Passa ai contenuti principali

Corpo a corpo con le onde

La Maddalena dall'alto (foto ap)
Ritrovarsi tra i colori del cielo e del mare, in un fremito di nostalgie

di Bianca Mannu

Pur colma d’inverni e smaliziata
provo anch’io adesso
e in piena sensatezza
a gioire del mio trancio
forse farlocco
di paradisi in saldo:
boschetto d’ombrelloni giallo-blu
disposti sulla rena
talmente monda e bianca
da parere ogni dì uscita dal setaccio
per me
in questo suo ambito marcato
Sopra - in ordine traverso
brandine euclidee intonate sul blu
per l’intera tua mattina
e qualche ora di più
Intorno - a conforto –
parla natura come può
e perciò
sullo sfondo anteriore
ecco i due azzurri per antonomasia
- il celeste e l’acqueo -
per il caldo-fresco tuo diletto …
Vorresti forse di più?
Qui non resort
dentro edenici giardini
non moto né sci d’acqua
né panfili alla fonda
ma paciosi sauri colorati 
a beccheggiare sul bagnasciuga
arresi alla loro terribilità
plastificata  
che disamorati bambini
-pochi per davvero alla conta! –
disdegnano a favore
del corpo a corpo con l’onda
giocosa tanto da parere viva
nel suo salso salivare
Inconsapevolmente garruli
agitano ciocche inermi
d’ondivaghe gorgone
per solleticarsi reciprocamente
per provocarsi
a inusitato gioco …
Piedi mani capelli
e ogni orifizio della pelle – svegli -
fanno tutt’uno con gli assolati elisi –
éclat d’un’energia piena di grazia
tra fremiti d’ansia e bolle di piacere
Fatate  mescolanze  aeree
che scemano per altre -
e tutte  destinate a breve
a sonnecchiare  disusate al buio
dentro  il baule
d’inopinate future nostalgie
S’archiviano da sé per sonno
a passo di stagioni
confuse e prive
d’altre perspicue indicazioni
che rari palpiti elettrici di blu  
Sarà il caso a decretare
sfioramenti  o energiche frizioni
abili a ridestare - inedita ed antica -
un’onda indecifrabile di gusto:
effetto differito d’un Eden
che abitasti ignara
che non ricordi più

Commenti

  1. In paradisos de segunda manu
    prena de sos beranos chi mantenes
    iscanzis de iscentzias su ranu

    e cussu briu chi ti frunint genes
    tinghent de sole balu sos umbrores
    pro cunfortare chin su chi cuntenes.
    ciao Bianca.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Tra rigore del velo e libertà del cuore: il mio viaggio nella fede ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Crescere nell'Istituto del Sacro Cuore di Genova negli anni Sessanta significava abitare un universo di simboli austeri e silenzi carichi di attesa, dove la fede veniva impartita come un dovere tra divise blu e velette nere. In questo racconto, l'autrice ripercorre il sentiero tortuoso che l’ha portata da una formazione basata sul timore alla riscoperta di una spiritualità libera, capace di curare le ferite del passato e scoprire che Dio abita altrove rispetto alla paura. (Daniela Barone) ▪️ L'Istituto del Sacro Cuore: un mondo in bianco e nero Era stato mio nonno a volermi mandare all’Istituto del Sacro Cuore che frequentai per due anni di ‘asilo’, come si diceva allora, e tre di elementari. Ricordo ancora quanta insofferenza provavo per quella scuola prestigiosa e severa. Mio padre, all’epoca autista dei mezzi pubblici, non avrebbe potuto certamente permettersi di pagare quelle rette elevate. Però la Madre Superiora, Suor Platania, dagli s...

La fantasia smarrita

di Cristina Podestà   (Commento a Brondi, Magia del regolo, tra fiaba e tecnologia, PL, 12/6/16) Regolo è termine che riconduce a molte realtà: alla stella della costellazione del Leone, ad un calcolatore meccanico, ad un tipo di uccello protetto. Il mondo contadino di un tempo era davvero ricco, non di pane, bensì di tutto ciò che manca al giorno d'oggi, in cui abbiamo in abbondanza pane e companatico.

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...