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Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

due foto di ragazze, a sinistra anni '70 con abiti dell'epoca. a destra anni moderni,
(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni.

(Daniela Barone) ▪️

L'attesa e il primo reggiseno

Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’.
Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per quanto fossi contenta, mi domandavo se mai avrei trovato la misura giusta per me, dato che ero praticamente piatta come una sogliola. La merciaia Lucia, da cui abitualmente ci servivamo, mi condusse con aria cospiratrice nel camerino dove mi mostrò un delizioso reggiseno bianco dalle coppe minuscole.
Quanto era diverso da quello della mamma! Lei portava addirittura l’ottava. Guardai subito il cartellino della misura: prima. Beh, era solo l’inizio. Magari solo il fatto di indossarlo regolarmente avrebbe favorito la crescita del seno.

L'espediente del cotone

I mesi passavano ma non succedeva nulla. I miei capezzoli erano sempre piatti, come quelli di papà, e le coppe restavano desolatamente flosce. Mi sarei mai sviluppata? mi domandavo preoccupata. La mamma mi aveva detto spesso che a dodici anni era ‘diventata signorina’, come si diceva in quegli anni. 
Io avevo ormai tredici anni e mezzo e avevo sempre l’aspetto di una bambina, per giunta paffutella. Ad un certo punto un’idea che giudicai brillante mi attraversò la mente. Il cotone, certo. Come avevo fatto a non pensarci prima?
Presi dal mobiletto dei medicinali il pacchetto del cotone idrofilo, strappai alcuni batuffoli e mi imbottii le coppe del reggiseno bianco ricamato. Andai avanti con questa pratica senza che nessuno in casa e ne accorgesse, o almeno così credevo. Grazie alle imbottiture, ora ero più soddisfatta del mio aspetto e mi sentivo quasi all’altezza delle mie coetanee.
uomo con la chitarra sullo sfondo della città di Genova

Il "trofeo" e l'annuncio in famiglia

Una mattina di marzo, mentre ero in bagno, vidi una macchia di colore rosso bruno sulle mutandine. Mi ero sviluppata? Erano le prime mestruazioni? Dal bagno chiamai la mamma perché vedesse anche lei cosa mi era successo. 
«Santo Cielo, sono le ‘regole’, Daniela. Hai visto che ti sono venute? Avevi tanta apprensione. Hai preso dalle sorelle di papà, mi sa. Pare che loro si siano sviluppate verso i quattordici anni.» 
Lo sproloquio della mamma sembrava non dovesse finire mai. Era eccitatissima e mi fece togliere le mutandine. Poi corse dalle vicine di casa per mostrargliele. Avrei tanto voluto impedirglielo ma non feci in tempo. Che bisogno c’era di rendere pubblico questo evento così intimo?
Provai vergogna e anche irritazione verso di lei che dopo un bel po’ era tornata trionfante con le mie mutandine in mano. Il trofeo parlava chiaro: stavo per svilupparmi. Era ora.
La sera, dopo aver sparecchiato la tavola, la mamma fece un segno d’intesa a papà. Lui si schiarì la voce, imbarazzato, poi mi confermò che sì, mi stavo sviluppando. 
«Sei diventata signorina, Danielina.» aggiunse ridacchiando la mamma. «Ora non hai più bisogno di imbottirti il reggiseno con il cotone. Vedrai che pian piano il seno ti crescerà

Il tabù della sessualità negli anni Settanta

Guardai un po’ intimidita i miei genitori. Sembrava un momento solenne a giudicare dalle loro facce ma non sapevo cosa dire. 
«Sembra ieri che era piccola e giocava con le bambole, eh, Nino? E ora è diventata una signorina.» concluse tutta contenta. Papà sorrise e si accese la sua pipa preferita, senza che la mamma lo rimbrottasse come faceva spesso. Si limitò a dirmi di fare attenzione con i ragazzi perché avrei potuto rimanere incinta. Ero sbigottita.
Replicai che non ero attratta da nessuno, al ché, papà, evidentemente preoccupato, volle sapere se mi piacevano i ragazzini. Risposi che sì, mi piacevano ma trovai la domanda imbarazzante. 
Devo dire che mia madre non mi aveva mai impartito alcun insegnamento sulla sessualità, come del resto era tipico dei genitori negli anni ‘70. Era un argomento tabù e neppure la scuola lo affrontava. Che cosa erano esattamente le mestruazioni? Cosa succedeva al nostro corpo nella pubertà? Le uniche informazioni venivano da confidenze di amichette più grandi che avevano già avuto il menarca. 

Dall'ignoranza alla consapevolezza degli anni Ottanta

Ricordo quando a dodici anni ero rimasta incuriosita dal ventre enorme di una giovane donna nella salumeria del quartiere. Alla mia domanda sull’aspetto insolito della signora, mia madre rispose frettolosamente che ero troppo piccola per sapere ‘certe cose’. Al solito fu Tea, l’amica più grande, a svelarmi l’arcano: nel ventre ingrossato di quella donna c’era un bambino. 
La signora era insomma ‘in stato interessante’, come si diceva allora. Ma come usciva il bimbo dal grembo materno? Tea mi rispose con aria saccente che i medici praticavano un taglio nella pancia per farlo nascere. Che orrore, pensai. Era dunque così doloroso mettere al mondo un bambino?  
Qualche mese dopo, una giovanissima vicina di casa, forse sollecitata dalla mamma, si prese la briga di prestarmi un volumetto illustrato con spiegazioni esaustive sul menarca e il parto.  Fui grata a questa signora che mi tolse dalla confusione e dall’ignoranza. 
La mia prima gravidanza scorse serenamente e ancora di più le due successive. Negli anni Ottanta infatti furono pubblicati molti libri e riviste che chiarivano dubbi sull’attesa e la cura dei bambini. Fra questi ricordo il mensile ‘Due più’ che trattava della coppia che cercava un figlio, della gravidanza e in particolare dei bambini nei primi anni di vita.
doppia foto di città portuale, a sinistra epoca '70, a destra oggi

Una madre nuova per una generazione nuova

Ai miei figli non fu necessario impartire un’educazione sessuale adeguata perché la scuola nelle ore di Scienze già insegnava a loro quanto era necessario sapere. Cercai comunque di rispondere sempre con chiarezza alle domande dei miei bambini, compatibilmente alla loro età, perché non vivessero i miei turbamenti d’adolescente.
Ricordo nitidamente quando un giorno incaricai Francesco, il mio primogenito di dieci anni, di comperare per me al supermercato un pacchetto di assorbenti: con pacatezza gli spiegai che non erano quelli che usavo per la sua sorellina. Colsi così l’occasione di parlargli del ciclo mestruale che ogni mese segnava la vita di tutte le donne. 
Che differenza fra la spiegazione spontanea a Francesco e l’imbarazzo di mio padre per il mio sviluppo! Anche la complicità sorniona della merciaia per l’acquisto del mio primo reggiseno sembrava fuori luogo, come l’esibizione grottesca di mia madre alle vicine. 

La libertà del futuro

Anche ad Elisabetta, pur essendo ancora piccola, spiegai in cosa consistesse la pubertà perché non volevo che fosse colta alla sprovvista dalle prime mestruazioni.
Feci una cosa giusta perché a quasi undici anni ebbe il menarca: lei frequentava la quinta elementare, era minuta e timida e non dimostrava la sua età. Povera piccola. Si lamentava di dover portare gli assorbenti ma pian piano superò il disagio iniziale.
Oggi i miei nipotini maschi vivono serenamente la loro sessualità: sanno, ad esempio, che l’erezione del loro piccolo pene è un fenomeno normale che accade al loro papà e a tutti gli uomini. 
Spesso fanno la doccia con i genitori e la loro nudità non li turba.
Mi rallegro oggi del fatto che dalla scuola e dalla famiglia i ragazzini riceveranno l’educazione sessuale affettiva per sviluppare valori essenziali: la consapevolezza di sé e il rispetto per l’altro sesso. 
Il DDL del 23/5/2025 del Ministro Valditara, ad esempio, intende rafforzare il principio di corresponsabilità educativa fra scuola e famiglia per favorire uno sviluppo sano, libero e rispettoso alla base del vivere civile.
Un grande passo avanti rispetto alla mia situazione di madre che da sola ha provveduto a costruire quel ponte fra famiglia e scuola indispensabile ai nostri ragazzi per proiettarsi con fiducia verso il futuro. 

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