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Visualizzazione dei post con l'etichetta Thomas Mann

Silenzio a Venezia

L’atmosfera silenziosa e struggente di Venezia, che il Covid-19 ha esaltato ancora di più di Marina Zinzani Scivolano le barche sulla laguna Thomas Mann e il suo respiro il sole che cala tramonto malinconico un mondo che non c’è più è il silenzio immagini i tormenti e il senso di incompiuto

Il ballo di San Vito

Prevale il vortice delle notizie: la frenesia toglie spazio alla concentrazione e al silenzio. Indispensabili per tornare a leggere con calma di Paolo Brondi Il tempo, seguendo l’antica lezione, si declina, in stagioni, cronologia, una linearità che va sempre nella stessa direzione, nulla accade che non sia accaduto; in opportunità che comprende insieme passato e futuro; in assoluto futuro, il compimento finale di un progetto.

La maschera della bellezza

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) Una storia che oscilla tra la passione e il ridicolo, tra l’inseguimento disperato di un sogno e la follia. Thomas Mann scrisse "La morte a Venezia" nel 1912 al ritorno da un viaggio nella città lagunare. Uno scrittore tedesco in vacanza vede dalla finestra del suo albergo un ragazzo polacco e rimane fulminato dalla sua bellezza. Nasce morbosa una dipendenza pur solo platonica da quell’immagine, che comporterà uno stravolgimento della vita ordinata e borghese dell’uomo, sino alla morte, mentre una epidemia di colera colpisce inesorabile la città. Tra vita e arte, in un ambiente languido e decadente, è la prima a sopravvivere: l’arte si smarrisce di fronte alla concretezza della realtà. Impossibile cogliere la bellezza.