Passa ai contenuti principali

Roberto (Essere perdenti)

di Marina Zinzani
(Introduzione di Angelo Perrone)

(Angelo Perrone) Racconti dedicati alle emozioni. Sull’aspetto economico o quello sentimentale, nel privato o nel sociale, quali sono i riferimenti che contano? Tanti soldi, un ruolo, una bella famiglia, è facile pensare agli ingredienti classici e stereotipati, per un futuro di successo, gratificante, senza angosce.
Poi accade l’inciampo, una disgrazia improvvisa, un evento che non ti aspettavi e dal quale è difficile riprendersi. Oppure la scoperta della propria fragilità davanti all’imprevisto. Si è catapultati in un abisso. Perché sei così rabbioso, incattivito? chiedono alcuni senza sapere nulla di te, senza aver provato a scavare. Vaglielo a dire, che hai avuto paura, che si sei sentito smarrito, come un bambino al quale erano stati tolti i giocattoli o era rimasto senza amici. Una carezza, un pensiero, un’idea per risollevarti, ecco ciò di cui avresti avuto bisogno, disperatamente.
Progettare a tavolino mette tensione. Rende scontata l’immaginazione. Condiziona ciò che deve essere vissuto senza troppa costruzione. E può non essere il proprio forte farlo, quando si è ancora alla ricerca di un sogno indefinito e non si sa come procedere. Però questo è possibile dirlo. Tra mille ombre, ecco sarebbe bello condividere un po’ di più.
Marina Zinzani scava nelle pieghe delle emozioni, alcune è capitato a tutti di avvertirle.
Dopo “Sabrina" dedicato all’invidia, "Ilaria" incentrato sulla rabbia, "Rosa" (la malinconia), "Giacomo" (il senso di colpa), "Matilde" (il senso di impotenza), "Maurizio" (il rimpianto), "Alessia" (il rimuginare), "Alessandro" (la paura), "Emilia" (il risentimento), "Augusto" (l’empatia), ecco "Guido" (la preoccupazione), “Jolanda” (la contraddittorietà), “Olga” (l’abbandono), “Roberto” (l’essere perdenti)

Devi diventare qualcuno. Devi farti largo, e non sarà facile. Devi indossare guanti pesanti, per non ferirti le mani. Devi imparare a rispondere, e a non subire in silenzio. Devi alzare l’asticella ogni volta, il salto sarà sempre più alto. Devi cominciare a pensare a te, gli altri non si curano di te, soprattutto se resti indietro. Dovevi farlo, e non l’hai fatto.
Si avvicinano le feste, e sono solo. Il Natale, come ad alcuni, mi mette un po’ di malinconia. C’è qualcosa di già visto, di consueto, alla fine anche di superficiale, qualcosa che rende pesanti quei giorni in cui si mangia tanto, si fanno sorrisi a persone che durante l’anno si frequentano poco, e non si riesce a vivere niente di veramente intimo, intenso.
Sono un romantico. Forse da qui bisogna partire. Ma per fare un po’ di strada serve poco il romanticismo. Non ce l’hanno tanto neanche le donne oggi, figuriamoci un uomo, è un aspetto fuori moda, che prima o poi porta cose negative. Non ci si può permettere di essere troppo ingenui, di lasciarsi andare, di vedere realtà macchiate di rosa. Alla fine si paga, tanta ingenuità.
Mio padre me lo diceva sempre: il successo non è dei deboli. Forse intuiva una mia parte diciamo così delicata, poco propensa a combattere, a grandi progetti di vita. Mi piaceva Leopardi, figuriamoci dove va un ragazzino che ama Leopardi, che sente le proprie ansie, malinconie, visioni della vita rappresentate magistralmente, che vede nella solitudine del poeta la propria solitudine, nel suo sabato del villaggio la giornata piena di promesse, la vita piena di promesse, e poi arriva la domenica, è un’altra cosa la domenica.
Gli altri, o come funzionano le cose, rendono la domenica un senso di stagnazione, di promesse non mantenute. Figuriamoci dove potevo finire, con il mio animo crepuscolare, attento ai particolari, alla vita delle formiche anche, da piccolo guardavo la loro vita operosa, su giù, su giù, mi soffermavo sulle loro piccole gesta utili, portare una briciola, costruire la loro tana, e questo mentre i miei compagni giocavano a pallone, urlavano, erano pieni di aggressività a volte.
L’animo delicato, soprattutto in un uomo, viene scambiato per debolezza, anche per una latenza poco maschile, qualche insinuazione da giovane l’avevo subita. Poi, quando mi sono fidanzato e sposato, questa cosa è stata dimenticata. Ma rimanevo sempre un carattere debole, agli occhi degli altri. 
“Tu non ti fai valere”: credo che quella frase di mia moglie abbia rappresentato uno spartiacque, come se improvvisamente un lampo illuminasse la nostra casa, la nostra vita insieme, i miei pensieri, e apparisse davanti a me una donna che cercava l’uomo forte, magari di successo, non un impiegato che nonostante la laurea non è riuscito a farsi strada.
All’improvviso mi venivano alla mente i suoi discorsi di apprezzamento su alcuni nostri amici, “è bellissima la casa che si sono fatti, ma lui guadagna bene”, “è entrato in quello studio di avvocati, ne ha fatta di strada”. Io apparivo, pensavo di apparire ancora una volta l’uomo che non crede in se stesso, che non ha fatto abbastanza per guadagnare di più, che ha offerto alla moglie una vita normale, al di sotto delle sue attese. Un perdente.
La nostra infelicità causata dagli altri: da chi prepara per un noi un futuro che però non sarà mai radioso, da chi si aspetta la ripetizione del successo del padre, l’uomo che si è fatto da solo, modello a cui rapportarsi, modello di fronte al quale non si è mai all’altezza, grande padre e figlio che fatica, che non ha le sue convinzioni, la sua forza, la sua ambizione. 
Ecco il punto, la parola magica: l’ambizione. In nome dell’ambizione si sono sacrificati affetti, mutati caratteri, vite, sconvolto equilibri. L’ambizione è positiva come motore per arrivare a una meta, ma facilmente diventa una pretesa dagli altri, devi essere, da te mi aspetto, e anche se non te lo dico tu sai come la penso, che dovevi fare di più, che da te tutti si aspettavano di più, perché le capacità le avevi, e alla fine avresti avuto una carriera, un nome, una situazione economica decisamente migliore.
Mio padre mi ripeteva da piccolo che dovevo farmi largo, e non curarmi troppo degli altri: è rimasto deluso. Non ho fatto neanche un poco della sua carriera. In compenso ha trovato soddisfazione nel marito di mia sorella, lui di ambizione ne ha da vendere, si rassomigliano decisamente di più.
Con mia moglie è finita. Io mi sono rinchiuso in me stesso, Leopardi e i perdenti, i riflessivi, chi guarda la luna, chi non ha voglia di correre, ma di vivere intensamente secondo i propri ritmi.
Arriva il Natale, sarò dai miei genitori, mio padre adesso ha anche il nipotino in arrivo, il figlio di mia sorella, e la cosa lo riempie di orgoglio. Io di figli non ne ho avuti, neanche lì gli ho dato soddisfazione. 
Ma riesco a vedere la bellezza di un’alba, il cielo striato di arancione del tramonto, riesco ad emozionarmi con un libro, riesco a vedere il volto di un barbone. È cambiata così tanto la società, non so se serva correre per avere obiettivi materiali, che alla fine sono cose, cose che si deteriorano. 
Pochi giorni fa ho incontrato in una libreria una giovane, che aveva in mano un libro di poesie. Vorrei rivederla. Conosceva la libraia, non sarà forse difficile.

Commenti

Post popolari in questo blog

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Odore di arance e rimpianti: l’estate a Tindari che decise il destino 🍊

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). L'estate del 1972 è stata il palcoscenico di un bivio esistenziale, non solo una vacanza. Tra i profumi di una Sicilia mitica e l’azzurro di Tindari, la protagonista Mara sperimenta per la prima volta l'ebbrezza di un amore che sa di imprevisto. Eppure, al ritorno, la sicurezza di un fidanzamento solido e il conflitto mai risolto con una madre critica la spingono verso una scelta conservativa. Un racconto spietato su come la paura della solitudine e il desiderio di ribellione possano tracciare il destino di una vita intera. (Daniela Barone). Verso la Sicilia: una profezia materna L’estate del ‘72 fu un periodo esaltante per me. La partenza tradizionale con i miei per il campeggio in qualche luogo marino incantevole si stava avvicinando. Papà aveva scelto la Sicilia, desideroso com’era di mostrare a me e alla mamma il suo paese natio, il borgo di Novara al confine fra i Nebrodi e i Peloritani. «Conoscerete mia zia e i miei cugini....

Concerto all'alba: quando la musica incontra il risveglio del mondo 🌅

(Introduzione a Liana Monti). Un acquerello sensoriale che cattura la magia di un concerto all'alba. Non è solo la cronaca di un evento musicale, ma il racconto di una sinergia perfetta tra l'arte umana e lo spettacolo della natura, dove il sorgere del sole diventa parte integrante della partitura. (Liana Monti). L'attesa: tra marea e aurora Ore 05.30, in riva al mare, una mattina di estate, fra poco sorgerà il sole. Il pubblico è arrivato presto, con largo anticipo, dalle varie parti della zona, per essere puntuali a questo evento. C’è attesa nell’aria. Il panorama offre uno spettacolo molto suggestivo. Il mare è calmo, la marea si sta ritirando. Nel cielo uno spettacolo in evoluzione dal buio della notte piano piano verso il chiarore. Ed ecco giungere l’aurora che ci mostra nubi che adornano il cielo ed un gioco di luci e colori affascina i presenti che con gli occhi puntati verso l’orizzonte attende anche l’imminente arrivo dell’alba. L'incanto: violino, chitarra e m...

Rimescolare le carte: tra l’illusione del nuovo e il valore dell’esperienza📝 ♠️ ♦️

(Introduzione a Marina Zinzani). Quando un cambiamento improvviso travolge le certezze del lavoro o della quotidianità, la prima sensazione è quella di uno smarrimento profondo. Non è solo la novità a spaventare, ma l'idea che l'esperienza accumulata venga etichettata come "fuori tempo". Una riflessione sulla dignità dell'umano contro l'ossessione per il nuovo a tutti i costi. (Marina Zinzani). L'irruzione del cambiamento È capitato a tutti, almeno una volta nella vita. In genere capita sul lavoro: quello che fino ad allora era consolidato, abituale, conosciuto, all’improvviso un giorno cambia. Cambia perché un nuovo personaggio entra, non in punta di piedi, convinto che tutto si debba rivoluzionare, che quello che c’era prima, il modo di lavorare, se non i lavoratori stessi, non va più bene. Il nuovo personaggio ha potere, ed è convinto che ci voglia un rinnovamento profondo, che il vecchio sia solo una pagina da chiudere in fretta. Largo quindi al nuovo,...