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Solitudini: Valentina

di Marina Zinzani

Valentina, 45 anni, madre.
Avrei bisogno di una vacanza. Il punto è che sono tornata da poco dalle ferie. Una settimana al mare, io e mio marito Claudio.
Il mare era quello che era, però c’erano altre cose positive che potevano farmi bene: l’albergo aveva una bella piscina, c’erano anche lezioni di acquagym la mattina.
Era una cosa diversa dal solito, ci trovavamo io e altre donne a fare la ginnastica in acqua con l’insegnante. Era un modo di vivere diversamente il mio corpo, il soffermarmi un po’ di più su ciò che mi può fare bene. C’era anche un discreto ristorante, in albergo, e per una settimana ho potuto essere servita senza pensare a nulla, gustandomi la cucina e tanti piatti nuovi.
Di cosa mi devo lamentare? Io e mio marito una settimana da soli, per staccare. Se poi io non sono riuscita a staccare è un problema mio, o no? Perché se racconto in giro che una parte del mio tempo, che doveva essere di relax e rigenerazione, l’ho passato a pensare ai miei due figli, a mandare loro dei messaggi, e a parlare di loro con mio marito, ecco, so che non attiro tanta comprensione.
Non so ritagliarmi un momento mio, per staccare. Come se un genitore potesse staccare. Due maschi di 20 e 23 anni, Davide e Luca, due figli così diversi. Luca, il più grande, ha sempre avuto buoni risultati a scuola, ed ha una ragazza. L’ho conosciuta, tra di loro le cose vanno bene, fanno progetti, lei mi piace. Invece Davide ha già cambiato due scuole, non riesce a trovare la sua strada.
Poca voglia di studiare, e anche di lavorare. È il contestatore della famiglia, è quello che ci fa litigare in casa. Esce con della gente che non mi piace. È l’età, dice mia madre, poi troverà una brava ragazza e certi comportamenti spariranno. Chissà. O forse le cose peggioreranno, e io un domani scoprirò degli aspetti non gradevoli su di lui. Succede, a volte.
Io penso troppo. Io mi preoccupo troppo. Ce l’ho scritta in faccia la preoccupazione. Le sopracciglia sono contratte, in un’espressione degli occhi di continua tensione, stress. Bella parola lo stress, copre un’infinità di cose. Copre la paura che un caro si ammali, che io mi ammali, che i miei figli prendano una brutta strada, che io sia svegliata nel cuore della notte da una telefonata che mi lascia senza fiato, che mi uccide.
Sono piena di stress. Lavoro anche, e lì non manca lo stress. Il titolare ci guarda male quando io e le mie colleghe andiamo in bagno. Dicono che controlla l’orologio, che controlli i minuti. Il suo sguardo è indagatore, controllore, un perfetto superiore, un perfetto padrone. Neanche un minuto del tempo dei suoi dipendenti deve andare sprecato. Ansia. La notte dormo male. E il pensiero di Davide, del suo futuro, della paura per la gente che ho visto con lui mi fa aumentare questa ansia.
Claudio, mio marito, minimizza. Dice che io sono troppo ossessionata dai figli, dal lavoro, dalla casa, sto sempre sul pezzo. Sì, mi ha detto così recentemente, sto sempre sul pezzo. Ho la mente inquinata, lo so. 
Certo che mia sorella non ha i miei problemi. Lei di figli non ne ha voluti, ed anche suo marito era d’accordo con lei. Loro sono spesso in giro, credo che il problema principale sia quale sarà la prossima vacanza. Poi hanno il lavoro, le problematiche quotidiane, ma si avverte leggerezza nei loro discorsi, riescono anche a ridere, e per cose banali. Il gusto di ridere.
La fragilità invece io me la porto dentro. Mia sorella è forte, combattiva, positiva, leggera. Io invece sono ipersensibile, temo il presente, temo il futuro. Vedo cose che accadranno, le vedo in anticipo, e si verificano puntualmente, e non perché sono come Cassandra, ma perché penso che un insieme di cose di un certo tipo portino inevitabilmente ad una realtà, ad un evento.
Spesso negativo. E così temo per mio figlio Davide, ci vedo quasi un fallimento di madre delle volte. Il suo carattere scontroso, la sua scarsa voglia di studiare e tantomeno di lavorare, le persone che frequenta, diventano, nella mia immaginazione, la premessa per un futuro non roseo.
E’ sera, ho riordinato la cucina, siamo davanti alla tv, io e mio marito. I ragazzi sono fuori. Lui guarda una fiction, è preso dalla storia. Io divago. Guardo ma allo stesso tempo penso, penso alla spesa, a quella questione sul lavoro, a tante altre cose. Bisognerebbe fermare la mente, il suo continuo lavoro che non ci dà tregua. Basta, spegniti ogni tanto! E invece la mente continua, come una compagna che parla senza sosta e non ti molla.
Se non avessi avuto figli forse sarebbe tutto diverso. Forse dovevo percorrere la seconda strada, quella di mia sorella. Ma io volevo dei figli, e volevo una famiglia, volevo una vita piena. Con degli affetti, prima di tutto.

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