(Introduzione a Vespina Fortuna). Un nuovo capitolo della serie "Donne maledette", l'antologia di storie immaginarie dedicate a figure femminili che hanno attraversato l'inferno in terra. In questo spazio di narrazione e memoria, diamo forma a una raccolta di racconti (immaginari) di donne che hanno vissuto sulla loro pelle un orrore, magari diverso per natura, ma sempre lacerante, affrontato con una forza disperata alla ricerca di una via di uscita, forse impossibile da trovare. Qui l’autrice ci trascina dentro un tabù indicibile: il dramma dell'incesto domestico e la scelta disperata di un infanticidio vissuto come paradossale atto di salvezza. Il monologo, crudo e intimo, si consuma tra la paura delle fiamme eterne e un duro atto d'accusa verso il silenzio di Dio. (Vespina Fortuna). Il frutto del martirio Non ti ho mai lasciato, figlio mio, non ti ho mai abbandonato, che tu lo creda o no. Ti ho affidato al mare perché si prendesse cura di te e anche perché ...
(Introduzione a Cristina Podestà). Un'avventura estiva tra i profumi della macchia mediterranea si trasforma in una lezione di vita. Attraverso la voce di Alex, il racconto ci interroga sul confine tra protezione e libertà, ma soprattutto ci ricorda come l'innocenza dei bambini sappia guardare oltre l'apparenza, abbattendo i muri del pregiudizio per riscoprire l'umanità universale. (Cristina Podestà). La libertà nel profumo dei limoni Il profumo dei limoni aveva segnato la vita di Alex fin dalla nascita. La limonaia dei nonni era immensa, quasi più grande dell’uliveto. La mamma non voleva che lui si spingesse da solo troppo lontano, mentre il padre la riprendeva per queste sue apprensioni ingiustificate. Esiste una linea che ogni genitore traccia, diversa per ogni persona ed è quella che separa la giusta dose di libertà da dare al figlio dal timore che corra pericoli. L'incidente nel terreno incolto Alex quando era con i nonni correva sotto le piante di limoni, in ...