Pagine Letterarie

Pagine Letterarie
(foto ap)

martedì 22 agosto 2017

Andare via

Poesie
di Valeria Giovannini

(ap) Allontanarsi all’improvviso, senza alcun preannuncio, oppure discuterne e cercare di riannodare il filo smarrito; una decisione repentina o invece maturata e sofferta nel tempo.
Scelte sempre difficili e radicali, sofferte ed angoscianti. Trapela talvolta nel quotidiano il disagio, ma non basta all’altro per capirlo se gli occhi sono socchiusi. Si può immaginare un tradimento, compierlo o subirlo. Lasciando spazio, in tutte e due le persone, al logorio di mille domande o al silenzio di chi sa tacere a se stesso ogni verità.
Andarsene da qualcuno che non si ama più, o vedere andare via qualcuno, che si è amato, quando ancora c’è il sentimento: esperienze diverse, vissute al femminile e al maschile, tra sogni che si spezzano e illusioni che tardano a svanire, quando il cielo appare ancora grigio.

(Nelle parole di una donna)

Ho respirato le scale in punta di piedi
La mia anima silenziosa
appoggiata sulle spalle tremanti
come uno scialle avvolgente
a far sì che il corpo non gridasse la sua rabbia
Ho sentito il tuo sguardo addosso
percorrere il profilo del mio essere
oltre il confine di sommessi ricordi
nostalgia del nostro ieri dissolto
foschia di mattini umidi
e bruma pallida sui fili d’erba
Sprofondata in abissi vellutati
la luna, disperatamente sola,
inghiottiva la notte e le mie lacrime
mi hai spogliata dell’ultimo ricordo
fotografia in bianco e nero di un addio
a essere tua ancora un istante
eppure non ci siamo mai avuti tanto
luci e ombre e illusioni tra noi
mai davvero insieme, al di là del mio pensiero
ho inciampato in tutti i sospiri della mia vita
calpestando schegge di vetro e di sogni
mi sono dileguata senza voltarmi
nebbia serpeggiante dietro gli angoli
per lasciarti con mille domande.
E nessuna risposta.

(Nelle parole di un uomo)

Ti guardavo scivolare via leggera
da un portone e dalla mia vita
Un fazzoletto legato a un ramo
di sogni spezzati e di illusioni
Io immobile lì dietro a un vetro
ti scrutavo piano nella penombra
per rubare ancora un’immagine di te
Mi sembravi così fragile di notte
La tua anima sfiorava con gli occhi
I tuoi passi flebili di dolore
La pioggia confondeva lacrime lente
di argento votate a luna di seta
Io ti ho amata tanto, davvero
ma il nostro tempo è passato, ormai.
Ho tirato i fili della cortina
e un’ombra è calata sul mio cuore.

Ritorno a casa


Racconto
di Paolo Brondi

Giulia, quando sentì l’impulso di telefonare al suo ex, Giorgio, stava leggendo un’opera di Goethe, ”I dolori del giovane Werther”, ritrovandovi immagini e sentimenti propri: un’anima sensibile, aperta alla bellezza, all’amore, ma anche sofferente perché cosciente di sé.
E pensava a quell’intimo tepore che nel convivere con Giorgio, si era intensificato giorno dopo giorno fino a far paura di poterlo reggere e gestire ed a credere che la fuga dal suo amore potesse sciogliere la sua sottile angoscia.
Da allora si era rifugiata in un bilocale, ereditato dalla nonna materna, con ampie e solari finestre aperte sul mare di Lerici. Si affacciava spesso a contemplare il tramonto e il mare che le appariva prendersi gioco del sole, lo attirava suadente, lo illudeva di dare ancora calore a quella parte di mondo che invece già fredda assisteva impotente al piccolo dramma quotidiano.
Dietro l’invisibile traccia che lasciava il movimento del tramonto, i voli dei gabbiani, il gioco dei pesci azzurri, le sembrava che il tempo rifluisse, assumendo quell’antica piega circolare capace di liberarla dalla terribile gravità della successione e di farla riflettere su chi aveva deciso l’oblio.
Ma l’oblio sta intrinseco alla presenza, non è mai totale dimenticanza ed ecco infatti, nel continuare ad affacciarsi sul mare, la folla di voci non dette, ecco la gioia mai spenta per la visione di lui, del suo amore non consumato, ecco l’attesa di una voce che sappia ridirle come stai, che cosa fai,  pensi un poco a me.
Con il lento calar delle ombre, tornava ad affacciarsi alla finestra e trovava meraviglioso lo spettacolo della luna che si specchiava sul mare e più in là delle stelle lievemente tremule e fredde, diverse da quelle ammirate insieme a Giorgio, sulle colline delle Langhe e che il dolce peso delle memorie prese a fargliele totalmente rivivere. Erano stati ad Alba, ove Giorgio era stato invitato per tenere una conferenza al Rotary club e la sera erano stati ospitati in un Golf Relais sulla Colline di S. Anna.
Dopo la cena, a base di tartufi, formaggi, carni della Granda e vini profumati, mano nella mano, uscirono a guardar le stelle: “Vedi,- le sussurrava Giorgio, tenendola stretta a sé-, come sono brulicanti e calde in prossimità di quel fasciame biancastro che è la via Lattea.. E’ immenso questa sera il cielo e mi sembra di sentire-non le senti anche tu ?-le voci delle sette sirene che intonano note di bellezza e di armonia”.
Giulia, stringendosi a lui, lo baciò e poi continuò a favoleggiare “Credo fermamente che una rete invisibile lega il cielo alla terra. Fili innumerevoli sono sempre pronti a stringersi, ma non in modo fatale, bensì ad opera delle divinità, Adrastea, Moira, Ananke, Ate, Dike, Nemesi, Erinni, tutte donne, tutte figure della necessità che scendono dal cielo per sanare gli eccessi del vivere, vegliando ovunque, al fine che tutti gli esseri abbiano la loro parte perché nessuno ecceda da ciò che è giustizia, vendetta, pudore”.
A volte questa intensa ruminazione le destava una preoccupazione continua, un senso di paura di aver infranto, con la sua fuga, un amore che ora tornava a rivivere con tutto se stesso. E allora si diceva che le sue paure non dovevano diluirsi in una sorta di randagismo psicologico o essere negate, né le conveniva frondeggiare fra profondità e superficie, tra vita raccolta e vita dispersiva, ora cicala, ora formica.
Meglio maturare una disposizione d’animo di alleggerimento, in forza di un rinnovato apprezzamento del fluire della vita e a vantaggio di una visione nuova e più benevola di sé e del proprio amore.
E così rinfrancata un giorno, le venne voglia di stare in un posto della Liguria altrettanto bello e arrivò a Camogli. Da lì prese il battello per S. Fruttuoso. Arrivata, visitò il monastero e poi in spiaggia, un coloratissimo mare azzurro chiaro, acqua da godere pienamente. Aveva con sé la maschera con il tubo per respirare e si divertì a inseguire grossi pesci scansando le meduse.
Poi si fece portare da un pescatore nei pressi del Cristo degli Abissi e s’immerse in mare; il bagliore del mezzogiorno filtrava nell’acqua creando fasci di luce che creavano uno straordinario alone attorno al Cristo.
Tornata a riva si offrì un pranzo a base di pesce in un incantevole ristorantino sul mare e si donò pure il tempo di riflettere che quei giochi di luce e di silenzio vissuti in quel mare prefiguravano la luce che passata la tempesta avrebbe orientato i propri percorsi quotidiani e non solo.
Ricordava la metafora del navigante che, quando la tempesta infuria e le vele non reggono più, mette le mani ai remi e usa la sua astuzia, la sua forza per ritrovare la bonaccia e infine la riva. Ed era ormai sicura di essere capace di fronteggiare la sua tempesta.
Una comprensione favorita pure dalla sua quotidianità in Lerici ove spesso usciva da casa per fa compere. Le piaceva passeggiare all’ombra dei porticati e ripetere il rito del Buongiorno, prendendo un cappuccino al bar di Alfio che la salutava con slancio e ammirazione –“Buongiorno, signora Giulia, ecco qui il suo cappuccino, caldo caldo e il solito cornetto vuoto, oggi è ancora più bella, come mai?”.
Gli sorrideva e poi se ne andava contenta fino alla boutique del pane ove trovava la signora Noemi, già avanti negli anni: “Buongiorno, cara Giulia, come sta bene oggi con quella felpa  azzurra, è un colore che sceglieva spesso anche la sua nonna, sa, sempre elegante e bella, e lei le assomiglia anche se è molto più bella!”.
Con il suo cartoccio di pane, focaccia e complimenti se ne usciva nella chiarità del mare e, seduta su una panchina, spaziava  con lo sguardo sulle bellezze del golfo. Le pareva di ascoltare, attraverso i flussi del mare,  le voci e i sentimenti di quanti, poeti, scrittori, artisti, avevano li soggiornato, non più dubitando di avere la felicità accanto a sé e la possibilità di non riservare ancora al sogno la realtà di aver vicino il suo Giorgio.
Godeva di quella libertà come di una ricreazione, una restaurazione. Il suo spirito fattosi più libero si riappropriava dei propri affetti in una completa redenzione, della propria madre che l’aveva sempre tenuta in suo potere, a lungo impedendole di crescere, dell’indifferenza del padre che non l’aveva aiutata a superare il suo rapporto infantile con la madre e a raggiungere il mondo esterno per cui provare affetto.
Ora capiva che l’eccesso di attaccamento materno s’inscriveva in una vera catena ereditaria che si tramanda di generazione in generazione come un fatto non morboso. Comprendeva pure l’insufficiente senso della genitorialità del padre dovuta a remissività di carattere, ma anche ad una società sempre più organizzata tecnologicamente, volta a provvedere a tutti casi degli individui e quindi come una grande madre che ponendosi come corrispondente ai bisogni del sé demolisce la figura del padre.
Riusciva così a redimere il passato, serbando di esso le cose migliori, costruendosi un buon oggetto interiore e nutrendo di piacevoli vibrazioni il suo sentire. Così decise di telefonare e di tornare a casa del suo Giorgio.

Migrare

Scodelle (1919), di Felice Casorati
Lo smarrimento, dopo il viaggio: metafora di ogni percorso nuovo di vita

di Marina Zinzani

Devo andare
non so dove
aldilà del mare c’è la salvezza
un’altra vita mi aspetta
una casa, un lavoro, il cibo
così pensavo
prima di partire
prima di partire.
Perduto
senza nome
ora vago
in un inquieto presente
è così lontano il mio futuro.

lunedì 21 agosto 2017

Ritrovarsi insieme

La celebrazione della messa a Barcellona in ricordo dei morti nell’eccidio terroristico: una comunità che si ritrova intorno ai valori della vita e della solidarietà

di Marina Zinzani

Ritrovare la ragione, perduta. Ritrovare la forza per credere in un futuro migliore, per i nostri figli. Ritrovare l’idea di comunità, di grande famiglia, di una convivenza pacifica. Ritrovare  il sentirsi persone, credere nella natura anche buona dell’essere umano.
Quanti pensieri all’interno della Sagrada Familia, a Barcellona, durante la messa in ricordo dei morti della strage. E su tutto le incognite e le domande: di cosa è diventato questo mondo, e perché.

domenica 20 agosto 2017

Lavorare bene, missione impossibile?

Stenotipia giudiziaria: una professione svalutata. La mortificazione attuale ha origini lontane

di un (ex) stenotipista di tribunale
(Commento a Non basta sopravvivere, PL,  5/7/17)

Ho scelto di non passare dall'altra parte, con tutto il rispetto per i poveri cristi che hanno voluto/dovuto aderire, nonostante stiamo vivendo in un'epoca di vera crisi. Non accetto di continuare a fare la mia professione essendo svilito ogni volta di più, sfruttato ogni volta di più. Probabilmente dovrò reinventarmi e fare altro. Poco male, direi.
Preferisco essere moderatamente ottimista, anche se è dura. So che ci vorrà tempo affinché i nodi vengano al pettine e si giunga a una nuova gara per i servizi di resocontazione. Tutto questo dovrà passare per dei tempi tecnici abbastanza lunghi nella migliore delle ipotesi. Tuttavia, che nessuno si illuda che i problemi siano risolti.
Il sistema al ribasso mortifica tutti. Chi fa questo lavoro con serietà sa di cosa parlo. Il problema è che c'è gente che pretende di fare di questo lavoro l'ennesima "cineseria" e lucrare sulla quantità sacrificando la qualità. Nel 2006, con la nascita di Astrea, ho passato un periodo a Roma prendendo parte in prima persona ai lavori presso il Tribunale di Roma e avendo quotidianamente contatto con le altre ditte consorziate. 
Ebbene, ho conosciuto persone, sia imprenditori che colleghi, che non avevano neanche idea di cosa fosse la lingua italiana; ho dato una scorsa ai verbali quando ero alla postazione di stampa e ho visto purtroppo delle vere e proprie mostruosità. 
Molti imprenditori del settore sono manchevoli delle più elementari competenze e pensano meramente ai numeri e alla produttività; d'altro canto, molti addetti ai lavori sono selezionati con troppa leggerezza e allora ti ritrovi a lavorare sotto una continua pressione "perché se non lo fai tu ci sono altri mille che lo fanno a meno di te".
Oppure ti ritrovi a dover sbobinare dell'audio fonoregistrato male, perché il tizio che sta in aula a registrare o è stato formato male, o deve fare fronte a cinque aule contemporaneamente.
Un effetto domino: tutto, ma proprio tutto, ricade sullo stenotipista che è costretto a lavorare in condizioni allucinanti, vessato e pressato da tempi di consegna impossibili, il più delle volte facente parte di organici sottodimensionati, dovendoci mettere una pezza ai pasticci che altri combinano.
Ho sperimentato personalmente che a volte l'imprenditore mette le mani in pasta e combina più guai che altro. Qualcuno di voi ha mai provato l'ebbrezza di vedersi assegnato un lavoro con la massima urgenza, magari costretto a farci la nottata e finalmente terminato il lavoro scoprire sul portale che quel lavoro era stato già consegnato? Cioè, assegnato due volte a persone diverse?
E allora non si può non constatare che è diventata una mission impossible. La situazione attuale è ancora peggio, con l'anomalia  del subentro di imprese di pulizia, allora si deve prendere atto che questo sistema è arrivato al collasso, non si è saputo fare la voce grossa quando tutto questo è incominciato, curando prima di tutto la professionalità e il valore di questo lavoro, svendendoci a cifre ridicole.  

Gattini contro la morte

Terrorismo: si serve crudelmente anche delle immagini di morte

di Marina Zinzani

Dopo l’ennesimo attentato terroristico, il web è stato invaso da tante foto di gattini. Una sorta di richiamo collettivo per non mostrare ciò che è successo a Barcellona, evitando di fare il gioco di chi vuole diffondere la paura anche attraverso le immagini dell’attentato.

mercoledì 16 agosto 2017

Márquez, Cent'anni di Macondo


Il sogno che si trasforma in realtà: un luogo, una storia, un mondo sospeso tra immaginazione e concretezza


(ap) Non sarebbe bastato un sogno delirante per credere che un piccolo villaggio immaginario improvvisamente potesse diventare l’emblema di una condizione umana, tra storia e fantasia. Tanti ricordano con gratitudine il suo inventore ineguagliabile, Gabriel Garcìa Márquez

Momenti


Poesia
di Valeria Giovannini

Dietro le sbarre del tempo
angoscia senza fine
Pensieri ingombrano
vie consuete
Vertigine di parole
strozzate in gola
fossero palloncini colorati
da affidare al vento

Anni che passano

La giovinezza, età fugace

di Marina Zinzani

Candida è la veste di una ragazza che passeggia. Il fluire di ogni cosa, attese, aspettative. Il corpo è un altro, molti anni dopo: pensa questo la donna che la osserva. Ah, amata gioventù! Si guarda dallo specchio di una vetrina, vestiti non per lei, ma per ragazzine.

Una fiamma

Il ricordo di un viso, simbolo di sentimenti rari prima dell’oblio

di Sonia Scarpante

Arde quella fiamma
e agita i nostri cuori
mentre la memoria
riporta quel viso ceduto
a sentimenti imperituri.

martedì 15 agosto 2017

Una sera d'estate

Non solo un momento della giornata: il modo di ripensare alle cose della vita

di Marina Zinzani

La sera che arriva, sembra troppo presto. Sembra di non aver vissuto, gustato, gioito di ciò che offriva il giorno. Si guarda indietro e le immagini del tempo perduto, in cose senza importanza, scorrono quasi crudeli.

lunedì 14 agosto 2017

Milano: l’attimo, nella città deserta

di Marina Zinzani

Vicoli oscuri e porte chiuse. L'anima delle cose che sembra svanita. Poi si leva un venticello fresco, che porta via l'umidità dei pensieri. In quel momento si sente un rivolo di gioia, venuto da chissà dove.

Il velo, oltre lo sguardo

Le immagini della natura, a volte rassicurante a volte pericolosa

di Gianantonio Tassinari

Rami scuri, bui
che la notte nasconde.
Rami di luce
rischiarano la notte.
Misteriosa è la natura
che avvolge il mondo
con il manto cupo
e cela il suo segreto.

sabato 12 agosto 2017

Er paguro mpertitente


Poesia di Vespina Fortuna

Un giorno camminando sulla rena
vidi quarcosa che brillava al sole
‘na conchija de ‘na certa mole
che presi in mano senza damme pena.

Come se fa pe’ risenticce l’onde
me l’accostai all’orecchia mia curiosa
e aspettai de intende quarche cosa
scostando bene le treccette bionde.

Un nuovo giorno

Milano (foto ap)
La sorpresa, pur nei luoghi che si conoscono

di Marina Zinzani

Le strade del giorno, frequentate e consuete: come è fatica vedervi la coccinella che si posa timida su un vetro. Vola via dopo un attimo, e si aveva lo sguardo altrove.
Le strade della notte, cartoni come giaciglio di chi dorme sotto un portico. Un'impressione, dietro le spalle. Le strade del mattino, ciò che può offrire il nuovo giorno. Gli occhi aperti e vedere, sentire.

venerdì 11 agosto 2017

In volo tra le rondini


Racconto
di Paolo Brondi

Le rondini sembravano impazzite. Nel cielo rossastro di un sereno tramonto intrecciavano voli sempre più rapidi e frequenti fra svettanti cipressi, e sopra vigneti degradanti del podere Groppali. 
Era l’ultimo scorcio di un’estate lunga e calda e Fulvia, l’unica figlia dell’agronomo Groppali, ammirava quel turbinio di colori, tra il quieto rossastro dei tralci di vite, il verde scuro dei cipressi e i guizzi veloci bianconeri delle rondini.

giovedì 10 agosto 2017

Una sera, in un caffè di Torino

Racconto
di Vespina Fortuna

A Torino, d’estate, quando fa caldo, fa caldo davvero. L’umidità s’infila nel collo, sotto le maniche della camicia, sotto il cappello, nel naso, in bocca, ti bagna la fronte e dà arsura alla gola. Era un giorno così, quando camminavo per le vie umide e scivolose, cercando un inutile refrigerio nei portici che le costeggiano. Erano le nove di sera, il pallido sole se n’era già andato, sconfitto dagli impenetrabili strati di afa. Le gialle luci dei lampioni avevano intorno un alone dorato e si riflettevano sulla strada.

mercoledì 9 agosto 2017

La vendita della Fontana di Trevi


Una truffa da manuale, ma anche una ballata di invenzioni comiche. Persino un pretesto per evocare il fascino di un luogo e dei ricordi personali

(ap) L’immagine che ritrae l’episodio della vendita della Fontana di Trevi ad un ingenuo turista italo-americano (dal nome caricaturale di Decio Cavallo, storpiato volutamente in Caciocavallo) è tratta dal notissimo Totò truffa 62.

Come un gabbiano

Una storia d’amore così breve, incompiuta e inappagata: da segnare l’anima per sempre

di Marina Zinzani
(Guardando il film I ponti di Madison County, 1995, con Clint Eastwood e Meryl Streep)

Ci sono pochi film come “I ponti di Madison County” che si ricordano negli anni. Nella prima visione si è vista questa storia d’amore impossibile, incompiuta, e si è avvertita una traccia crudele nella vita della protagonista, Francesca. Meryl Streep le dà come sempre le sfumature, le contraddizioni, i sussulti, l’intensità che le sono familiari. La sua vita, dopo che ha rinunciato a quello che lei sente l’amore vero, sarà un’attesa indefinita, che vacilla fra il sogno che aiuta a vivere e la solitudine, pur avendo una famiglia.

martedì 8 agosto 2017

Alla ricerca di una nenia

Oltre le cose, le immagini e il suono delle parole, per dire il bisogno di un canto

di Maria Cristina Capitoni

Timide conseguenze 
di un atteggiamento forgiato a stento
Tenuto stretto dentro un pugno 
disteso fiero in controvento
T'ho pensato intensamente 
senza impegno

lunedì 7 agosto 2017

Nacchere di madreperla

Pagina di diario
di Vespina Fortuna

Caro diario, oggi ti rivelerò un segreto.
Da sempre, vicino alla baia di San Peter alle 8,30 in punto di questo giorno dell’anno il sole colpisce un sasso sul fondo del mare ricevendo in cambio riverberi d’oro e d’argento.

Non mi pento di nulla

Gli alti e bassi della vita, il passato e la speranza nel futuro

di Marina Zinzani
(Guardando il film Le vie en rose (2007) con Marion Cotillard)

No, non mi pento di nulla. La voce di Edith Piaf che canta “No, je ne regrette rien” davanti al pubblico è la scena finale del film “La vie en rose”, con Marion Cotillard. La vita travagliata, la salute malferma, l’amore cercato, trovato e strappato via dal destino, capitoli che si aprono e si chiudono, parentesi che sono il passato: tutto scorre via, sotto la voce di Edith Piaf che dice “No, non mi pento di nulla… perché la mia vita, le mie gioie oggi iniziano con te.”

sabato 5 agosto 2017

Il bisturi nei sentimenti

Nel profondo nell’amore filiale: il difficile rapporto con figura materna

di Marina Zinzani
(Guardando il film Sinfonia d’autunno, 1978, di Ingmar Bergman)

In un vecchio film di Ingmar Bergman, “Sinfonia d’autunno”, con Liv Ulmann e  Ingrid Bergman, si parlava del rapporto contrastato fra una figlia e una madre pianista. Le accuse della figlia, che tutta la vita si era sentita in secondo piano rispetto a questa scelta della madre, erano dure, e suggerivano ferite di cui non era mai guarita.  Neanche creandosi una famiglia sua.

venerdì 4 agosto 2017

Campane che suonano

Alle note “metalliche” sono spesso imparentate altre misteriose voci

di Paolo Brondi

In tanti borghi e paesi, è possibile ascoltare il suono delle campane che, dall'alto di chiese baciate dal sole, ci aiuta a sospendere, almeno per un poco, i rumori del presente. E' un suono che sembra non logorarsi mai, né corrotto da ruggine, né oscurato dal tempo e che sovente suscita brividi nuovi. Con quel suono si imparentano voci il cui senso è perenne.

giovedì 3 agosto 2017