Passa ai contenuti principali

Quando la religione è indifferente alla vita

Reinterpretazione della memoria storica e giustificazione “religiosa” dell’invasione ucraina: Kirill, primate di Russia, sostiene la repressione di Putin

(Angelo Perrone) Si assiste al tentativo di militarizzazione delle coscienze secondo l’appartenenza religiosa o l’adesione a regole morali: è il momento di Kirill, primate della Chiesa ortodossa russa, lanciatosi – arditamente - nella spiegazione dell’invasione dell’Ucraina come lotta «a chi organizza parate gay» e «ai responsabili di genocidio dei russi-ucraini difensori della tradizione contro il peccato».
L’importanza del sostegno alla propaganda “patriottica” di Putin non è legata soltanto all’influenza della Chiesa ortodossa nel mondo russo, o alla presenza di tanti cristiani. Deriva dalla trasformazione della posizione della Chiesa, passata da soggetto perseguitato, ai tempi di Stalin e dell’Unione sovietica, a istituzione di primo piano nella vita statale: partecipe della politica aggressiva del governo russo. 
La Chiesa ortodossa russa è tragicamente parte del sistema repressivo di Putin, appiattita su posizioni regressive, in opposizione al mondo cattolico. Il cambiamento radicale è avvenuto sotto la guida di Kirill, dal 2009 primate di Russia, nel solco della volontà del predecessore Alessio II, che puntava a potenziare la «cooperazione della Chiesa con la Stato e la società civile, anche nel campo del miglioramento delle leggi». Così Kirill ha ottenuto l’introduzione del riferimento a Dio nella Costituzione del 2020. 
Nel testo vigente, noto per l’eliminazione del doppio mandato che consente a Putin di governare sino al 2036, il sistema valoriale dello Stato è specificato con la triade «Dio, patria, famiglia»; è attribuita alla Chiesa ortodossa una posizione di privilegio, reintroducendo il legame bizantino tra Chiesa e Impero. 
La trama del sistema di potere di Putin è forte quanto articolata. Oltre alla finanza, alle forze armate e ai servizi di sicurezza, il gerarca si avvale dell’influenza del potere religioso al quale ha conferito una posizione di spicco in molti settori della vita sociale. Ma è un contratto a prestazioni corrispettive, tipico del giurisdizionalismo.
In cambio, la Chiesa ortodossa garantisce la legittimazione della sovranità dello Stato e partecipa alla reinterpretazione della memoria storica, propria della politica di Putin. A partire dalla riabilitazione degli zar, sino alla presentazione delle rivoluzioni del 1917 come «tragedia nazionale russa» per la fine ingloriosa dell’Unione sovietica e la dissoluzione di quel mondo influente. 
Nel 2012 la reintroduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole è barattata con l’assorbimento della religione nella nozione di «cultura ortodossa». I fondamenti della materia – funzionali alla nuova epica putiniana – sono i simboli della madrepatria e la memoria storica, la centralità della tradizione religiosa ortodossa e il patriottismo nostalgico del passato sovietico. 
Si vede un uso disinvolto della fede come instrumentum regni, criterio di identificazione della “nazione”, e principio che alimenta la politica zarista del dittatore. La giustificazione dell’aggressione armata come lotta contro la corruzione morale occidentale, a sua volta identificata con le più svariate “diversità”, persino sessuali, è la spia del modello imperiale al quale si uniforma l’apparato statale russo sotto Putin. 
In questi giorni di guerra e di dolore, che scuotono le coscienze, la rivendicazione di bandiere ideologiche – lotta alla corruzione morale, purezza rispetto alla rilassatezza dei costumi - mostra lo strazio ulteriore del tempo. Davanti alla follia vendicativa del dittatore, la vita e la morte non valgono più nulla, non hanno significato, non meritano di essere citate nemmeno da chi si rifà a parole cristiane. 
La storia manifesta a volte una dimensione ancora più conflittuale e stordente. Questa guerra è cieca come l’ideologia restauratrice che l’ispira. L’idea da cui tutto muove è paranoica e ossessiva, malignamente narcisistica, percepisce nemici ovunque, usa il pugno di ferro con gli oppositori, ha paura di ciò che non comprende.
Soprattutto, mostra l’intollerabilità del confronto con la democrazia, pena la perdita di senso. C’è una visione distorta che agisce come lente deformante nel sistema di potere russo sempre più arroccato in sé stesso. Di più, quella logica arcaica provoca cecità e indifferenza davanti al martirio di un popolo. «Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome», ha ammonito Papa Francesco. 

Commenti

Post popolari in questo blog

👩‍🏫 La prima supplenza: tra pugno di ferro e cuore degli alunni

(Introduzione a Daniela Barone). C'è una foto che ritrae Daniela Barone tra i suoi primi studenti: capelli biondi, sguardo deciso e quel misto di orgoglio e apprensione che accompagna ogni esordio. Quella foto, che oggi pubblichiamo, è il fermo immagine di una battaglia vinta. In questo racconto, Daniela ci riporta indietro a una quinta classe di un Istituto Professionale per Odontotecnici, tra lanci di palline di carta e sguardi di sfida, svelando il segreto di quel mestiere difficile che non si impara sui libri: la capacità di trovare la "chiave giusta" per aprire il cuore degli alunni. Il sogno del registro e l'esordio agli Odontotecnici (Daniela Barone) ▪️ Quando ero una bambina di nove anni mi piaceva giocare a fare la maestra scribacchiando su un quadernetto a righe a mo’ di registro scolastico. Quest’attività tanto gradita faceva presagire che da grande sarei diventata un’insegnante, magari d’inglese, la mia materia preferita. Dopo il liceo fu il mio fidanzato ...

Insegnavo inglese nella scuola professionale: tra gonne al ginocchio e domande sul sesso

(Introduzione a Daniela Barone). Gli anni Novanta nelle scuole professionali hanno rappresentato un microcosmo di transizioni sociali e generazionali. In questo racconto, una giovane insegnante di inglese condivide l'impatto con l'Istituto Professionale di Vigevano: un ambiente ruvido, dominato da dinamiche maschiliste e presidi grotteschi. Tra provocazioni e sanzioni, sarà l'ascolto empatico e un progetto di educazione affettiva – ispirato alle note dei Litfiba – a trasformare un conflitto di classe in un'autentica occasione di accoglienza e crescita reciproca. (Daniela Barone). L'arrivo all'IPSIA di Vigevano: dalle illusioni alla realtà Quando diventai insegnante di ruolo nel 1991 avevo 35 anni. La scuola che mi venne assegnata era l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato di Vigevano. Pur avendo dovuto rinunciare alla cattedra in un liceo per il mio punteggio non altissimo, mi sentivo comunque abbastanza serena. Infatti dieci anni prima a Genov...

Il calore del ritrovarsi: la festa come viaggio emotivo tra passato e presente

(Introduzione a Marina Zinzani). Le feste, specialmente quelle che celebrano i grandi traguardi della vita come i matrimoni, non sono solo occasioni di convivialità, ma veri e propri catalizzatori di emozioni. Diventano il pretesto perfetto per riannodare i fili del tempo, permettendo ad anime che hanno condiviso un tratto di strada passato di incrociarsi nuovamente. Che si tratti di cugini, zii o parenti lontani, queste occasioni riaccendono una scintilla profonda, sospesa tra nostalgia e gioia. (Marina Zinzani). L'incontro delle anime e l'anello dei ricordi Ritrovarsi dopo tanti anni: si organizza una festa, in genere è ad un matrimonio che ci si ritrova, ma non solo. La festa diventa un incontro di anime, che provengono dal passato, con cui si è fatto un tratto di strada assieme. Succede fra cugini, zii, parentele varie. I ricordi appaiono come avviluppati da un manto nostalgico, piacevole, umoristico anche, sono come anelli che si uniscono ed arrivano alla parte più profond...

I miei suoceri: un ritratto di quotidiana e spietata avarizia

(Introduzione a Daniela Barone). Con una prosa spietatamente sincera, il racconto traccia il ritratto di una famiglia di montagna imprigionata nella rigidità e nel culto della privazione. Tra le bizzarre trovate di un’avarizia incallita, i traumi taciuti della guerra e l’incomunicabilità degli affetti, emerge la parabola di un’esistenza vissuta nel segno del risparmio materiale e sentimentale, fino a un inatteso e poetico bagliore finale. (Daniela Barone). L'arrotino di montagna e i fantasmi della guerra Avevo conosciuto i miei suoceri solo un anno prima di sposarmi. Del resto loro erano i tipici montanari, rudi e introversi. A differenza della madre di mio marito, piccola e rotondetta, con una smorfia sul viso che pareva di disgusto o forse di rassegnazione, il padre era magro ma non macilento, alto ma non imponente. Aveva un viso virile, una bocca sottile e un naso diritto e lineare che gli conferiva un’aria signorile. In realtà Antonino, un arrotino ambulante, vestiva sempre abi...

C'è una storia che ho bisogno di raccontare

(a.p.). Una storia, su radici, terra, e il coraggio di cercarne di nuova senza perdere la prima. Non un annuncio, o un bilancio. L'ho scritta per chi, in questi anni, ha reso questo giardino comune. Potete leggerla sul nuovo sito, www.pagineletterarie.it: Migrare. Una storia di radici e di nuova terra .