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Senza paura, della nostra storia

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Il “Sessantotto”, una stagione tormentata: passione, desiderio di rinnovamento, spirito di rivolta produssero un cambiamento dei costumi e il riconoscimento di nuovi diritti. Eppure da lì ebbero origine gli anni del terrorismo. Il filo conduttore del fondamentalismo ideologico da quella esperienza ai giorni nostri di Angelo Perrone * Cosa rimane del ’68? Una mostra dal titolo “E’ solo l’inizio. 1968” (sino al 14/1/18), alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, si propone di raccontare quel periodo storico attraverso i possibili intrecci con il mondo dell’arte, ricordando le “scintille creative” che animarono alcuni movimenti dell’epoca: il minimalismo, il concettuale, l’arte povera.

Cattivi maestri

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La strada perduta, quel ’68: urlavamo, ci sentivamo vivi. Rimane oggi una certa malinconia di Marina Zinzani Volevamo cambiare il mondo, te lo ricordi? Ti ricordi quando scendevamo in piazza, ti ricordi i nostri cortei, le nostre battaglie? Ti ricordi l’eskimo, la voglia di spaccare tutto, ti ricordi quella frase “Borghesi, borghesi, ancora pochi mesi”?  Cinquant’anni sono passati. La nostra generazione ha fallito. Siamo intontiti dalla pubblicità, dai dibattiti politici, ogni giorno, a tutte le ore. Di cosa si deve parlare poi, se niente cambia?

Ricordando la rivista Effe

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Una rivista per le donne, e per tutti di Catia Bianchi Effe nasceva nel 1973. Rivista mensile, continuò ad uscire per 10 anni fino al dicembre 1982. Era diretto inizialmente da Adele Cambria, poi   la responsabilità venne assunta, in forma cooperativa, dall’intera redazione. Sulla copertina il sottotitolo, che recava la scritta “mensile femminista autogestito”, racchiudeva il senso profondo di quell’iniziativa, coltivata da un gruppo di donne, pieno di speranze e di energie, che peraltro poteva contare soltanto sull’autofinanziamento e sulle vendite del giornale. Un periodico autogestito, che per i pochi mezzi a disposizione non poté durare a lungo.

Arriva la rivoluzione

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Non è facile estirpare il male: un inganno rinunciare allo spirito di rigenerazione di Paolo Brondi L’umanità partorisce guerre e rivoluzioni. Ci sono rivoluzioni che mirano alla liberazione dal male ed a promuovere un avvenire ricco di possibilità. Purtroppo oggi predominano le rivoluzioni che vorrebbe estirpare radicalmente il male.