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Il tempo che se ne va


Racconto
di Paolo Brondi

Il tempo se ne va e l’immagine tua è sempre qui, nel mio segreto mondo di rappresentazioni e di sentimenti e nel pensiero di dove sei, di cosa stai facendo, pensando, amando. Il tempo se ne va e consuma le cose più belle, le nostre cose, la nostra giovinezza e un amore apparentemente assurdo, che non mi travaglia, ma mi addolcisce e si fonde con quel nuovo sentire che ha te in un nostalgico orizzonte, e mio marito nel presente di ogni giorno. 



Due sentimenti orientano il mio pensiero in un medesimo punto e con una colorazione di malinconia. Malinconia per verità trascorse e vanamente ricorrenti, per quel rivolgimento nella mia vita che se ha portato giorni radiosi, il nostro amore, pure ha favorito un succedersi di sofferenze e di duri confronti: il distacco, la lontananza dalla famiglia, l’assenza di ogni tua notizia. Una malinconia che un poco si attenua, nella mia quotidianità, quando trovo occasioni di rinverdire il ricordo di te attraverso un tempo che non corre innanzi, ma quasi si ferma.


Mi è accaduto anche ieri, girando per Lugano. Sai, Lugano è bella e ogni volta ne scopro sognanti realtà. Ieri ho indugiato fra il bellissimo gioco di colonne e archi del porticato ottocentesco di via Pessina, sentendomi dentro un tempo di diversa durata rispetto alle ore del giorno, un tempo immobile, ma non rigido, bensì colmo dei doni della memoria di te, di me, uniti in questo profumo di lago e di storia.

Sono poi andata in Piazza Maraini a far compere di pane, frutta, e verdura, in bottegucce dal respiro antico e mi sono anche concessa un mazzo di rose: rose rosse, come quelle che tu mi regalavi. In Piazza Grande mi sono seduta al Caffè Federale, ho ordinato un caffè e, tolta una mela dal saccoccio, ho preso a morderla pian piano come facevo, come facevamo, in quella nostra estate: quando il sole filtrava tra gli alberi, e noi, in silenzio, gustavamo la frutta di stagione, scambiandocene il sapore nei baci, e baci e baci, quanti baci e carezze, ricordi? 


Sull’argine del fiume, sotto i castagni del bosco, dietro il fienile che faceva ombra alla luna.


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