Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

domenica 22 luglio 2018

Nero

Immagine del tempo, di E. Vedova
Il colore dell’oscurità, che nasconde la luce

di Marina Zinzani

Il nero si accompagna ad immagini tristi, almeno nella memoria. Un lutto, persone vestite di nero. Il nero e l’assenza di sole, la depressione e le forze che vengono meno, come una pianta che non riceve luce, in casa succede e piano piano appassisce, così anche l’animo si spegne, si contrae.
Il nero è anche eleganza, qualsiasi donna lo sa che basta un vestito nero e un foulard colorato  per essere gradevoli, in un’eleganza misurata ma di effetto.
Eleganza e chiusura: due cose che si scontrano, che poco hanno in comune, ma che si concentrano in questo colore, eleganza negli oggetti, negli ambienti, chiusura in se stessi.
Il nero nei pensieri, che non permette di vedere i raggi del sole di una giornata: il buio di un ambiente, di una personalità. Alzando gli occhi verso la finestra si intravede un po’ di luce.

sabato 21 luglio 2018

Bach e Scheibe: conflitti in musica

Il diverso modo di intendere il rapporto tra arte e natura: il significato della modernità in due grandi musicisti

di Paolo Brondi

Negli anni in cui Johann Sebastian Bach (1685-1750), raggiungeva l’apice della sua attività artistica e professionale, si addensarono amarezze nella sua vita quotidiana e una profonda crisi nella visione dell’arte. Gravoso fu per lui il momento in cui la contestazione dei tempi nuovi venne ad assalirlo, soprattutto a causa di un suo ex allievo, Johann Scheibe, nato a Lipsia nel 1708, interprete appassionato di una concezione della musica del tutto antitetica a quella del maestro.
Da una parte la tradizione dell’arte intesa come sacrificio, artigianato, sapienza di mestiere, e concreta capacità tecnica; dall’altra quella moderna, incentrata sui nuovi gusti della sensibilità settecentesca, fondata sulla natura.
Si ricercava allora, di fronte all’inizio della civiltà industriale, un bene perduto o sul punto di perdersi: la vita rustica, il bucolico quadro virgiliano, l’arcadia, le quattro stagioni di Vivaldi: una natura descritta con precisi quadrettini oggettivi. A questa visione Bach si opponeva con orgoglio e forza: ai “giovanotti”, o agli homines novi, come li denominava, impegnati a descrivere la natura, rispondeva che lui era dentro la natura, lui era la Natura.
Nelle sue cantate la natura era sempre presente: vi era il cielo, la terra, il bosco, il campo coltivato, la nuvola fuggente, il soffio del vento; la natura era il mondo dell’uomo, era tutto, non c’era bisogno di parlarne. La sua disperazione, tuttavia, nasceva dalla sottesa consapevolezza che la giovane generazione lo considerava esponente di un’arte superata, di una concezione della musica che volgeva al termine e che l’avvenire stava da un’altra parte.

venerdì 20 luglio 2018

Vivere un po' sconnessi da Internet

La iperconnessione asseconda il bisogno di controllo sulle cose e alimenta l’illusione che tutto, sentimenti e informazioni utili, sia davvero a portata di mano. Ma genera ansia e dipendenza. Perché non pensare ad una «disconnessione felice» scoprendo il gusto di una maggiore libertà?

(ap *) Ci svegliamo e come prima cosa controlliamo messaggi, mail, notifiche. Perché non siamo nemmeno andati a letto senza di lui, lo smartphone, lasciato con cura sul comodino accanto alle altre cose personali. Durante la giornata, secondo le statistiche, almeno 150-200 volte lo prendiamo in mano. Spesso senza ragione, nessuno ci ha chiamato, non abbiamo bisogno di nulla. Sempre per lo stesso motivo: controllare chi ci ha scritto, rispondere ai messaggi, interagire sui social, oppure – come se non bastasse, anche se sfiniti da questo martellamento - semplicemente vagare senza meta, alla ricerca di qualcosa, la mente smarrita. Quando la sera il viaggio finisce, il rischio è di non ricordare nulla di ciò che ci ha incuriosito. Ma siamo pronti per un altro giorno.

Abbuffate on line
Intanto proprio loro, i grandi network, i gestori dei social più diffusi, responsabili di tante abbuffate tecnologiche ed ubriacature on line, sembrano oggi preoccuparsi delle dimensioni di questo fenomeno. I dati dicono che in Italia gli over 35 rimangono connessi ben 7 ore al giorno durante le giornate lavorative e persino nei week end il tempo è sempre elevato, sino a 6 ore al giorno. E’ forse paradossale che lo stesso gigante Google abbia deciso di recente di introdurre nel sistema operativo Android dei meccanismi per monitorare quanto si usino telefoni, tablet o computer, prevedendo dei sistemi di allarme quando si è passato troppo tempo a compulsare la tastiera (per esempio su You Tube).
Diverse applicazioni del resto (da Moment a Timecamp, a Instant) permettono di limitare il tempo della connessione su internet. Facebook sottolinea che, secondo ricerche recenti, «lo stato d’animo delle persone peggiora quando si sta troppo tempo connessi», perché l’atteggiamento è passivo e si avverte la mancanza di contatti reali con altri soggetti. Ravvedimenti sinceri da parte delle stesse compagnie che hanno fatto di tutto per convincere la gente a usare i loro prodotti? Non importa ora saperlo.
Intanto facciamo i conti con una vera e propria ossessione, la connessione perpetua, che ci sottopone a stress sottraendo tempo ai rapporti diretti, e spesso anche al lavoro o alle incombenze personali. Una tentazione che ci assale non soltanto quando siamo soli, e può essere un passatempo, ma anche in compagnia di amici, parenti, colleghi. L’immagine che spesso caratterizza lo stare insieme è quella in cui ciascuno, anziché dialogare con l’amico o la fidanzata, con cui prende un caffè o fa una passeggiata, è chino sul proprio cellulare, immerso nei suoi pensieri, isolato dal mondo che pure gli è così vicino.

La prevalenza del mondo virtuale sulla realtà
L’abbuffata da internet fa prevalere il mondo virtuale rispetto alla realtà che si vive, con preferenza per il primo, mentre la seconda non arriva nemmeno a rappresentare lo scenario del nostro vivere, e da tempo non ne è più l’essenza. Hanno fatto il giro del mondo le foto curiose di un gruppo di turisti cinesi in gondola a Venezia tutti riversi sui loro apparecchi. Non guardavano le meraviglie della città in laguna, ma lo schermo luccicante dei loro dispositivi. La stessa cosa nei musei, per le strade, in negozi ed uffici: è singolare l’abitudine di portare in mano lo smartphone pur avendo posto nelle borse o in tasca, un sintomo del fatto che debba essere sempre pronto all’uso, e che consultare il cellulare sia il primo pensiero.
L’uso del telefono crea anche situazioni di pericolo nel quotidiano, per esempio sulla strada. Nell’ultimo anno, secondo l’Istat, 36 mila incidenti stradali, il 16% del totale, sono avvenuti per distrazione dovuta all’uso dei cellulari mentre si è alla guida. I riflessi rallentano, i comandi dell’auto non sono impugnati a dovere, lo sguardo è spesso rivolto allo schermo non alla strada. Difficile pretendere di evitare il pedone o semplicemente un’altra auto se l’attenzione è altrove. E’ la banalità delle conseguenze dell’uso compulsivo degli apparecchi.
Adulti o giovani, sembrerebbe che non siamo più in grado di vivere sconnessi, senza campo. Impossibile resistere alla pressione dei network e alle diavolerie tecnologiche. Gli sforzi di (alcuni) genitori od insegnanti per limitare l’uso del cellulare in casa, almeno a tavola la sera, o a scuola, nelle ore di lezione, in nome del buon senso, sono vani e inutili. Stiamo sbagliando qualcosa con i nostri figli, ma per tutti è il rapporto stesso con la tecnologia che non trova un punto di equilibrio.

Tutto a portata di mano
Siamo convinti che il web sia di grande aiuto nella vita di tutti i giorni, fornendoci le informazioni che ci occorrono (ma al prezzo di trascurare giornali e libri), dandoci consigli di varia importanza ma comunque utili (da come cucinare una appetitosa carbonara a come trovare una strada o una buona trattoria, o scegliere la strada più veloce) e tutto questo è in gran parte vero. Ma la giustificazione che elaboriamo si traduce in uno stimolo a non staccare mai la spina, convinti che senza quell’aiutino non si riesca a vivere. Possiamo far da soli? Sappiamo cavarcela lo stesso? Siamo terrorizzati al pensiero di rinunciare a quel sostegno, che peraltro fino a qualche anno fa nemmeno potevamo immaginare.
L’immediatezza del contatto virtuale è la moneta con cui è comprata la nostra attenzione, il prezzo che ci convince a rimanere connessi non staccando mai la spina. Tutto è a portata di mano, soluzioni, contatti, occasioni di vita; non ci sono ostacoli insuperabili. E’ un’illusione che soddisfa il nostro bisogno di controllo sulle cose che ci circondano. E genera una forma di dipendenza che non dà scampo e crea ansia, moltiplicando la tendenza a rimanere connessi perché nulla ci sfugga. Un atteggiamento che modifica le nostre abitudini, ma che genera anche pretese nei confronti degli altri, coinvolti in questa vertigine di contatti: si misura il modo delle relazioni per mezzo della rapidità con cui l’altro risponde ai messaggi o interagisce alle sollecitazioni sui social. Se tarda a replicare, se omette di postare delle foto, gli è successo qualcosa? Non vuole risponderci? Ce l’ha con noi?

La vita non è un'emoticon
Le diete, anche nelle comunicazioni on line, sono difficili e complicate: dovrebbero basarsi sul rallentamento dei tempi, sulla rinuncia alla pretesa di risposte immediate, sull’abitudine al rispetto della libertà altrui. Ce la possiamo fare? Intanto alcuni provano a contrastare la schiavitù tecnologica, rendendosi invisibili, meglio per esempio disattivare le notifiche di ricezione dei messaggi o silenziare le chat. Altri ricorrono a qualcosa di più radicale, disattivando le applicazioni più invadenti.
Il mantra dell’estate potrebbe essere quello di tentate uno sforzo diverso. Staccare ogni tanto da internet, e non solo da mail o messaggi di lavoro. Connettersi meno per connettersi meglio. Il rimedio non è il luogo isolato, la giungla, dove la tecnologia non arriva, rispetto all’iperconnessione. Troppo facile e sbagliato. Se così fosse, avremmo già perso la nostra scommessa sul futuro.
L’avventura è vivere in maniera diversa anche dove c’è campo ed è possibile la connessione. La vita non è un’emoticon, il buono delle relazioni sociali e sentimentali va oltre quelle faccine. Possiamo sempre caricare le nostre foto preferite al termine delle vacanze senza la frenesia di farlo all’istante. I nostri parenti e amici si faranno una ragione se non vedranno la nostra ennesima fotografia in costume sulla spiaggia. «Jomo», l’acronimo di Joy of missing out, potrebbe essere il buon consiglio da mettere in pratica. Lo dicono persino Google e Facebook.
Una disconnessione felice. L’apparecchio lasciato per un po’ a riposo, tranquillo. Ci siamo interrogati anni sull’origine del Grande fratello di George Orwell temendo l’arrivo dall’esterno di un mondo altamente tecnologico e perciò disumano, senza renderci conto che il Grande fratello siamo noi stessi, per esempio con il nostro uso compulsivo della tecnica. Sarebbe proprio una sorpresa alla fine scoprire che ci può essere anche la «gioia di perdersi qualcosa»?

* Leggi anche La Voce di New York:

Disconnessi e felici. Liberarsi dall’ossessione dello smartphone si può?

La connessione perpetua ci sottopone a stress sottraendo tempo ai rapporti diretti, e spesso anche al lavoro o alle incombenze personali

Blu

Le coq rouge, di M. Chagall
Il colore che più rappresenta l’idea del cielo, e del volo

di Marina Zinzani

Nelle sere d’estate s’insinua un pensiero, si guarda al cielo, alle stelle luminose, e il blu ci appare avvolgente, una coperta nel fresco serale.
Il divenire di ogni cosa passa dal blu: è blu il cielo di notte, poi la mattina diventa azzurro, è blu il mare. Larghe distese, sconfinate, che appaiono ai nostri occhi per ricordarci l’infinito e il viaggiare, il viaggio di un’onda, di una conchiglia sulla spiaggia, il viaggio in aereo, il viaggio di chi guarda al cielo esprimendo un desiderio, stella che si cerca, stella di chi abbiamo amato.
Il blu è il bacio della buonanotte, il calore della propria casa quando scende la sera, il cielo si trasforma, si incupisce, il caldo di una mano è rassicurante.
C’è l’ora blu, quella fra la notte e l’inizio del giorno, un attimo sospeso, magico. Il silenzio della natura. I primi pensieri all’alba. Il desiderio di volare, ogni tanto.

giovedì 19 luglio 2018

Illusioni al tramonto

di Paolo Brondi

Frasi perdute ma non sole
Corteggiate per creare
Storie fiabesche e vere
Ove cadono i confini
Del presente che non muore
Finché le albe inseguono
I tramonti

Rosso

Armonia in rosso, di H. Matisse
Sentimenti forti, sensazioni di pienezza e appagamento: basta un colore

di Marina Zinzani

Il rosso che accende gli animi, il fuoco che divampa e brucia, brucia la passione, bruciano le relazioni, rabbia e collera, amore viscerale, il rosso muove, si impossessa di vite e riempie vuoti, è vitale, è anche violento.
La rosa rossa di un giardino, il velluto dei suoi petali e il profumo che ammanta e richiama toni raffinati. Il drappo rosso che ha in mano il matador nell’arena. Le cinque della sera, alle cinque della sera, scrive Garcia Lorca.
Il rosso e il sangue, il rosso e la gioia, allegria e risata che scoppia, il vino rosso di una serata fra amici, bevi, buono questo vino, è robusto, scende, scende, a rinvigorire il corpo, un fuoco che riscalda.
Voce forte, squillante, nei toni bassi quotidiani, il rosso dona l’energia di cui si va spesso alla ricerca. E’ in un fiore, in un abito, in un rossetto, in un pensiero d’amore.

mercoledì 18 luglio 2018

Libera, di nuovo

L’agguato improvviso, il silenzio per sopravvivere

di Maria Cristina Capitoni

Non far capire
Che ha fatto centro
Trattieni il respiro
Soffoca dentro
Dissimula lo sguardo
E cerca aiuto
È questione di poco
in un minuto
avrà cambiato preda
E tu di nuovo libera
Per la tua strada

Verde

Campo di papaveri, di G. Klimt
Il colore che più ci avvicina alla natura, regalandoci un senso di armonia

di Marina Zinzani

Quello che viene dalla terra, l’erba sotto i piedi, lo stelo del fiore raccolto, le foglie di una siepe, alberi, alberi, quanti tipi di verde hanno gli alberi, scuro, chiaro, è verde un prato, un paesaggio che si ammira, acquieta, chissà perché acquieta, la terra, parla la terra.

martedì 17 luglio 2018

Ali di farfalla

Francis Scott Fitzgerald nel 1921
Hemingway e Scott Fitzgerald: il male di vivere nella società americana del ‘900

di Marina Zinzani


«Il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla. In un primo tempo non lo capì più di quanto non lo capisca la farfalla, ed egli non se ne accorse neppure quando il disegno fu guastato o cancellato. Più tardi si rese conto delle sue ali danneggiate e comprese com’erano fatte e imparò a riflettere e non riuscì più a volare perché era scomparso l’amore per il volo e poté solo ricordarsi di quando volare non gli era costato il minimo sforzo».

lunedì 16 luglio 2018

Il sapore de' noantri

Fregene. Il fascino che l’ha resa famosa? Un’idea di luogo separato dal mondo anche se vicinissimo a Roma. Un’immagine “californiana”, ma più casalinga e più umana di quella originale.

(ap *) Se ogni capitale pur lontana dal mare ha la sua spiaggia, Roma ha Fregene. La grande città cerca di ritagliarsi uno spazio sulla spiaggia e questo diviene alla fine immagine di sé.
Un angolo della sua esistenza e del suo modo di essere, una proiezione del suo stile e della sua consistenza più intima, tra desiderio di modernità, ricerca di un prolungamento del proprio territorio oltre i limiti materiali, sconfinamento esistenziale al di là degli angusti margini del frustrante ritmo della metropoli.
Il luogo prescelto diviene così lo specchio di un’altra realtà e delle sue contraddizioni, rimanendo nel caso di Fregene sempre a metà strada tra sviluppo culturale ed urbanistico del tutto autonomo, e comoda – ma anche pigra e sonnolenta - dependance della più grande e maestosa capitale.
In fondo, quasi un cortile di casa, in cui speranze nascoste esprimono un incompiuto anelito di una città ideale, quasi una moderna Arcadia, a due passi da casa, raggiungibile in pochi minuti e senza sforzo, per la quale pure sembrerebbe che nessuno sforzo sia richiesto o necessario per renderla gradevole e rassicurante, o eventualmente per mantenerla nel preesistente stato di grazia.
Una città ideale perché possiede tutto in natura per renderla accogliente e stimolante, dal mare alla terra così rigogliosa, alla vicinanza con le strutture cittadine. Non si pensa naturalmente in queste valutazioni all’eventuale distratto e lontano turista che viene da fuori, ma al frequentatore romano, considerato come naturale e quasi esclusivo destinatario delle sue bellezze.
Sorta nel 1928, appena terminata la bonifica di Maccarese, Fregene è una località del comune di Fiumicino, ma troppo vicina a Roma (32 km) per non essere compresa nell’area metropolitana della grande città. I ritrovamenti archeologici del passato sono bastati per ritenere che il porto fluviale situato alla foce dell’Arrone, che esce dal lago di Bracciano, sia stato un antico insediamento risalente all’epoca romana se non etrusca. Nel 1666, papa Clemente IX mise a dimora la pineta, poi divenuta monumentale, per la difesa dei campi coltivati dai venti marini e per rendere salubre il terreno acquitrinoso circostante. Da allora è sempre sembrato incredibile che a poca distanza da Roma esistesse una pineta così grande e maestosa.
Deve essere stato il richiamo della città ideale a indurre intellettuali come Federico Fellini e Ettore Scola, scrittori come Alberto Moravia, e non solo attori e protagonisti del cinema e della tv, a frequentare questa cittadina, ad amarla e a renderla luogo di soggiorno, eleggendola talvolta persino a scenario privilegiato di opere di grande spessore culturale, come il film “Giulietta degli spiriti”, che Fellini volle ambientare in questa zona.
Nella parte settentrionale, il caratteristico "Villaggio dei Pescatori" nacque spontaneamente con la costruzione di capanne direttamente sulla spiaggia da parte dei pescatori alla fine della seconda guerra mondiale e poi negli anni '50 trasformato abusivamente nel luogo più esclusivo di Fregene, in quanto prediletto da molti letterati e cineasti dell'epoca. Nonostante ciò, per tutto il litorale, nelle giornate serene, quando le acque pur non bellissime sono calme e placide, i pescatori vanno tuttora in su e in giù con quel loro speciale rastrello in cerca di telline, e comprarle dalle loro mani è come ricevere qualcosa di prezioso.

Nella parte meridionale, è situata l’importante riserva faunistica dell’Oasi di Macchiagrande che ospita numerose specie di uccelli acquatici e della macchia mediterranea e inoltre l'istrice, il coniglio e numerose tartarughe.
Ci si illude che Fregene abbia i connotati del sogno idilliaco per l’affaticato cittadino romano e che dunque, come per tutti i sogni idilliaci, la natura abbia donato tutto il necessario per vivere senza che poi sia necessario preoccuparsi d’altro per renderla – specie ai tempi d’oggi - più fruibile.
Si dimentica, presi da questo sogno, quanto occorrerebbe fare per curare da vicino quella stessa natura e per migliorare le attività che vi si intraprendono, indulgendo verso una eccessiva sciatteria pur così mediterranea, che pure fa parte del fascino del luogo.
Alla fine, Fregene offre la rappresentazione delle contraddizioni della città e dei suoi abitanti, rivela nel profondo ciò che la facciata copre talvolta sapientemente, tra desiderio di bellezza e di pace, apprezzamento per una natura ancora rigogliosa e piena di ricchezza, e anche incuria e indolenza rispetto al nuovo e alle necessità di oggi.
Fregene però continua a dare questa idea di luogo separato dal resto del mondo: poche case nella pineta, rari esercizi pubblici, un numero limitato di residenti. Non solo, per pochi, un luogo dove aver voglia di fare un film o di scrivere un libro, lontani dallo smog e dal frastuono, una specie di California più casalinga e più umana di quella vera, ma, per tutti, un’oasi di pace, dove tornare a passeggiare a piedi, a muoversi con la bicicletta, a indugiare per strada o sulla spiaggia, a fare quattro chiacchiere, assecondando un ritmo di vita più dolce ed umano.

(foto ap)

Leggi anche su La Voce di New York
Fregene: il mare di Roma e il sapore, autentico, de’ noantri
La grande città cerca di ritagliarsi uno spazio sulla spiaggia e questo diviene alla fine immagine di sé

Il tempo delle comparse

Idee politiche diverse, il comune sogno di un’Italia più giusta

di Maria Cristina Capitoni
(Commento a Oltre questa notte, PL, 14/7/18)

"Trasportato in albergo, Berlinguer entra in coma. Muore alle 12,45. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini mette a disposizione l’aereo presidenziale per il trasporto della salma: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”. 

Arancione

Natura morta con tenda e brocca a fiori, di P. Cézanne
I colori, un segnale dello stato d’animo

di Marina Zinzani

Aurora. Tramonto. Un’arancia. Il melone in estate. Tono fra il giallo e il rosso, rassicurante, gioioso, l’arancione dà un tocco vivace ad un ambiente, al volto di una persona, sembra raccogliere un’essenza di vigore ed equilibrio, di quiete e rassicurazione.

sabato 14 luglio 2018

La rosa che non colsi

Il caso fa incontrare di nuovo: non è mai come una volta

di Cristina Podestà
(Commento a Il profumo che rimane, PL, 6/7/18)

Accadimento accidentale, casualità fortuita. Questo il caso. Ma quando ormai non si sono colti i momenti giusti e, anche se il caso ci si rimette in mezzo, non si può recuperare. Forse Anna avrebbe scelto un futuro con Giulio che, ancora poco perspicace nel cogliere i segnali, si è lasciato sfuggire una occasione che sarebbe sicuramente stata positiva per entrambi.

Oltre questa notte

Il momento difficile che stiamo vivendo

di Marina Zinzani

Questa notte confonde
impaurisce
tunnel misterioso
perdita di volti.
Si anela alla rarefazione
di un paesaggio giapponese
all’armonia di alberi in fiore
un delicato ventaglio
e sfumature di luce:

venerdì 13 luglio 2018

Giallo

I girasoli, di V. Van Gogh
I colori: nell’arte, nella natura, persino nella terapia

di Marina Zinzani

Le spighe di grano, la lucentezza di un limone tagliato, i post-it gialli per ricordare, la luce di una lampadina, una matita gialla, girasoli.
Il giallo suggerisce luce, energia, vivacità. E’ come una bevanda che nutre, che dà vigore, bevanda che appare troppo poco sulle nostre tavole, in cui colori opachi spesso predominano.

giovedì 12 luglio 2018

Danza magica

Muoversi tra le note, per prendere quota

di Maria Cristina Capitoni

Come armonia 
Che balza di frase in frase
Poggiando la nota
Quel poco che basta
Per prendere quota
Così in un istante
Mutai la frequenza
E fu danza di nuovo
.

mercoledì 11 luglio 2018

Gli amori che svaniscono

di Marina Zinzani

Chiudere la porta, le tapparelle abbassate per non fare entrare il sole: il buio ora, su ricordi, stanze allegre, persone innamorate.
Le stanze buie sono piene di fantasmi, identità trasformate dal tempo, che non hanno più saputo parlarsi.

Polline

Brillare, dall’interno dell’animo

di Lorenzo Mullon

Un'ape impollina i fiori
la sento farsi strada nella carne
come se il prato si stesse allargando tra le ossa
le radici affondate nel cuore
un sole che brilla dall'interno

martedì 10 luglio 2018

Da qualche parte

Parigi, la “festa mobile” di Ernest Hemingway

di Marina Zinzani

Si cerca una città, è da qualche parte, è Parigi forse, un tempo passato o anche presente, si cerca una strada, in una giornata uggiosa, la pioggia è caduta, pozzanghere, aria fresca sul viso, si entra in un caffè e si ordina qualcosa, si guarda dalla finestra seduti ad un tavolino che dà sulla strada, il vetro non divide il mondo di fuori, è tutt’uno, noi e la strada, noi e la città, noi e il tempo, in un luogo, da qualche parte, ove si possa essere per un momento felici.

domenica 8 luglio 2018

Tenebre

di Paolo Brondi

La sola cosa nota
Con buona certezza
È che i giorni a venire
Colorati di  stesso colore
Di tenebra s’addensano
E vano è cercare
Su questo lembo di terra
D’infrangere l’odio
Che affossa la vita

Ricordi

Memorie come granelli di vita

di Marina Zinzani

La fotografia di un momento, la pace rarefatta in un luogo, l’armonia magica con una persona, la leggerezza del corpo e della mente. Simili a granelli, i ricordi tornano ogni tanto, come avessero parole per dire che in quei momenti, in quei luoghi, si è vissuto davvero.

Giù la maschera

Luigi Pirandello, la ricerca dell’identità

di Marina Zinzani

Si cerca di essere altro, così spesso, si rivendica il personaggio segreto che abbiamo dentro, mentre l’osservatore distratto parla, giudica, stabilisce ciò che è il nostro volto. Dramma trattato tante volte da Luigi Pirandello, ci si riconosce nei suoi temi. Togliere le maschere fa male, tenerle anche.

sabato 7 luglio 2018

Senza sapere

Ciò che ciascuno non ha fatto in tempo a vedere

di Marina Zinzani

C’è un racconto di Ernest Hemingway, “La capitale del mondo”, che rappresenta così bene la fugacità della vita. Narra di un ragazzo, Paco, che inscena a Madrid una corrida nella pensione dove lavora come cameriere, lui è il torero, un altro impersona il toro con una sedia e due coltelli. Che Paco non riuscirà a scansare.