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Politica e popolo

La ricerca delle buone pratiche riformiste


(Angelo Perrone) Ogni occasione è propizia per denunciare l’asimmetria dei rapporti tra destra e sinistra. È quella strana condizione per la quale ciò che riesce alla destra si mostra inefficace per sinistra. Esempio: la politica di opposizione. Un successone per la destra, tanto che l’elettorato l’ha premiata.
L’opposizione si rivela fonte di sciagure invece per la sinistra. Come se le armi utilizzate fossero spuntate, mancassero di slancio e di forza di convincimento. Non bastano strilli e strepiti, allarmi e grida. C’è l’incapacità di incidere, creare forza, attivare consensi.
L’asimmetria diventa ingiustizia, penalizzando la stessa democrazia, privata di alternative possibili. Eppure non mancano le occasioni per far sentire la voce, per esempio sul bilancio di un anno di governo di Giorgia Meloni.
Il governo Meloni è apparso una squadra di calcio che partecipa per la prima volta ad un campionato di alto livello, forse al di sopra delle sue possibilità. Sconta inesperienze e novità di ruolo. Oppure è sembrato solo una squadra di serie B, giocatori modesti, già in affanno.
Molte le pagine nere. Il flop della politica per l’immigrazione, i ritardi nell’utilizzazione dei finanziamenti europei del Mes, la bulimia dei reati di strada per accrescere la sicurezza, l’intemperanza del ministro Nordio nel suo attacco alla magistratura e agli equilibri costituzionali.
C’è l’isolamento in Europa e l’emarginazione rispetto alle decisioni importanti. Poi le questioni (Ucraina, finanziamento del debito pubblico) che influiscono sulle relazioni internazionali. 
La conclusione però è che il “tirare a campare” del governo Meloni non fa cambiare idea agli italiani. Il consenso della destra è molto alto. 
Al contrario, nulla sembra riuscire alla sinistra. Doveva essere una “estate militante” ma la milizia non si è vista. Soprattutto, sono mancate grinta e capacità persuasiva. Tipo sulla proposta di salario minimo, la difesa della sanità pubblica e della scuola, e quant’altro emerso in questi giorni. È un autunno “caldo” ma per ragioni climatiche.
Si possono fare molte ipotesi: l’opposizione non sa muoversi; l’animo italico è irrimediabilmente conservatore (anche retrivo, o solo moderato?). Prima di rinunciare a muoversi, conviene guardare in modo diverso.
Il metodo, suggerito dal Pd di Elly Schlein, di analizzare in concreto i problemi è rimasto sulla carta. Ci si è fermati all’elencazione delle questioni, poco si è fatto per cercare soluzioni.
Basti pensare all’immigrazione, dove siamo alla contrapposizione tra cattivi sovranisti (la destra) e buoni samaritani (la sinistra). Ovvero allo scontro tra tendenze opposte ma egualmente inadeguate: il rifiuto aprioristico degli stranieri (anche magari quando necessari all’economia o in condizioni umane e sociali inaccettabili), oppure l’accoglienza tout court, che per i toni usati appare indiscriminata, senza criteri e selezione. Nessuna visione realistica del problema. Un’idea ragionevole sulla gestione ordinata del fenomeno migratorio.
Un altro tema che in modo esemplare segna la debolezza propositiva della sinistra è la questione dei fondi del Pnrr, a rischio di erogazione e di impiego nonostante servano per la crescita del paese. Ebbene qui la questione è affrontata nella chiave astratta dei rapporti tra governo e UE. 
Come se tutto dipendesse dagli orientamenti del governo di turno, a favore o contro l’integrazione europea. Diventa un tema di lotta politica mentre è un problema organizzativo. Il problema è la capacità di spesa, la questione dell’impiego di tanto denaro rimanda alle incapacità organizzative del Paese. 
Spesso le incertezze che accompagnano i primi passi della nuova leadership di Elly Schlein sono ricondotte alla contrapposizione tra radicalismo massimalista e riformismo. L’alternativa va spiegata e bisogna individuare le conseguenze. Occorre illustrare quanto sia dannoso il massimalismo: enunciazioni ridondanti, che non offrono rimedi e lasciano i problemi irrisolti.
E viceversa occorre chiarire che il riformismo è la capacità di fornire soluzioni concrete, magari imperfette e parziali, sempre rivedibili, ma con il vantaggio della realizzabilità. 
Il problema di adottare le buone pratiche del riformismo, rifiutando populismo e massimalismo, comincia con la capacità di formulare proposte concrete. Definiamo i principi, ma poi rimbocchiamoci le maniche, e per esempio studiamo, s’è detto, come gestire il flusso migratorio in modo umano e utile a tutti, o come rinnovare l’amministrazione perché sappia spendere subito e con efficacia le risorse disponibili.

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