Passa ai contenuti principali

Quale poesia è ancora possibile?

Dalla tradizione alle avanguardie: come è cambiato il linguaggio della poesia


di Davide Morelli

Tutto è già stato scritto e quello che non è stato scritto non meritava di esserlo? La neoavanguardia già nel dopoguerra sembrava aver divorato tutte le poetiche. Il '900 letterario è stato artefice di grandi stravolgimenti. Il panorama poetico è mutato completamente.

Per secoli ha predominato una tradizione aulica, intessuta di preziosismi, latinismi, grecismi. Il linguaggio è stato vago, raffinato e circoscritto. Le sperimentazioni tutt'al più erano metriche. Di un tratto nel 1900 ecco una miriade strabiliante di innovazioni sintattiche, morfologiche e lessicali. L’antilirica, se si paragona la poesia moderna a quella dei secoli addietro, che sempre più si disinteressa della metrica e pone tutto il suo interesse nelle poetiche e nell'ampliamento del lessico.
Non esiste più la poesia come entità autonoma di conoscenza e produzione, di corrispondenza prelogica e preconscia tra l'essenza delle cose e l'essenza dell'animo umano. Avviene il dominio del contenuto sulla forma. Alcuni critici riprendono il concetto hegeliano di "morte dell'arte", ma piuttosto si tratta di radicali trasformazioni, della dissoluzione di canoni preesistenti ormai sclerotizzati. Non esiste una "morte dell'arte", ma il prevalere della poetica sulla poesia.
Ogni aspetto del reale può ispirare, anche ciò che un tempo poteva essere considerato impoetico per eccellenza. Ogni termine di qualsiasi campo semantico può diventare poetico. Si pensi ai tecnicismi di Zanzotto, ma a dire il vero avevano iniziato Pascoli e Montale, profondi conoscitori della botanica. Ecco comparire all'improvviso l'inconscio con il surrealismo: i sintagmi sono in libertà, non c'è alcuna struttura interna.
Nella poesia sembra essere ammesso quello che ordinariamente non è ammesso nella cosiddetta grammatica universale. Per seguire i flussi di coscienza l'artista spesso procede per associazioni, frammenti, immagini-frase. Nel'900 è vietato ogni presupposto assolutistico. I poeti sono politeisti dell'arte. Ci si può perdere di primo acchito in questo caleidoscopio, in questa confusione di linguaggi che ha come comune denominatore il relativismo ed il prospettivismo (la realtà viene indagata da più angolazioni).
Niente sembra più stabile in questa molteplicità stilistica. Dopo la prosa poetica di Nanni Balestrini, l'asintattismo di Elio Pagliarani, l'autonomia del significante rispetto al significato di Zanzotto, il ritmo di Amelia Rosselli, il tono colloquiale e privato di Dario Bellezza, le folgorazioni di Milo De Angelis, è difficile non essere banali. E' fuori luogo poi essere loro manieristi.
Altra era la temperie culturale vissuta da questi grandi autori, altro era il contesto sociale del'900 e le problematiche connesse (boom economico, unificazione linguistica, comparsa della televisione, scomparsa della civiltà contadina, migrazioni interne dal sud al nord, contestazione studentesca, anni di piombo, il ruolo e lo status del letterato nell'era industriale, netta divisione tra cultura di massa e cultura alta).
Molte poi sono le scuole (l'idealismo, il crocianesimo, lo storicismo gramsciano, la critica formalista, lo strutturalismo, la semiologia), gli “ismi” letterari (il simbolismo, il crepuscolarismo, il surrealismo, l'ermetismo, il futurismo, il neorealismo, il neosperimentalismo, la neoavanguardia, il neo-orfismo), i maestri di pensiero (i più recenti: Lacan e l'inconscio come linguaggio, Wittgenstein ed i suoi giochi linguistici, Lyotard ed il postmoderno, Heidegger e la sua ontologia della poesia, Gadamer e la sua ermeneutica, Foucalt ed il suo concetto di potere, Derrida ed il suo decostruzionismo ed ancora R. Barthes, Levi-Strauss, Chomsky, Marcuse, etc, etc) a cui un autore può fare riferimento.
Molte sono le strade percorribili. Svariate sono le problematiche stilistiche: scegliere tra suggerire e nominare, tra prosaico e lirico, tra tradizione ed innovazione, tra metafora ed analogia, tra un linguaggio puro ed astorico ed uno ricco di contaminazioni. Difficile oggi poi fare una mappatura esaustiva della poesia italiana, difficile definire attualmente che cosa sia in quest'epoca di "tradizione del nuovo", di autori neo e post la vera poesia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.) ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Contro la forza la ragion non vale: la violenza fa tacere la parola

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti). Il proverbio di oggi: “ Contro la forza la ragion non vale ”. È proprio inutile cercare di ragionare con chi usa la forza?  La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Ma questo proverbio, nella sua brutale immediatezza, trova una rappresentazione vivida e dolorosa nel testo che segue. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca , Non ...

Il cavalluccio marino, un nome ritrovato e una riconciliazione 🌊

(Introduzione a Daniela Barone). In questo racconto intimo e coraggioso, l’autrice affronta uno dei temi più complessi dell'animo umano: l'elaborazione di una perdita invisibile. Attraverso una visione onirica popolata da creature marine e simbolismo biblico, il testo ci conduce nel cuore di una scelta dolorosa, ricordandoci che dare un nome alle cose è l'unico modo per farle esistere e, infine, per potersene congedare. Una testimonianza che non cerca giudizio, ma comprensione, celebrando quel "filo di seta" che lega la memoria di chi non è nato alla forza di chi lotta per restare. (Daniela Barone) ▪️ Il torpore e il richiamo del mare È tardi ma non mi decido ad andare a letto. Come tante sere mi accoccolo sul divano davanti al televisore. Scorro i vari canali finché un documentario della National Geographic attira la mia attenzione. Si tratta del Mar Rosso, che meraviglia! Ci ero stata in vacanza due anni fa e ricordo ancora vividamente i tanti pesciolini multico...