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De profundis, caro Oscar Wilde

Poesia
di Marina Zinzani
(con un commento di Angelo Perrone)

La pioggia lava ogni cosa
cade sul volto
bagna i capelli
sfiora le mani.
Corsa sotto la pioggia
con un libro appena comprato
libro e voce di qualcuno
richiamo, presenza che torna.
Una lunga lettera
sofferenza e prigione
dolore e caduta
rovina e perdita.
Ma le parole 
escono come fiori, dalle pagine
come velluto
non sporcato dal fango, 
stelle lontane, immaginate, desiderate,
la natura con la notte e il giorno
gli alberi e l'erba, la libertà.
Libro accarezzato
parole come dono
per aiutarci a vivere
nelle nostre prigioni.

(ap) Una lunga lettera dal carcere al suo compagno Alfred Douglas, il giovane narciso “Bogie”, scritta negli anni della detenzione, dopo la condanna per omosessualità. Nel De Profundis, Oscar Wilde scava a lungo nella sua anima alla ricerca di pensieri, rimembranze, ossessioni e allucinazioni, dall’inizio della relazione alla scandalo del processo conclusosi con la denigrante carcerazione. Un modo diverso di confrontarsi con la vita aveva segnato il legame con l’amico. Vissuto intensamente ma nella radicale differenza tra la natura gentile di Wilde e quella violenta di Bogie, tra la tendenza all’arte, come filosofia, dello scrittore, e la sterile immaginazione vanitosa del pigro lord.
Parole amare, che rivelano il desiderio represso di tagliare i ponti con il giovane amante, per la coscienza del buio in cui lo ha trascinato. Una intenzione contrastata dall’incapacità di interrompere la relazione, e destinata a sciogliersi nell’alternanza di sentimenti contraddittori. Parole luminose, per sottolineare lo sconforto di un destino di pubblica infamia, infelicità e rovina, privo di dignità, ben lontano dalle illusioni coltivate in passato.
Risaltano in esse non solo il rimprovero verso il giovane Bogie, che nel momento di maggior bisogno, scompare dalla sua vita, ma anche la confessione dei propri errori, e una struggente riflessione sulla propria condizione attuale. Nell’esistenza in carcere non c’è alcun avvenimento se non il dolore, lungamente evitato tutta la vita ed ora scoperto nella sua vera essenza: occasione di misurare il tempo con i palpiti del cuore e la ricapitolazione dei momenti amari e di quelli felici, suprema emozione di cui l’uomo è capace.

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