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L'ibernazione dell'anima e il calore di casa 🏠

Sulla sinistra momenti di vita in ufficio, un uomo al computer; sulla destra momenti a casa, la cena in famiglia.
(Introduzione a Anaïs Nin e Marina Zinzani). Anaïs Nin ci mette in guardia da una patologia silenziosa. È quella monotonia che scivola impercettibile tra le pareti di un ufficio, lungo i tragitti in auto, nei picnic domenicali. Un’assenza di piacere che assomiglia alla vita, ma che in realtà è un sonno profondo. L’autrice, citando Nin, ribalta parzialmente il senso di quelle parole, vedendo nella quotidianità un porto sicuro.

(Anaïs Nin) ▪️

Il rischio della "morte innocua"

«I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare; primo: inquietudine, secondo (quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte): assenza di piacere. Questo è tutto. Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte. Milioni di persone vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.» Anais Nin – Diario I (Bompiani)

(Marina Zinzani) ▪️

Il valore del "solito" rifugio

Nelle sere in cui si rientra a casa, in cui la città si ritira, in cui si ha qualcuno da cui tornare, e c’è una famiglia, una tavola apparecchiata, un pasto caldo, i pensieri vagano nell’aria. È la propria vita, la quotidianità fatta di cose ripetute, e ripetute, eppure preziose. Spesso non ci si accorge di questo.
Qualche volta, quando si incontra un vecchio amico con una strada in salita, con un peso sulle spalle e un fallimento di cui non ha voglia di parlare, il confronto diventa spontaneo. Si ringrazia la persona che si ha a casa, che si prende cura di noi.
Si ringrazia il fatto che c’è una stabilità, anche se può apparire scontata e dai contorni anche grigi a volte. Ci si risveglia per un attimo, considerando chi è meno fortunato, chi è solo. È un momento breve, assorbito poi dal solito tran-tran, però non va mai dimenticata la propria casa, anche quella che si è costruita dentro sé stessi. Quella, motore del nostro equilibrio, vale tanto.

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