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La bellezza e il bene

(Vincent Van Gogh)
di Marina Zinzani

“Penso sempre che il modo migliore per conoscere Dio sia amare tante cose: ama un amico, una moglie, una cosa, quello che vuoi, ma con una nobile e profonda empatia interiore, con forza, intelligenza, e cercando costantemente di apprendere di più, meglio e più intensamente. È questo che conduce a Dio: questo che dona una fede incrollabile.” (Vincent Van Gogh)

Van Gogh scrive anche “Se qualcuno ama Rembrandt, e lo ama profondamente, saprà che Dio esiste e crederà in Lui.”
È un cogliere un aspetto quasi metafisico, l’unione con qualcosa di più grande attraverso una passione, un’empatia, un’emozione. Essere svegli, vivi, vitali, un risvegliarsi dopo essere stati toccati da una bacchetta magica, ed essere entrati in uno stato di grazia. E’ un aprire la porta, il sentire, in un linguaggio misterioso attraverso le immagini o i suoni o la narrazione. 
Il percorso diventa personale, a volte solitario in apparenza, in realtà ricco, perché ciò che amiamo diventa qualcosa di noi. Anche un’opera di Van Gogh diventa come un ospite entrato in casa, e così i suoi pensieri.
Tante strade non portano a nulla, o resta poco fra le dita. L’inquietudine del vivere, dell’oggi e del domani, non trova sempre una soluzione razionale nella mente. Affidarsi ad una passione aiuta, è come essere trasportati in un luogo misterioso, fra passato e presente, quasi di sussurri, dove la bellezza si incontra con il bene, il sentirsi bene. 

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