Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

venerdì 23 febbraio 2018

Lampadine fulminate

(Quasi un) Haiku
di Catia Bianchi
(Intervento di Angelo Perrone)

Quando la giustizia funzionava,
non si cercavano le lampadine

(ap) Una battuta irridente e fuori luogo? Un grido di allarme, proprio a partire da qualcosa di banale come le lampadine? A proposito: un tempo, c’erano a sufficienza le lampadine? Forse non ci sono mai state, nemmeno ieri. Spesso mancavano. Come le buone prassi, il buon senso, la correttezza verso gli utenti, la passione per un lavoro che è prima di tutto servizio alla collettività.
A fronte di tanti che hanno speso energie e impegno, molti hanno mostrato disinteresse, sono stati latitanti. Le disfunzioni hanno smesso di fare notizia. Ce ne si ricorda solo quando accade qualcosa di eclatante, ma il lavoro quotidiano? Perché, tanto per fare l’ultimo esempio, non si protesta abbastanza per la scarsa qualità delle registrazioni delle attività di udienza, dopo che sono state affidate a persone impreparate e incompetenti?
Oppure: ci si chiede perché la giustizia sia lenta, non perché questo accada o cosa si potrebbe fare per porvi rimedio. O ancora: si diffondono proclami allarmanti (utili in campagna elettorali) sulle situazioni delle carceri, o sulle scarcerazioni facili: poi si contrasta una riforma carceraria che non si propone affatto di mettere tutti fuori, ma (solo, è poco?) di personalizzare la pena e renderla così più certa ed efficace. Per i detenuti, e per la collettività.

Il successo delle menzogne

Tecniche e strategie elettorali: come difendersi dalle manipolazioni

di Paolo Brondi

Voci e promesse elettorali: torna l’inganno di Ulisse, che non lascia nulla al caso e sempre la fa franca, o la menzogna camaleontica, alla Richelieu, che mesce sapori e colori indefiniti, manipolando la realtà, stemperandone i confini e mascherandone i territori?
Si assiste, infatti, ad un occultamento della verità, pianificazione cognitiva a lungo temine delle scelte tattiche, senza che la vittima ne sia consapevole e dia il suo consenso e ad un controllo emotivo del comportamento da esibire. La necessità di occultare l’azione reale induce false credenze nell’altro ed esibisce l’intenzione strumentale di fornire informazioni veritiere e ritenute tali dal parlante, un paradosso comunicativo.
Perché si realizzi l’effetto di convincere il proprio interlocutore occorre che l’atto del mentore abbia successo e sia pertanto sincero, ma contemporaneamente fallisca ovvero venga meno il suo requisito di sincerità. Pertanto, l’abile mentitore dovrà predisporre una struttura comunicativa comprendente sia l’atto di falsificazione, di occultamento o di omissione dei fatti, sia il contenuto del messaggio, sia l’atto di falsificazione sulle proprie credenze, nonché l’apparente intento cooperativo della propria comunicazione.
Inoltre presente è pure l’aggiustamento, a breve termine, della strategia, correlato al contesto di interazione fra parlante e destinatario. Decisivo è il gioco di alcuni fattori, come il grado di familiarità dei parlanti, la valenza emotiva della situazione, a elevata o bassa attivazione emotiva, e il ruolo del destinatario, esperto, naif, smascheratore o acquiescente, per orientare il mentitore al successo o all’insuccesso.

Cose insolite

La regina Elisabetta, ad una sfilata di moda, accanto a Anna Wintour, mitica direttrice di Vogue: uno show nello show

Poesia
di Marina Zinzani

Vorremmo vivere cose insolite ogni tanto
una porta che si apre e… puff! non me lo aspettavo
non credevo
mi sembra un sogno.
Anima errante
chiusa in giorni uguali
rassicuranti anche
ma così noiosi spesso
ti piacerebbe essere davanti a tante porte colorate
che si aprono
prima una poi l’altra
e ogni volta chiudi gli occhi
e poi li riapri
e ti viene da ridere, ma proprio da ridere
e ti sembra tutto bellissimo
un sogno
un sogno da cui non svegliarti.
Piccola anima confida, dai
almeno una porticina
ci sarà per te
un giorno.

giovedì 22 febbraio 2018

Ad Oriente

L’Irpinia nella sua parte orientale, oltre i monti dell’Appennino, verso le pianure pugliesi; un mondo a parte, lontano dalle moderne frenesie, raccolto tra colline silenziose e piccoli borghi antichi

(ap) Distese di grano a vista d’occhio, circondate dal vento, immerse in spazi inesplorati. Non ci sono fabbriche, o grandi officine, né strade di traffico frenetico. Solo grano, uliveti o vigneti, e qualche trattore al lavoro, con il suo lento cigolio tra le zolle. Nessun rumore molesto arriva a scuotere i borghi sulle colline lontane. La maggior parte, piccolissimi e distanti tra loro, eppure simili l’uno all’altro, ciascuno specchio della vita degli altri paesi. Mancano grandi insediamenti urbani.
L’Irpinia, oggi compresa soprattutto nella provincia di Avellino, nella sua parte più a nord-est, detta “d’Oriente”, è terra che vive in un silenzio rarefatto e sonnolento, scandito dal ritmo delle campane della chiesa, dal vociare delle donne alla finestra, dai sussulti dei crocchi radunati davanti ai pochi bar. Da quei volti segnati nel tempo, conosciuti da tutti con i loro soprannomi, che ricordano radici profonde. Vi regna la calma di un clima aspro, lontano dal mare, che non è scosso dal clamore del nuovo, da ritmi eccitati, se non in certi momenti dell’anno, con il ritorno di chi è già andato via.
Andretta
E’ un territorio prevalentemente montuoso, inciso da valli, e rilievi, tra i quali serpeggiano torrenti e fiumi, collocato in alto, tra due pianure, campana e pugliese, ad oriente della catena appenninica e della vallata napoletana. Orientamenti geografici – questo essere nello stesso tempo “in alto” e “ad oriente” – che segnano il carattere della gente. Si dice che ciascuno assomigli a chi gli sta accanto, e allora l’Irpinia dovrebbe possedere i tratti propri dei territori con cui confina, la Puglia, la Basilicata, il napoletano stesso con le sue perle Capri ed Ischia, ma la differenza con queste zone è piuttosto marcata.
L’essere in alto rispetto ai centri abitati campani distribuiti sulla costa ne accentua la lontananza e pone l’Irpinia “fuori gioco” rispetto alle convulsioni napoletane, d’altra parte questo trovarsi ad oriente di qualcosa, nella parte più a levante della Campania, e soprattutto oltre l’Appennino, la proietta verso un altrove, che è un mondo diverso: le fotografie di un secolo fa, chissà perché, riprendevano uomini e donne dai profili balcanici se non asiatici.
Calitri
La posizione geografica lascia dietro di sé una eterna sensazione di sentirsi in sospeso. Difficile, per l’altitudine e la lontananza, riconoscersi un’appartenenza emotiva alla costa campana. La barriera dell’Appennino fa volgere inevitabilmente lo sguardo ancora più ad est, un orizzonte mai effettivamente raggiungibile, una meta che non c’è. Prende corpo una sospensione emotiva che provoca un sentimento di immobilismo, come se il tempo, privato di ogni vibrazione, si fosse fermato del tutto.
L’Irpinia d’Oriente è luogo di mancanze più che di presenze, per quel non trovarsi dove la vita potrebbe sorriderle più dolcemente, o forse anche travolgerla superando le deboli difese che possiede. Un ambiente che dà vita a piccoli paesi, solitari nel verde e incantevoli forse anche per questa solitudine, spesso indicati, tra “i borghi più belli d’Italia”, capaci di raccontare la storia del difficile insediamento umano in una zona agraria, in gran parte rimasta incontaminata.
Cairano
Da gustare quei panorami: nessuno potrebbe dire che ogni casa pur piccola non abbia il suo sguardo sulle vallate, o addirittura non possa illudersi, con le visuali offerte da una piccola finestra, di possedere spazi ampi di terra; per questo, molti, a prima impressione, potrebbero anche finire per immaginare questa terra come proprio habitat ideale dove fermarsi almeno un po’ di tempo, dimora per il presente al di fuori degli stereotipi che corrodono la contemporaneità.
Senza cemento e veleni, a Monteverde può nidificare la rarissima cicogna nera, un animale schivo e selvaggio insieme, che ha bisogno di essere lasciato in pace per sopravvivere, e che sembra essere così simile ai suoi abitanti per quell’amore verso una terra di confine.
Sant'Andrea
Con le sue case e terrazze coltivate che si arrampicano lentamente verso l’alto, Nusco forma una sorta di sciame di antica pietra, imperturbabile ai venti capricciosi. La montagna che scende in contrafforti e declivi offre un paesaggio inesauribile di vecchi casali e di antiche fontane.
La valle del Cervaro, un insieme di campi coltivati a grano e fieno a testimonianza della vena agricola della zona, trova in Savignano il suo rifugio di montagna. Un borgo di origine mitica, risalente secondo la leggenda ad una migrazione del popolo sabino, ma di consistenti e attualissimi sapori, regalati dalle magiche orecchiette affogate nel ragù di carne.
I turisti nonostante le possibili attrattive però sono rari; arrivano a fatica tra valli, torrenti, montagne; pesa la lontananza dai movimentati e popolosi centri sulla costa. Così gli abitanti di questi luoghi non hanno modo di perdersi in cerimonie con loro e trascorrono le giornate con altri ritmi.
Teora
A chi abita tra queste alture, al riparo dalle parole, sembra quasi che non ci sia nulla da fare se non osservare i campi all’orizzonte e il cielo. Meditare, passeggiando nelle valli. Non è una questione di età, né di ispirazione romantica, se a tanti capita di attardarsi a guardarle, quelle nuvole così in alto, sfumate o color pastello, che sembrerebbero stampate o ricamate su una tela, se il vento non le rendesse tanto guizzanti.
Pare che il presente, dopo tante partenze, sia fatto di poco e che la vita mostri il suo lato più parco. Quel minimo, che però fa ascoltare meglio i profumi e le voci di sempre: il bucato appena steso dalle lavandaie, il miagolio dei gatti tra i vicoli, la minestra di legumi che cuoce sulle vecchie cucine a legna. Ora però, sulle creste dei colli circostanti, qualcosa cambia e si sente il ronzio insolito delle pale eoliche in movimento. Che tanto disturba proprio la cicogna nera.

Goggia d'oro


Conchiglie

Haiku
di Paolo Brondi

Tempo  sospeso nel vuoto
d’una minuta conchiglia

mercoledì 21 febbraio 2018

Colori

Portrait, 1880, M. Cassatt

Il linguaggio che viene da lontano

Poesia
di Marina Zinzani

Nella malinconia
i colori ci avvolgono
confortevoli
pronti ad illuminarci.

Allora ti sposi?

Sui Navigli, la casualità di un incontro, e una sorpresa

Racconto
di Paolo Brondi

Agnese, viveva in un grazioso appartamento sui Navigli, finemente arredato: noce per il pavimento, travi di legno chiaro ai soffitti, luminosità nell’angolo cottura, in sala pranzo, nelle camere e bagno. Dalle finestre aperte sui navigli, il sole entrava alto e forte, fino all’ora del pranzo e poi, nel pomeriggio e all’imbrunire, riflesso dalle case e dai tetti della riva di fronte.

martedì 20 febbraio 2018

Le rinunce che non possiamo permetterci

Eduardo de Filippo
Scrittori e poeti meridionali: il Sud che serve al paese

di Mariagrazia Passamano
(Ancora sul filo dei pensieri di Luci spente al Sud, PL, 18/2/18)

Quella sulla cultura italiana meridionale è una "battaglia" civile di grande rilievo. Come si può rinunciare, oltre che ai grandi poeti e scrittori già citati, a Elio Vittorini, Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli, Alfonso Gatto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giuseppe Marotta, Eduardo De Filippo; Corrado Alvaro, Francesco Jovine, Carlo levi ("meridionale di elezione")?

Lasciarsi andare

Summertime, 1894, M. Cassatt
Come combattere lo stress, e vivere più tranquilli

Poesia
di Marina Zinzani

Il rigore con se stessi
proviene da lontano
prima insegnamento
poi propria natura
almeno si crede.
Ogni tanto
bisognerebbe lasciare i remi
e farci trasportare dalla corrente.

La difficile soavità

Accogliere quanto la vita possa offrire ogni giorno: la scommessa degli amori precari

di Cristina Podestà 
(Commento a In punta di spada, PL, 17/2/18)

L'innamorarsi è momento propiziatorio alla felicità. L'essere innamorati è già meno esaltante ma di maggior riflessione, e predispone anche a situazioni più difficoltose, come la gioia di una lettera arrivata che deve essere assorbita nella quotidianità, oppure l'atto di confondere nella mente due persone che si sovrappongono nell'anima in un momento particolare, come quando si contemplano scogli o acqua azzurra.

Sogni

Oltre le nebbie, il tempo della festa

Poesia
di Paolo Brondi

Nebbia velata nell’alba
di un mattino sognante
tutte quelle gioie
tanto in me conservate
intorno da sempre donate
rincorrendo il bel tempo
di esseri liberi e festanti

lunedì 19 febbraio 2018

La fine di un amore

Gli amanti, René Magritte
Separazioni e litigi: è raro che nella coppia rimangano sentimenti affettuosi

Racconto
di Marina Zinzani

Jennifer Aniston e il marito Justin Theroux si sono lasciati. Hanno fatto un comunicato per precisare che la scelta è stata presa di comune accordo e con amore, e che la loro amicizia continuerà.

Il mare che gioca con le luci

Oltre i rumori della quotidianità,  la ricerca del silenzio e di nuove visioni

di Paolo Brondi

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
Com'è la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia
(Ossi di Seppia, 1925, Eugenio Montale)

In un succedersi di giorni in cui la potenza del caos si unisce allo svilimento dell'importanza simbolica di cose, eventi e figure, è salvifico portarsi oltre il rumore, verso la luce. La luce che, passata ogni tempesta, dura a lungo sul mare versiliese, il mare che gioca con il tramonto dilatandosi e restringendosi in queste sue ampie spiagge, parlotta con i gabbiani in volo e favorisce il silenzio.

domenica 18 febbraio 2018

Luci spente al Sud

Salvatore Quasimodo
Cultura italiana del ‘900. Fa discutere, nella scelta delle figure più rappresentative, la mancanza di voci come Grazia Deledda, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia: una perdita per tutti

di Mariagrazia Passamano *

“Oh, il Sud è stanco di trascinare morti/ in riva alle paludi di malaria, /è stanco di  solitudine, stanco di catene”. Questi alcuni versi della struggente poesia “Lamento per il sud” di Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell’ermetismo e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959. Eppure l’opera di Quasimodo, al pari di altri autori meridionali, non compare nell’olimpo della “letteratura vera”, nel pantheon delle figure di rilievo selezionate dal Ministero della Pubblica istruzione per i programmi scolastici (per i Licei).

Colori lievi

I versi del poeta per raccogliere voci lontane e ascoltare se stessi

di Marina Zinzani
(Commento a “Poesia, canto universale”, PL, 21/3/17)

Potrei morire oggi, ma non ho vissuto invano. Ho raccolto le particelle dell’aria, il canto degli uccelli, il volo delle rondini, i gorgheggi dell’acqua da una fontana. Ho catturato una stella, ho sentito voci lontane, ho visto colori diversi, un turchese difficile da trovare, un viola che racchiudeva la magia di vette elevate e misteriose.

sabato 17 febbraio 2018

In punta di spada

Donna con il parasole, 1884, Georges Seurat
Un triangolo: le lacerazioni nell’animo di una donna

Racconto
di Paolo Brondi

Sono ritornata a casa da pochi minuti, ho ascoltato sulla segreteria telefonica la tua voce. Ripenso alla splendida fine settimana passata, con Alberto, mio marito: un’idilliaca evasione a Capri. Tinte sfumate, scogli corrosi dalla marea, luminosità diffusa su persone e cose, che chiamava al silenzio, rendendo legittima la tua presenza in me, annullando distanze e ruoli, pacificando l’immaginario ed il reale.

Rocce che si sgretolano

Uomo con maschere, 1930, R. Chanterou
La fatica, le difficoltà, gli imprevisti: i volti per mascherare la vita

Racconto
di Marina Zinzani

Sono un padre di famiglia ora, devo pensare a far crescere mio figlio, devo essere un punto di riferimento per lui, non fargli mancare nulla. Certo, quante cose, e come cambia la vita. Un figlio cambia la vita. Ora i figli sono due, e il tempo è sempre meno. Io e mia moglie lavoriamo entrambi, i ritmi sono veloci, a volte insopportabili. I conti fanno fatica a quadrare, le spese aumentano, c’è un’infinità di cose da fare ogni giorno.

Il posto della gioia

Le esperienze di vita lasciano delle tracce indelebili, e ricordano ciò che siamo diventati

di Cristina Podestà 
(Commento a Capelli al vento, PL,13/2/18)

Sentimenti positivi e valori mai spenti nel tempo. La scuola, da studente o docente o dirigente, non potrà mai spegnersi dentro chi la vive con impegno, amore e dedizione. Il recupero della memoria, dei ricordi, dei volti rimossi ma mai scordati, delle voci silenziose di chi non è più, è una ripresa di una parte di noi mai morta, ma solo sopita mentre si cambiava, un modo di ritrovare ciò che eravamo prima. 

venerdì 16 febbraio 2018

Carnevale, perché abbiamo bisogno delle maschere

Il travestimento è un rito ancora attuale: nostalgia di una realtà del passato, gusto dell’avventura e persino della ribellione

(ap) Una pioggia di coriandoli, sfilate di carri allegorici, festeggiamenti collettivi di piazza, burla irridenti e dissacratorie: ogni anno si rinnova l’appuntamento con il carnevale, coinvolgente e fascinoso nonostante tutto. Festa senza età, a volte preparata in tutti i mesi precedenti, perché travestirsi è sempre una suggestione irresistibile.

giovedì 15 febbraio 2018

In ascolto

Cuori che attendono il calore di un amore

Poesia
di Paolo Brondi

La luna nonostante il gelo invernale
Sa ancora, nel suo colore antico,
scrivere con la polvere della sua luce
su cuori in ascolto di voci
lontane sempre più lontane

mercoledì 14 febbraio 2018

Daphne

Daphne (1932), di F. Casorati
Nell’aria fresca e con gli occhi chiusi, i pensieri sono “come rondini”, più leggeri e felici

Poesia
di Marina Zinzani
(Commento di Angelo Perrone)

Respiro e aria fresca
i miei pensieri vanno
come rondini per la campagna
come rondini sono leggeri
fammi respirare l'aria
piena di promesse
mi sembra piena di promesse
e oggi tutto il mondo
mi sembra lieto
non voglio svegliarmi
da questo momento
chiudo gli occhi
respiro, respiro, respiro.

(ap) La londinese Daphne Maugham non era solo l’allieva curiosa ed intelligente del maestro, poi diventata sua moglie, ma lei stessa una pittrice di rara finezza ed intelligenza. Felice Casorati ne apprezzava la vivacità intellettuale, i molteplici interessi tra danza, coreografia e infine pittura che l’avevano portata in Italia; ammirava la gioia con la quale usava i pennelli, quel sentimento semplice capace di trasfigurare i piccoli paesaggi che creava.