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Visualizzazione dei post con l'etichetta cultura

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .

I miei suoceri: un ritratto di quotidiana e spietata avarizia

(Introduzione a Daniela Barone). Con una prosa spietatamente sincera, il racconto traccia il ritratto di una famiglia di montagna imprigionata nella rigidità e nel culto della privazione. Tra le bizzarre trovate di un’avarizia incallita, i traumi taciuti della guerra e l’incomunicabilità degli affetti, emerge la parabola di un’esistenza vissuta nel segno del risparmio materiale e sentimentale, fino a un inatteso e poetico bagliore finale. (Daniela Barone). L'arrotino di montagna e i fantasmi della guerra Avevo conosciuto i miei suoceri solo un anno prima di sposarmi. Del resto loro erano i tipici montanari, rudi e introversi. A differenza della madre di mio marito, piccola e rotondetta, con una smorfia sul viso che pareva di disgusto o forse di rassegnazione, il padre era magro ma non macilento, alto ma non imponente. Aveva un viso virile, una bocca sottile e un naso diritto e lineare che gli conferiva un’aria signorile. In realtà Antonino, un arrotino ambulante, vestiva sempre abi...

Trieste, città del vento: sulle tracce di Joyce e dei suoi poeti

(Introduzione a Daniela Barone). Crocevia di culture e rifugio di grandi pensatori, Trieste non è un semplice luogo geografico, ma un vero e proprio stato d'animo. In questo diario di viaggio, la "scontrosa grazia" cantata da Umberto Saba si fonde con la memoria di James Joyce, che qui visse, amò e scrisse, trovando una seconda patria. Un itinerario evocativo tra le vie del centro, l'orizzonte plumbeo del mare e il colle di San Giusto, alla scoperta di una città sospesa tra nostalgia, mistero e poesia. (Daniela Barone). Il fascino mitteleuropeo e l'incontro letterario Una decina di anni fa, dopo un breve viaggio d’istruzione con la mia quinta a Trieste, volli ritornare in questa città che tanto mi aveva colpito. Non è facile raggiungerla, defilata com’è all'estremità orientale d' Italia. Come spesso sento dire: "a Trieste ci si deve proprio voler andare" ma ne valeva la pena.  Diversa da tutte le altre in Italia per la sua natura mitteleuropea, è...

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

A casa di Giacomo Balla, dove l'energia diventa intimità

(Introduzione ad a.p.) Attraversare la soglia della dimora romana di Giacomo Balla non è soltanto una visita a un luogo simbolo della storia dell'arte del Novecento: è un’esperienza intima, un corpo a corpo tra lo sguardo del visitatore e l'anima discreta delle cose.  È suggestiva la scoperta di un’arte totale che non grida, ma vive nel dettaglio quotidiano. La casa dell'artista si trasforma da spazio museale a luogo di risonanza interiore.  (a.p.) Un appuntamento che si teme un poco Ci sono voluto arrivare da solo, senza dirlo a nessuno, come si va a un appuntamento che si teme un poco. Via Oslavia, Roma: una porta qualunque, tra le tante di un quartiere borghese, dietro cui per quasi sessant'anni ha vissuto e lavorato Giacomo Balla.  Salendo le scale, mi sono chiesto cosa cercassi davvero. Forse solo di stare, per un'ora, dentro lo sguardo di un uomo che aveva creduto che il mondo intero potesse essere ridisegnato dalla velocità. Le linee di forza, oltre la tela L...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

"Il raggio verde": la definizione di sé nel film di Rohmer

(Introduzione a Marina Zinzani). In una società che spesso ci impone ritmi frenetici, socialità forzata ed etichette immediate, cosa significa rimanere fedeli alla propria sensibilità? L’autrice ci guida nel cuore di uno dei capolavori più intimi di Éric Rohmer: Il raggio verde. Attraverso lo sguardo malinconico e incompreso della protagonista Delphine, il testo esplora il peso delle definizioni altrui e la ricerca ostinata di un luogo dell'anima.  (Marina Zinzani) Il cinema di Rohmer tra verbosità e autenticità Il film “Il raggio verde” (disponibile su RaiPlay, Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia nel 1986) riporta immediatamente ai temi del suo regista, Eric Rohmer: il mondo dei giovani, i loro problemi e le contraddizioni. Con il passare degli anni, la realtà vista dagli occhi di Rohmer può sembrare rappresentata in modo troppo verboso, o con storie semplici e senza temi forti, rispetto ai film di oggi.  La solitudine nella Parigi estiva “Il raggio vede” è forse il...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

Il dio dell’invidia, il sentimento che avvelena

(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa rimane delle divinità diverse da quelle dell’Olimpo? Ci troviamo di fronte al mondo altrettanto misterioso dell’animo umano. Dopo aver affrontato temi come la verità, le passioni, la guarigione, la speranza e la nostalgia, l’autrice si concentra oggi sul sentimento più pericoloso con “Il dio dell’invidia”. (Marina Zinzani) Il travestimento del dio Il dio dell’invidia si presenta sotto forma di donna, dai tratti delicati e dallo sguardo seducente. A volte però assume la forma di un uomo sempre placido e sorridente, conviviale. In realtà ha bisogno di questi camuffamenti per entrare nel mondo degli uomini e parlare sottovoce a loro, al loro orecchio.  Il sussurro che avvelena i pensieri Lui sussurra poche frasi, che sono i suoi cavalli di battaglia: “Ti sembra giusto che quella lì abbia più successo di te? Ti sembra giusto che tutto le sia dovuto? Non c’è solo lei a questo mondo, ci sono anche gli altri...” Ecco allora che l’essere umano comincia...

"Mia": la fragilità di una figlia, l'impotenza di un padre e la trappola dell'amore tossico

(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono storie che lasciano il segno ben oltre i titoli di coda, capaci di insinuarsi nei pensieri e di abitarli anche il giorno dopo. È il caso di “Mia”, pellicola del 2023 diretta da Ivano De Matteo e disponibile su RaiPlay. Il film abbandona ogni romanticismo per fotografare, con realismo a tratti disturbante, le trappole dell'amore tossico, la violenza del revenge porn e il senso di profonda impotenza che stringe i genitori di oggi. (Marina Zinzani). Il realismo crudo di una vita reale “Mia” è un film del 2023, che si può vedere su RaiPlay. Il regista Ivano De Matteo ha raccontato altre volte storie forti, senza romanticismi, disincantate, dure. Questa storia lo è particolarmente. Tanto da essere quasi disturbante per il suo realismo, e talmente potente da essere presente nei pensieri anche il giorno dopo. Perché la storia che il film racconta è una storia di vita reale. Una famiglia in cui regna l’armonia: il padre, che guida le ambulanze, la m...

La prima neve di primavera: la voce di una bambina dal grembo materno

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa prova una vita prima ancora di venire alla luce? In questo racconto, la voce narrante appartiene a una bambina che osserva il mondo esterno attraverso i filtri emotivi della madre. Dal miracolo del concepimento nella notte di San Giovanni a Genova, passando per la nube scura di un lutto improvviso, fino a una nascita avvolta da un evento atmosferico straordinario. Attesa, dolore e rinascita: il legame materno supera ogni tempesta. (Daniela Barone). Un inizio invisibile Ho dovuto viaggiare per otto giorni prima di arrivare dentro il tuo grembo, mamma. Sono così piccola che nessuno può vedermi e nemmeno tu sai della mia esistenza. La notte di San Giovanni, patrono di Genova, hai pregato papà di lasciarsi finalmente andare e così mi avete concepito. Immagino gli scoppi dei fuochi d’artificio e i meravigliosi colori che non sono in grado di percepire mentre mi accoccolo un po’ smarrita in te.  Non so quanto tempo sia passato ma ora mi sento tutta s...

La caccia al tesoro del cuore: parole che fanno ritrovare l’oro

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Alcune domande non cercano risposte logiche, ma aperture emotive. Un sentiero intimo ci fa scoprire un linguaggio spoglio del superfluo. Parole apparentemente "vuote" diventano indizi di una ricerca più profonda: una specie di caccia al tesoro dell'anima in cui la fiducia è l'unica chiave per trovare l'oro. (Maria Cristina Capitoni) Il filo conduttore del cuore È un’esigenza la risposta a tutte le domande manifestarsi per gioire annullando le altre possibilità se il filo conduttore parte e ritorna al cuore non ci si può smarrire e tutto assume un senso anche le parole quelle vuote descrivono un percorso una caccia al tesoro dove solo chi si fida trova l’oro.

La stella di Roberta: studentessa speciale nel ricordo della sua prof

(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni studenti lasciano un’impronta indelebile nella memoria di un insegnante, non solo per il loro profitto, ma per quell'innata scintilla che li fa risplendere tra i banchi. Roberta era una di loro: un’anima fiera, un’intelligenza brillante e una bellezza che sbocciava giorno dopo giorno. Questo racconto è il ritratto di una vita tragicamente interrotta nel suo fulgore più bello, e del legame invisibile, ma eterno, che continua a unire chi resta a chi è diventato luce nel cosmo. (Daniela Barone). I banchi del liceo e il sogno della Bocconi Roberta era stata mia alunna al liceo di Pavia per cinque anni. La ricordo in prima, con le fattezze ancora infantili dei suoi quattordici anni ma già faceva capolino in lei la straordinaria bellezza dell’adolescenza. Oltre a quella, madre natura l’aveva dotata di un’intelligenza brillante che la faceva distinguere in classe. Piuttosto altera o forse semplicemente riservata con gli insegnanti, era ammirata dai ...

"Avevo un tempo migliore e non lo sapevo": uno sguardo dentro di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono momenti nella vita in cui ci si muove per inerzia, convinti che la parte migliore del viaggio sia ormai alle spalle. È in quel silenzio, quando il passo si fa pesante e tutto sembra sul punto di concludersi, che un colpo di vento inaspettato – una spinta inutile solo in apparenza – ci scuote e ci restituisce alla realtà. Nei versi che seguono la perdita della consapevolezza temporale si trasforma, grazie a un'improvvisa rivelazione, in una certezza che non svanirà mai più.  (Maria Cristina Capitoni). Avevo il tempo migliore ma non lo sapevo perciò caddi in silenzio abbandonando il passo tenuto fino a quel momento solo una spinta inutile e improvvisa quando tutto sembrava finito mi svelò dov’ero fissando un concetto che non sarebbe più svanito.

Il tempo migliore: quando il silenzio ci svela chi siamo

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La vita può imporci un arresto, un silenzio improvviso che assomiglia a una resa. È proprio in quel vuoto, quando ogni passo sembra perduto, che si fa spazio la rivelazione. Con la sua cifra stilistica ermetica, l’autrice ci conduce in un viaggio interiore dove la fine diventa l'unico luogo possibile per ricominciare a vedere. (Maria Cristina Capitoni). Avevo il tempo migliore ma non lo sapevo perciò caddi in silenzio abbandonando il passo tenuto fino a quel momento solo una spinta inutile e improvvisa quando tutto sembrava finito mi svelò dov’ero fissando un concetto che non sarebbe più svanito.

Perugia e Raffaello, la ricerca di un ideale perduto

(Introduzione a Marina Zinzani e Commento a.p.). Perugia, con le sue pietre severe e i suoi scorci verticali, non è solo una scenografia storica, ma una macchina del tempo emotiva che scava nel profondo dell'anima. Tra le sale che custodiscono la grazia divina di Raffaello e i vicoli che profumano di un passato lontano, la città si trasforma in uno specchio spietato. È qui, di fronte all'ideale artistico dell'assoluto, che il ricordo privato si intreccia con il bilancio di un matrimonio. (Marina Zinzani).  Perugia: una città tra passato e presente Perugia dà l’idea di una città vivace, ci sono due università, di cui una per stranieri, e ha anche un grande patrimonio artistico. Abbiamo visitato la Galleria Nazionale dell’Umbria, e siamo stati deliziati con opere del Beato Angelico, del Pinturicchio e di tanti altri artisti. Ore di confortante bellezza. Abbiamo camminato lungo le stradine: la vita qui mescola il passato, con le sue chiese, i suoi angoli, i suoi palazzi, la se...