Pagine Letterarie

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(foto ap)

venerdì 24 luglio 2015

Mille solitudini

di Marina Zinzani

La solitudine dell’anziano in casa. Non c’è niente alla tivù la domenica, i vicini sono usciti.
Ore lunghe, un giornale da leggere. Alle undici e trenta mettere sul gas il tegame con l’acqua, c’è un sugo in frigo. Un piatto di pasta e una mela.

La solitudine di un giovane il sabato sera. Ritrovare gli amici, ci sono altre ragazze, non le conosci. Prima la pizzeria, e poi si va a ballare. Volti nuovi, capelli lunghi, smalto verde sulle unghie, ridono.
E’ finita. Mi dispiace ma è finita. Il volto di lei che riappare, luce di fronte a queste ragazze, luce che si è spenta. E’ finita. Che pizza prendi?


La solitudine dell’insegnante. Ragazzini davanti che sghignazzano, che guardano fuori, sguardi vuoti, a nessuno interessa Leopardi. La mia voce che esce, inascoltata. Nessuno qui dentro ama i poeti.
Ideale di vita in frantumi, comunicare, trasmettere, formare. Avvicinare i giovani alla letteratura, alla bellezza. Sogno infranto, diventare quasi patetici parlando di un poeta.
Sollievo, la campana che suona: questi giovani si alzano come una liberazione.

La solitudine della madre in casa con il suo bambino. Ha pochi mesi, è la gioia di tutti, i nonni vengono a vederlo ogni giorno. Il marito telefona. Telefona più spesso ultimamente, forse è preoccupato per i suoi sbalzi d’umore. Depressione post partum?
Casa e silenzio. Non sarò più libera. Vincolata a lui, ai suoi bisogni, ai suoi orari.
Gioiello, vita che cresce, amore di mamma. Perché piango allora?

La solitudine dell’imprenditore. Conti in rosso. Dovere licenziare. Operai che sono con me da anni. Siamo come una famiglia. E io devo…  Cosa faranno? Non troveranno più niente alla loro età…
Domenica mattina in azienda, non c’è nessuno, scrivanie vuote, tute appese, il lavoro di una vita, ancora un anno e dovrò chiudere…
A casa non sanno come stanno le cose. Ogni giorno è dura, dura, dura…

La solitudine della donna a cinquant’anni. I figli sono cresciuti, hanno la loro vita ora. Io non servo più, sono quasi in mezzo.
Finalmente ho tempo per me stessa, per coltivare un hobby, per leggere un libro, per fare un viaggio, per ritrovarmi  con il mio compagno.
Ma le parole non escono, forse non c’è più niente da dire, solo cose di casa, la spesa, le bollette, l’assicurazione da pagare.
Hobby che appaiono cose forzate, tenere il corpo in forma, iscriversi a una palestra. Corpo estraneo, stanco, senza più tono.
Ho dato tutto, sono svuotata, sola. Ho dato ogni attimo della mia vita per trent’anni ai miei figli. Usciti dal mio ventre, nutriti con la mia linfa. E ora…

La solitudine del marinaio. Di notte, con il mare minaccioso, il mare che si ingrossa. Buio, qualche rara luce, fa freddo. E’ solo il pensiero di tornare a riva, dalla moglie appena sposata, che riscalda.
Arriverà a casa e la troverà, i capelli raccolti, un bacio sulla fronte. Il pranzo preparato con cura, un buon profumo in casa, mani che si sfiorano.
E’ bella la vita, perché ti ho incontrato.

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