Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

giovedì 27 luglio 2017

L’attimo prima

Angoscia e preoccupazione, l’istante tempestoso che precede certe decisioni

di Marina Zinzani
(Intervento di Angelo Perrone)

(ap) C’è un momento, tra gli altri, in cui tutto si compie. Si attraversa il guado finalmente, dopo tante perplessità e incertezze, e si è dall’altra parte del fiume. Un’altra, più bella e promettente, è la sponda che ci attende. La decisione è finalmente presa. Il disagio che fino a quel momento ci aveva stravolto ha trovato comunque un suo esito.
Si affievoliscono le tensioni, subentra uno stato di rilassamento. Accade in tanti aspetti della vita, nelle riflessioni interiori e nei rapporti con gli altri, siano essi le persone care o dei semplici sconosciuti.
Ma c’è anche un altro istante, profondo e complesso, che spesso ci sembra più difficile affrontare. Incomprensibile e angosciante. Ci inquieta, ci allarma, ci preoccupa. E’ l’attesa di un incontro, il pensiero che precede una comunicazione importante da dare o ricevere, la paura della reazione dell’altro di fronte ad un nostro gesto, il conflitto che dovremo gestire con qualcuno perché gli interessi diversi ci contrappongono.
Cose multiformi per natura ed importanza, che hanno un elemento comune: precedono altri momenti decisivi della vita, vengono prima di un altro passaggio. E impediscono di vivere con serenità. Occupano uno spazio che rende inquietante il presente sospendendo la normalità dei sensi.
Indugiare su questa fase ci proietta in un antro oscuro e misterioso, innesta un travaglio irrisolvibile, finisce per travolgere la misura del nostro essere. È l’ignoto, ciò che non si conosce ancora, che genera ansie incontenibili, allontanando la quiete dell’animo. E non riusciamo a farcene una ragione.

Nel libro “Perdersi” di Lisa Genova, da cui è stato tratto il film “Still Alice”, la protagonista deve ad un certo punto rivelare al marito che le è stato diagnosticato l’Alzheimer.
E’ un momento struggente che illumina l’attimo in cui si deve rivelare una cosa, e si sente dentro un mare tempestoso perché si sa che dopo, dopo, niente sarà più come prima.
La persona, fino ad allora apparsa sana, diventerà malata. Malata dopo pochi secondi, agli occhi degli altri.
Il tergiversare di Alice nel dire al marito di questa malattia è la sua ultima àncora per rimanere in un’illusione di normalità: vita consueta, serena, lineare. C’è ancora un tempo felice finché non si dice, finché non si rivela il segreto. E’ l’ultima illusione, prima che il fuoco divampi, la casa bruci, le vite vengano sconvolte.
Ecco, questo lasso di tempo che intercorre fra il dirlo e il non dirlo è come un limbo, c’è un senso di ansia, paura, e malinconia. La malinconia per quello che accadrà dopo.
Questo limbo non si trova solo quando si deve rivelare a qualcuno di una malattia, si trova anche quando si deve rivelare un tradimento, o un evento che modificherà la vita, in qualche modo.
Quei momenti per noi, prima che le parole escano dalla bocca, hanno qualcosa di struggente e di tragico.

Quale donna? E’ “indifferente"

Marcel Proust: l’ambiguità dei sentimenti, la strana attrazione per ciò che la vita nasconde

di Paolo Brondi

L'Indifférent è il titolo di una novella scritta da Marcel Proust, probabilmente nel 1893, all'età di ventidue anni. Pubblicata nel 1896, poi trascurata e dimenticata dallo stesso autore, venne riscoperta dallo studioso Philip Kolbe che la ripubblicò, con stesso titolo, da Gallimard, nel 1978.
Il tema dell'indifferenza nasce nel giovane Proust posando il suo sguardo su se stesso e su tutti coloro che sembrano dominati soltanto da un'assenza di sentimento provocando tuttavia intorno a sé ammirazione, attrazione, voluttà di piaceri e di passione. Amara è la riflessione che ne deriva: senza sapere perché, il sentimento che nasce e nidifica in noi non desidera che quello che gli viene negato!
S'intravedono le prime ansie di Proust nell'ambiente mondano. Da una parte il sentirsi mediocre, forse insignificante ed essere trascinato ad amare persone bollate dal marchio dell'indifferenza; dall'altra attribuirsi egli stesso la causa di sofferenze alle persone più amate. Ma nell'indifferenza Proust intravede altri significati.
Nella sua novella appare una forma di impotenza sentimentale la quale nasconde un vizio. Il giovane Lepri, considerato una nullità da tutte le persone del bel mondo, attrae l'attenzione di Madeleine de Gouvres, ma non si rende facilmente conquistabile. La sua indifferenza sembra inspiegabile: come può un uomo modesto come lui, non sentirsi onorato dall'interesse e dall'amore sincero dell'affascinate vedova?
Madeleine s'impegna a scoprire i motivi dell'insolito comportamento. Verrà a conoscere che il giovane ama follemente le donne ignobili, cercandole in ogni dove e soprattutto nel fango cittadino, mentre neppure guarda la più incantevole donna del bel mondo. Tutto in lui appare come un'inversione della vita: il suo comportamento invertito sconvolge Madeleine e quando il giovane parte per un viaggio si dispera, si sente mancare il respiro.
Una sofferenza che lo stesso Proust conosceva in dettaglio, provocata non solo dalle ambiguità dei sentimenti d'amore ma anche dai disturbi asmatici che lo affiggevano fin dall'età di nove anni. Quando la sua asma aumentava e non poteva riprendere fiato e tutto il suo petto faceva uno sforzo doloroso per respirare, è presumibile s'accorgesse di quale spaventevole cosa fosse respirare, vivere, sentendo allora il velo che nasconde la vita e avvicinarsi la morte.

mercoledì 26 luglio 2017

Beethoven, donare la gioia

La bellezza delle note musicali e non solo: tanti sono i raggi di sole capaci di darci calore

di Marina Zinzani

C’è un libro di Romain Rolland che parla della vita di Beethoven. Una frase sembra raccogliere l’essenza della vita di questo uomo:
«Un essere disgraziato, povero, infermo, solitario, il dolore fatto uomo, un escluso dalla gioia del mondo, crea la Gioia per donarla ai suoi simili, la foggia con la propria miseria, come lui stesso ha detto attraverso queste fiere parole, che riassumono la sua vita e rappresentano il motto di ogni anima eroica: “Durch Leiden Freude”. La gioia attraverso la sofferenza.»

martedì 25 luglio 2017

Quei baffi neri all’insù, per sempre

Con la riesumazione del corpo di Salvador Dalì per una contesa sulla sua eredità, la scoperta dell’ultima sorprendente “creazione” surrealista del pittore

di Mariagrazia Passamano *

Il genio, l’anticonvenzionale, l’autocelebrativo, il visionario, il Franchista, Salvador Dalì, a 28 anni di distanza dalla sua morte non smette di stupire: la sua stravaganza ed eccentricità persiste anche oltre la sua stessa esistenza.

Meryl, la rinascita della bellezza

Lo stretto sentiero che porta così in alto: il cuore e l’arte

di Marina Zinzani

“Prendi il tuo cuore spezzato e rendilo arte”. Così si conclude il discorso di Meryl Streep ai Golden Globe 2017. E’ una frase che le aveva detto Carrie Fisher, scomparsa recentemente.
E’ una frase sorprendente, nella sua bellezza ed evocazione. Vengono in mente dei libri, come “Paula” di Isabel Allende, quel senso di salvezza che lei aveva provato scrivendo del calvario della figlia. Si pensa a quando la  scrittura è stata salvifica per qualcuno.  E non solo la scrittura.

lunedì 24 luglio 2017

Noi e il castigo


Il “chiaro” e lo “scuro”, nella coscienza individuale e nelle regole giuridiche. Il castigo esistenziale così diverso dalla pena

di Valeria Giovannini
(Con un intervento di Angelo Perrone)

"In ogni condanna e in ogni assoluzione che rivolgiamo agli altri c'è un volgare rigurgito di innocenza per noi stessi, guadagnato a poco prezzo. Con la condanna infatti vogliamo soprattutto evitare di vedere noi stessi", scrisse tempo fa Umberto Galimberti.

Il tempo che cade

Tutto all’improvviso: il fuoco acceso, la lontananza del ricordo, il silenzio

di Maria Cristina Capitoni

Nessuno si accorse
che era già tutto finito 
Chiusi l'uscio sul buio
di quel volto impaurito 
Ti dissi fermati che il nostro tempo è andato
Dicesti fermami, poiché non l'ho capito

Timide lucciole

Il ricordo della vita agreste di un tempo

di Paolo Brondi

Fu gioia in tempo remoto
scartocciare sull’aia il grano vestito
fino al tepore del sole calante
e udire in luna crescente
canti lascivi di giovani agresti

sabato 22 luglio 2017

Caffè. Quello “sospeso” fa ancora più bene

A Napoli, l’usanza di lasciare pagato un caffè per qualcuno che non possa permetterselo

di Marina Zinzani

Un recente studio ha stabilito che bere anche solo un caffè al giorno fa bene, molto bene. Il caffè accompagna dei momenti. E’ compagno di uno sguardo dalla finestra, o mentre si sfoglia il giornale, o in mezzo a chiacchiere con un amico. E’ la vitalità che si cerca quando si percepisce la stanchezza, è una risposta tonica alle pause quotidiane, e diventa appuntamento delicato e gradevole per la nostra anima.

venerdì 21 luglio 2017

Con i tuoi occhi

Il colloquio sofferto con la madre, specchio del proprio essere più profondo

di Vespina Fortuna

Questo è quel che hanno fatto del mio corpo
madre
quel corpo che tu hai custodito con amore
quello che hai nutrito col tuo petto
e allevato con dedizione e cura.

Aprire le porte

I sensi di colpa? Il rimedio è comunque uscire dalla solitudine

di Marina Zinzani
(Commento a Il buono che è in noi, PL,  14/7/17)

La solitudine e il raccontare. Queste due parole si accompagnano spesso ad un sentimento poco citato ma così presente: il senso di colpa.
Cresce con l’uomo la percezione di essere in difetto, di avere sbagliato. Si prova fin da piccoli il senso di colpa. Da giovani e da adulti si evolve, in forme subdole e misteriose, in un intreccio in cui è difficile districarsi.

giovedì 20 luglio 2017

Ali spezzate

di Marina Zinzani
(Intervento di Angelo Perrone)

(ap) 547 bambini vittime di violenza tra il 1945 e il 1990 nel coro delle voci bianche del Duomo di Ratisbona, secondo il rapporto fatto dall'avvocato Ulrich Weber su incarico della Chiesa: 67 subirono anche abusi sessuali. Il fratello del papa emerito Benedetto XVI è stato direttore del coro per trenta anni, tra il 1964 e il 1994. Un nuovo dramma per la Chiesa. Occasione per fare chiarezza sullo scandalo degli abusi verso i minori.

Evviva


I simboli degli eccidi di mafia, un’altra forma della memoria collettiva

di Maria Cristina Capitoni
(Commento a Palermo, una memoria italiana, PL, 19/7/17)

Un uomo, Paolo Borsellino, talmente straordinario da riuscire a farsi ricordare, in un paese dalla memoria corta, anche dopo 25 anni.

mercoledì 19 luglio 2017

Galeotta la minigonna

Una modella si è fatta fotografare mentre passeggiava in minigonna e t-shirt con la pancia scoperta. La notizia? Era in Arabia Saudita

(ap) Khulod (questo il suo nickname) l’ha fatta proprio grossa, postare su Snapchat un video che la ritrae in minigonna e t-shirt. Oltre tutto la maglia le lascia scoperta una parte della schiena e del ventre. L’errore di questa ragazza, definita sul web “una modella”? Girare il video a Ushayqir, cittadina fin qui sconosciuta ai più, ma sito storico a 150 km da Riad, capitale dell’Arabia Saudita, una delle zone – si fa per dire – più conservatrici del regno saudita.

Palermo, una memoria italiana

Ricordando Paolo Borsellino, venticinque anni dopo

di Marina Zinzani

Palermo e la memoria. Venticinque anni dopo, il mare di Mondello offre ancora le sue acque cristalline, la gioia di un panorama incantevole, le sue ville liberty.
Ce lo immaginiamo, Paolo Borsellino, che camminava sulla spiaggia scrutando l’orizzonte, con l’immancabile sigaretta accesa.

martedì 18 luglio 2017

Fuori dal coro


Molti modi per sentirsi “straniero”: quel senso irriducibile di “estraneità” nella vita di ciascuno. Camminare sulla stessa terra non sempre dà sollievo

di Mariagrazia Passamano *


- Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L'amerei volentieri, dea e immortale.
- L'oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole. Le nuvole che passano. Laggiù. Le meravigliose nuvole!
(Charles Baudelaire, Lo straniero)

lunedì 17 luglio 2017

L’arte del perdere

Ricordi, affetti, memorie: quando volano i tasselli dell’esistenza

di Marina Zinzani

L’arte del perdere è una definizione citata in un film, “Still Alice”. Parla di una donna che si ammala precocemente del morbo di Alzheimer e vede perdere ogni giorno pezzi del suo mondo, delle sue capacità cognitive e fisiche. Film bello e struggente, con Julianne Moore. Lei ha vinto anche l’Oscar per migliore attrice per questa interpretazione.

L’utopia non basta

L’infelicità? Può persino servire ad essere felici

di Francesco Gozzi 
(Commento a Il presente che vorremmo, PL, 10/7/17)

Effettivamente l'esistenza del dolore e del male è forse il più grande dei problemi per un credente; e lo è ancor più il fatto che essi sembrano colpire più i buoni e gli innocenti che non i malvagi.

venerdì 14 luglio 2017

Una merenda? Con il contadino


Il buono che è in noi

Rimorsi, vergogna, incubi: espressioni diverse del senso di colpa. Da contrastare, per non essere sopraffatti

di Sonia Scarpante
(Tratto dal contributo inserito nel libro Medicina narrativa, a cura di Marilena Bongiovanni e Pina Travagliante, Angeli editore, 2017)

Non sai realmente cosa ti è capitato, provi un senso di vergogna, ti senti sporca, senti l’odore di quella persona, il respiro, continui a lavarti le parti intime sperando di svegliarti da quell’incubo, ma non è così, anzi, ti senti colpevole perché pensi che la colpa di tutto ciò sia tua.

Degustando in Garfagnana


giovedì 13 luglio 2017

Al telaio

Il ciclo della vita sembra portatore di luce, nasconde invece una trama di eventi misteriosi

di Maria Cristina Capitoni

Il sole è già sorto
su coltri di nubi
occhieggia di rosso infuocato
Il mattino è tornato 
in silenzio

mercoledì 12 luglio 2017

Margherite, sulla spiaggia


Fregene: il fascino che l’ha resa famosa? Un’idea di luogo separato dal mondo anche se vicinissimo a Roma. Un’immagine “californiana”, ma più casalinga e più umana di quella originale

(ap) Se ogni capitale pur lontana dal mare ha la sua spiaggia, Roma ha Fregene. La grande città cerca di ritagliarsi uno spazio sulla spiaggia e questo diviene alla fine immagine di sé.
Un angolo della sua esistenza e del suo modo di essere, una proiezione del suo stile e della sua consistenza più intima, tra desiderio di modernità, ricerca di un prolungamento del proprio territorio oltre i limiti materiali, sconfinamento esistenziale al di là degli angusti margini del frustrante ritmo della metropoli.

Che c’entrano i bambini?

Le “umane genti” di fronte al dolore senza risposta

di Paolo Brondi

Di fronte al dolore, non ci si accontenta di spiegazioni razionali, o morali e neppure teologiche: tutte sono inadeguate e finiscono per scoppiare tra le mani. Chi visita Auschwitz mette in relazione la straziante sofferenza umana e l'agire di Dio constatando la tragica assenza della mano divina.

martedì 11 luglio 2017

Quale verità su Charlie Gard ?

La legge e la coscienza, l’angusto spazio dell’umanità

di Marina Zinzani
(Commento di Angelo Perrone)

Ci sono tante cose che si sono scritte, riguardo al piccolo Charlie Gard. Ci sono anche cose che non si leggono in modo chiaro sulle prime pagine: il fatto che il bimbo ha subito un danno cerebrale grave e irreversibile; il fatto che i medici, chiedendo di sospendere la respirazione artificiale, ritenevano di agire nell’interesse del bambino, che va incontro a intense e a insopportabili sofferenze; il fatto che i giudici hanno dato ragione ai medici inglesi, ma anche dopo aver interpellato medici statunitensi, i quali hanno ribadito che la terapia sperimentale non può curare il danno cerebrale del bambino.