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Visualizzazione dei post con l'etichetta Eugenio Montale

Quale poesia è ancora possibile?

Dalla tradizione alle avanguardie: come è cambiato il linguaggio della poesia di Davide Morelli Tutto è già stato scritto e quello che non è stato scritto non meritava di esserlo? La neoavanguardia già nel dopoguerra sembrava aver divorato tutte le poetiche. Il '900 letterario è stato artefice di grandi stravolgimenti. Il panorama poetico è mutato completamente.

Il mare che gioca con le luci

Oltre i rumori della quotidianità,   la ricerca del silenzio e di nuove visioni di Paolo Brondi E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia Com'è la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia ( Ossi di Seppia , 1925, Eugenio Montale) In un succedersi di giorni in cui la potenza del caos si unisce allo svilimento dell'importanza simbolica di cose, eventi e figure, è salvifico portarsi oltre il rumore, verso la luce. La luce che, passata ogni tempesta, dura a lungo sul mare versiliese, il mare che gioca con il tramonto dilatandosi e restringendosi in queste sue ampie spiagge, parlotta con i gabbiani in volo e favorisce il silenzio.

Buddha e l'anguilla

di Paolo Brondi Tener dietro a tutto ciò che sta accadendo di giorno in giorno, a tutti quei segni che strutturano la nostra quotidianità, recando significati di difficile decifrazione, è come afferrare un’anguilla: invano si cerca di tenerla stretta, scivola via lasciando sul palmo solo il suo gelatinoso fruscio. Parrebbe quindi di non poter superare l’amarezza di Montale:

Un dolcissimo cantore di versi

di Paolo Brondi La voce di un aedo dolcissimo canta tra le pagine della raccolta di versi di Oretta Dalle Ore, Poesie per Giovanni (Milano 2008, Edizioni Fai da Te).   La rhabdos fa parte del corredo di un aedo e ne è segno la summa   che ha titolo Ethos : "La vita è un uragano senza ombrello....". "La vita è un uragano per chi ignora / la prigionia del vecchio morte e caos". "Il tempo si arrovella e si frantuma  /  nella violenza l'odio la paura". Ne fa parte pure   l'εικονγραφειν (il pingere immagini), parole che dialogano con quell'infinito gioco di specchi che è la realtà   di cui l’autrice può non cogliere l'immagine prima,   ma recuperare la dimensione lirica. "Le parole hanno lingue tramandate / che ripetono suoni versi modi / trasmutandosi adagio dentro il fare".