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🏛️ Sulla via di Königsberg: il tricentenario di Immanuel Kant e la ragione perenne

Ritratto ad olio del filosofo Immanuel Kant (1724-1804) con parrucca bianca e sguardo pensieroso.
(a.p.- Introduzione a Paolo Brondi) ▪️ Cosa resta di Immanuel Kant a 300 anni dalla nascita? Fu durante una delle sue consuete passeggiate per le vie di Königsberg che gli venne in mente il progetto del suo capolavoro, la “Critica della ragion pura”, cui si dedicò poi per anni, lui uomo schivo e austero, con una scrittura costante ed ossessiva.
Fu una rivoluzione non solo per la filosofia, ma per la storia del pensiero, contrassegnò un’epoca, segnò uno spartiacque insuperato nella storia delle idee. Un processo alla ragione, quando decide di abbandonare la lezione dell’esperienza per avventurarsi sugli impervi e forse sterili sentieri della metafisica tradizionale, e quando non ammette i suoi limiti.
Una evoluzione, quella suggerita da Kant, destinata però a salvare la ragione dai suoi confini, per darle un futuro, l’unico possibile, quello nella storia, esposta all’errore, chiamata ad una perenne erranza, e perciò in grado di ispirare tuttora la modernità. E di scoprire in fondo la sua stessa vocazione morale. Che sa guidare l’agire di ciascuno, richiamandosi all’imperativo categorico di considerare l’uomo sempre come un fine e non come uno strumento.
Cattedrale di Königsberg (Kaliningrad) con guglia scura incorniciata da alberi invernali

(Paolo Brondi – Testo) ▪️ Sono già in corso le celebrazioni per i tre secoli dalla nascita di Immanuel Kant, un ciclo di eventi che si protrarrà fino al 2024. Il profondo significato e l'importanza di questa ricorrenza mi sono stati rivelati da un’esperienza diretta. Percorrendo la via dei filosofi a Kaliningrad – l'antica Königsberg – mi sono recato subito a visitare la tomba di Kant.

Mi ha colto un profondo stupore nel trovare così tanti giovani a rinverdire la memoria del pensatore che ha radicalmente ridefinito il concetto di cielo, di apparenza, di ignoranza e di male. Un sapiente difensore di un mondo riportato alla luce da valori perenni, saldi come la ragione umana stessa o come la riflessione scaldata da sentimenti condivisi.

Era un mattino primaverile e il sole cominciava a intiepidire il muro della cattedrale gotica che custodisce la tomba. Il gioco delle guglie, dei pinnacoli e lo scintillio delle vetrate attiravano e al contempo allontanavano lo sguardo, generando uno strano turbamento, quasi un presagio della caducità di tutte le cose. Mi tornava in mente un passo della Teoria del cielo di Kant:

«Tutto ciò che è perfetto, tutto ciò che ha un moto e un’origine porta con sé l’impronta del limite imposto alla sua natura: quindi deve finire, deve morire… La fragilità è, purtroppo, innato retaggio delle nature finite e lavora senza posa per la loro distruzione.» (I. Kant, Storia generale della Natura e teoria del cielo, Casa Editrice O. Barjes-Roma,1956).

Eppure, tutti quei giovani, forse studenti liceali in visita di studio, non apparivano affatto fragili, ma anzi, pieni di entusiasmo. Erano liberi di cantare, di suonare chitarre e flauti, in piena coerenza con l'idea di felicità predicata dal filosofo stesso:

«Felicità è l’appagamento di tutte le nostre inclinazioni sia estensive, riguardo la loro molteplicità, sia intensive, rispetto al grado, sia anche protensive, rispetto alla durata» (I. Kant, Critica della Ragion pura, ed. 1976).

In armonia con il senso profondo dell’esistere dedotto da Kant, diventa facile riguadagnare la gratitudine verso le sorti della vita. Questa gratitudine, che pur includendo la morte, non esclude la speranza, la tensione al superamento di sofferenze e dolori, al cambiamento e alla riscoperta continua del mondo. È giusto e degno, dunque, celebrare questa saggezza senza posa e senza fine.


Foto 1. Ritratto di Immanuel Kant, opera di Johann Gottlieb Becker (1768).
Foto 2. La Cattedrale gotica di Königsberg, un simbolo di resilienza storica.

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