, un leader orientato a consolidare un elettorato di destra identitaria), l'obiettivo è la proiezione di u...

La strage di Amendolara e il sistema del caporalato: contro le agromafie, una legalità del fare

(Introduzione ad a.p.). La strage di Amendolara del giugno 2026, in cui quattro giovani braccianti stranieri sono stati bruciati vivi per aver chiesto il proprio salario, svela la violenza mafiosa che governa il caporalato in Calabria.  La paura, l'isolamento linguistico e una "clandestinità funzionale" alimentano lo sfruttamento nell'economia agricola, controllata dalle ’ndrine. Due interventi concreti: una regolarizzazione trasparente della manodopera immigrata necessaria al sistema produttivo e l'applicazione rigorosa delle leggi di contrasto già esistenti attraverso controlli sistematici sul campo.  (a.p.) La brutalità del fatto e la reazione collettiva La mattina del primo giugno 2026, presso un'area di servizio sulla statale 106 ad Amendolara, in provincia di Cosenza, la barbarie ha squarciato il velo di ipocrisia che troppo spesso avvolge le campagne del nostro Mezzogiorno.  Quattro giovani braccianti agricoli – Amin, Ullah, Safi e Waseem, tre afghani e...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Il senno di poi: quando la mente si fa specchio dell'anima

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un filo sottile attraversa la memoria e il tempo. Con uno stile geometrico, l'autrice fotografa quell’istante in cui la mente, superati i propri confini ("scalata la mente"), trova finalmente la lucidità del senno di poi. Il contrasto finale tra la frammentazione terrena e l'armonia ideale si risolve in un'immagine potente: la divisione non è solo frattura, ma lo specchio necessario per riflettere l'assoluto. (Maria Cristina Capitoni) Sì d’accordo  ma la consapevolezza  viene dopo, quando tutto sarà presente, quando, scalata la mente, ricorderai la scelta. Un mondo diviso fa da specchio al paradiso.

Veleno per topi: il sacrificio disperato di una madre contro l'orco 👹

(Introduzione a Vespina Fortuna). In quest’altro capitolo delle “Donne maledette”, storie immaginarie di donne che hanno vissuto sulla loro pelle un orrore, l’autrice ci porta dentro le mura domestiche di un matrimonio forzato, trasformato in un calvario quotidiano di percosse e sottomissione.  Questa volta l'orrore non si consuma nel silenzio della rassegnazione, ma si trasforma in una lucida e spietata ribellione nel momento stesso in cui si accende la scintilla della maternità. Il corpo martoriato della protagonista diventa lo scudo per proteggere una nuova vita non ancora nata, spezzando con un gesto estremo la catena generazionale della violenza.  (Vespina Fortuna). La razione quotidiana Maleditemi pure, se volete, non m’importa! Ho dovuto fare ciò che ho fatto, l’ho dovuto fare, secondo coscienza. Era un uomo spregevole il mio. Mi picchiava prima di andare al lavoro, ogni mattina, perché diceva che almeno era sicuro che non sarei uscita a fare la smorfiosa con altri uomi...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...

Pensioni? Facciamo un bello spot. Il solco tra disagio sociale e politica 📺

(Introduzione a Marina Zinzani – Commento a.p.). Malattie, invalidità e vecchiaia rendono la vita un percorso a ostacoli, fatto di privazioni quotidiane e continui accertamenti. Di fronte a questo scenario, il testo che segue dà voce a due realtà distanti: da un lato il vissuto intimo e sofferto di chi vive con una pensione minima, dall'altro il cinismo calcolatore della politica. Una distanza incolmabile oggetto di riflessione nel commento finale. (Marina Zinzani).  Le voci del disagio: storie di ordinaria rinuncia «Vivo con la pensione di mia madre, e una pensione di invalidità. Ho una malattia che non guarisce, può solo peggiorare. L’Inps mi chiama per le visite, per vedere se sono guarito. No, non sono guarito. Sono peggiorato. La mia piccola pensione non è aumentata. Devo pagarmi delle medicine, oltretutto, e quelle c’entrano con la malattia ma per lo Stato non c’entrano. È una cosa un po’ complicata. Così ho anche questa spesa. Mi hanno amputato una gamba, un incidente, anni ...

Tre anni insieme in uno scatolone, quando finisce la magia dell'amore

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono canzoni che non vorremmo mai ascoltare in determinati momenti della nostra vita, perché capaci di trasformarsi nella colonna sonora di un fallimento. Nel racconto che segue, le note dei Los Galos accompagnano Santiago mentre riempie scatoloni alla rinfusa, pronto a lasciare quella che per tre anni è stata la sua casa. Una confessione che scava nelle radici delle incomprensioni di coppia: dalle differenze culturali e generazionali, fino all'incapacità di comunicare, tra silenzi punitivi e sfoghi di rabbia. Una storia sulla fine dell'amore, le ferite dell'infanzia che riaffiorano quando meno ce lo aspettiamo e la difficile accettazione di un game over emotivo. (Daniela Barone). Il peso di tre anni in uno scatolone Sono seduto sulla montagna di scatoloni che ho riempito alla rinfusa dei miei vestiti e di tutte le mie cose. Non è facile farci stare dentro tre anni di matrimonio. Mi serviranno altri borsoni, magari quelli del supermercat...