Passa ai contenuti principali

All'aria aperta


Raffaele De Grada
La natura, con i suoi colori così sfumati e indefiniti, specchio di struggente malinconia. Come nella pittura di Raffaele De Grada (1885-1957)

(ap) Una tavolozza tra le dita, in riva ad un fiume, sulla spiaggia, davanti ad un prato, in un giardino. Nel nostro immaginario, è l’idea romantica della pittura in specie di quella a cavallo dell’800-900. Pittori che escono dai loro atelier, lasciano il buio delle sale di studio, per raccontare quello che vedono. Per lasciarsi sorprendere dal mondo circostante.
Si dipinge all’aria aperta, per apprezzare la natura attraverso il contatto diretto, pieno di sensualità; per cogliere tutte le sfumature più singolari e delicate che solo essa può regalare. Nelle strade, nei campi, lungo i fiumi. Come Raffaele De Grada, che, emigrato a Zurigo per molti anni, si recava spesso sulla Sihl, il piccolo fiume verde che scende dalla colline intorno alla città. Un confronto costante con il paesaggio.
Così, dopo il rientro in Italia, i soggetti sono le periferie milanesi, la Brianza, infine la Toscana. Pennellate al modo degli impressionisti francesi, soprattutto Cezanne, suo maestro e ispiratore. Il risultato è ben lontano dall’essere una raffigurazione realistica delle cose.
Raffaele De Grada
Sfugge proprio la puntualità rigorosa. Piuttosto risalta ciò che l’occhio umano riesce a vedere, o meglio immagina di percepire. E lo stesso oggetto non produrrebbe mai lo stesso effetto se si pensasse di far ritrarre la medesima scena da due pittori posti l’uno accanto all’altro.
Sulla tela i colori non sono accostati alla ricerca del giusto equilibrio, del brivido della sintesi originale che spiazzi l’osservatore. C’è il superamento di schemi pittorici antiquati. E le immagini risultano sempre poco definite, quasi che si trattasse di fotografie costantemente sfocate. Oppure che la visuale fosse di occhi affetti da miopia.
I margini sfumano, i confini evaporano. Le cornici dei quadri sembrano restringere in modo innaturale, e ingiustamente, quel mondo così affascinante, che pare traboccare da contenitori limitati, per riversarsi oltre. I colori, vivi e intesi, stesi sulla tela con tanta disinvoltura, ritraggono davvero un altro mondo, pervaso da struggente malinconia. In cui trova spazio finalmente l’ozio, la tranquillità, quel misurato soffermarsi sulla bellezza delle piccole cose della vita di ogni giorno. Tutta un’impressione? Forse, ma è così dolce lasciarsi andare in quel mondo.

Commenti

Post popolari in questo blog

La città dell’anima e del silenzio: Pavia tra ricordi e nebbia 🎨

(Introduzione a Daniela Barone). Un viaggio a ritroso tra le nebbie di Pavia e il vento di Genova. In questo racconto, la città lombarda smette di essere solo uno sfondo geografico per farsi specchio di un’esistenza: tra scoperte artistiche tardive, ferite storiche come il crollo della Torre Civica e la ricerca di una fede ritrovata nel silenzio delle cripte. Un’analisi intima su cosa significhi lasciare un luogo per ritrovare sé stessi. (Daniela Barone) ▪️ L'incontro nel Duomo e la bellezza rivelata Fu nel maggio 2017 che con mia figlia Elisabetta partecipai ad una conferenza di Sgarbi all’interno del Duomo di Pavia, città dove vissi trentacinque anni. Come spesso accadeva, il bizzarro critico si presentò all’evento con una buona mezz’ora di ritardo ma se ne guardò bene dallo scusarsi con il folto pubblico. Iniziò subito a presentare delle slide sui capolavori meno noti della cittadina con un eloquio affascinante che rapì fin da subito gli spettatori. Verso la fine Sgarbi raccontò...

🎭 Totò e l'arte della truffa: il sogno di possedere la Fontana di Trevi

(a.p.)  ▪️ L’arte comica di Totò è molto più di una collezione di gag; è un commento sottile e malinconico su un’epoca, uno stile, un’idea. I suoi film non offrono solo risate, ma ritratti complessi di un’Italia in bilico tra furbizia e ingenuità, espedienti e grande cuore. Questa comicità, che ha saputo esprimere e definire un intero periodo storico, ci regala momenti di pura magia, capaci di trasformare persino un reato in una ballata di ilarità. Il ricordo di un’emozione si lega indissolubilmente all'episodio culmine di Totò Truffa '62, l’immagine dell'attore che vende la Fontana di Trevi a un ingenuo italo-americano, ironicamente chiamato Decio Cavallo (e subito storpiato in Caciocavallo). 🕵️‍♂️ La truffa perfetta e il mito dell'ignoranza Nella celebre scena, Totò, affiancato dal fido Nino Taranto, individua la vittima perfetta: uno straniero, ignorante delle cose d’arte e credulone. La truffa si basa sulla sapiente str...

🎨 L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza.

Davanti alla TV, tra panni da stirare e sogni d’evasione 📺

(Introduzione a Marina Zinzani). Il vapore del ferro da stiro, una montagna di camicie e, sullo sfondo, l'immagine radiosa di una donna che sembra aver sconfitto il tempo. Quante volte ci siamo guardate nello specchio della TV cercando di decifrare il segreto di una bellezza che non conosce occhiaie né stanchezza? Qui, un monologo interiore che è un viaggio tra centrifughe e capelli 'fai da te'. Forse la realtà ha tutto un altro sapore. (Marina Zinzani) ▪️ Lo specchio catodico I panni da stirare, mio figlio è fuori e mio marito sonnecchia davanti alla tv. Io cerco qualche programma, mi tiene compagnia la televisione, quando stiro. Ah, ha quasi la mia età questa della tv. Ma non li dimostra. La sua immagine mi ricorda tutte le cose che non ho fatto, per salvaguardare il mio aspetto: mi sono tolta il trucco la sera? Ho fatto lunghe passeggiate, se non un po’ di corsa quasi ogni giorno? Ho curato la mia dieta? Ho letto che lei mangia molta frutta e verdura, dei grandi centrifu...

Rispondere al grido: il coraggio di perdersi per ritrovarsi

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). In questi versi, l’autrice ci conduce in un territorio dove il perdersi non è un errore, ma una necessità etica. La poesia esplora quella solitudine necessaria per chi decide di ignorare i sentieri battuti per correre incontro al "lamento stridente" di un cucciolo umano, ricordandoci che la vera direzione non è data dai segnali, ma dall'empatia. (Maria Cristina Capitoni) ▪️ Lasciami andare Non solo per fare il buffone  o per chiedere aiuto  lasciami andare  anche quando  mi perdo nel buio cercando il cammino  Oltre i sentieri battuti non seguo sentieri  o segnali  ma un grido lontano  lamento stridente e impaurito  di un cucciolo umano.