Passa ai contenuti principali

Darlington, la casa dei silenzi soffusi. L'addio sotto la pioggia in Quel che resta del giorno


di Marina Zinzani
(con un commento di Angelo Perrone)

(Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) è un film del 1993 diretto da James Ivory, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishguro. Interpretato da Anthony Hopkins e Emma Thompson, otto nominations agli Oscar)

(ap) Ciò che è stato e ciò che, forse, avrebbe potuto essere. La discrezione e il gran lavoro, scelti come cifra esistenziale, sempre osservati con cura. E rispettati da chi ne beneficia, o se ne serve, ma non amati. La professionalità che sfocia nel carattere impersonale e provoca il silenzio dei sentimenti.
I bagliori della vita – persino quelli non cercati né desiderati -  possono lambire chiunque, come è inevitabile, ma non generano scintille, non sconvolgono i sentimenti, dai quali ci si è separati, in un tempo lontano, senza dolore.  E’ il preludio dolente della solitudine, e del rammarico, più che della nostalgia. Questa è comunque ricordo di una stagione vissuta, di un passato che appartiene alla propria esperienza; che torna, anche quando non è più vivo.

“Dicono che l’ora della sera sia la parte migliore della giornata” dice Sarah al maggiordomo James nelle battute finali del film “Quel che resta del giorno”.
La voce della donna è malinconica. Neanche lei crede a questo, si vede dal suo sguardo velato di tristezza mentre sta per salutare il maggiordomo di cui era segretamente innamorata. Sta per tornare al suo grigio matrimonio, mentre James tornerà alla residenza in cui ha vissuto tutta la vita, nella totale, assoluta dedizione al lavoro. Probabilmente non si vedranno più.
Quel che resta di quel giorno: il loro addio sotto la pioggia. Ognuno tornerà alle proprie case, al proprio ruolo.
I loro destini si sono incrociati tempo prima, sono stati fianco a fianco per anni, ma non è accaduto nulla. Lui ha visto scivolare via la sua vita unicamente al servizio degli altri, assumendo una maschera di perfezione, di dedizione al lavoro che alla fine è diventata il suo volto. Una maschera che ha anche sigillato il suo cuore, e così quel cuore chiuso non gli ha permesso di cogliere l’amore che lei provava per lui. Quando lui decide di farlo, anni dopo, è troppo tardi.
Sarah, in quel momento finale sotto la pioggia, dice che ha sbagliato tutto nella vita. Allude forse al fatto che poteva essere felice, se solo quell’amore fosse nato, chissà…
Ma è sera, il giorno è finito.
Quel che resta è una maschera messa sul comodino, di notte, quella maschera che ha finito per soffocare i sentimenti, per offuscare la mente, per togliere il sorriso, che ha reso prigionieri delle proprie paure, dei propri pregiudizi, vincolati fedelmente ai propri limiti, anche alle tradizioni rassicuranti, quella maschera che poi, un giorno, appare per quello che è: una gomma informe, sbiadita, che doveva proteggere ma è diventata una prigione.
L’ultimo incontro con la donna doveva essere proprio di sera, sotto la pioggia battente che suggerisce anche il freddo e il bisogno di un rifugio caldo. E’ un freddo del cuore, la malinconia di ciò che è andato. Ed è subito sera, sì è una considerazione triste come quella poesia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...