Raffaele De Grada La natura, con i suoi colori così sfumati e indefiniti, specchio di struggente malinconia. Come nella pittura di Raffaele De Grada (1885-1957) (ap) Una tavolozza tra le dita, in riva ad un fiume, sulla spiaggia, davanti ad un prato, in un giardino. Nel nostro immaginario, è l’idea romantica della pittura in specie di quella a cavallo dell’800-900. Pittori che escono dai loro atelier, lasciano il buio delle sale di studio, per raccontare quello che vedono. Per lasciarsi sorprendere dal mondo circostante.
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