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L'informazione morbosa

di Marina Zinzani

Una persona che passa le sue giornate in casa, ed esce solo per fare la spesa o poco altro, alla fine trascorre molto tempo davanti alla tv. In genere succede così. E dato che la tv segue accuratamente, in tempo reale, la cronaca, si finisce per entrare dentro vicende private, privatissime, che diventano pubbliche per via di eclatanti fatti. Un omicidio, ad esempio.
Si scava, si entra dentro la vita, negli anfratti più nascosti della vittima e del possibile colpevole. La cosa, seguendo il web, si estende anche a tanti canali che trattano questi casi di cronaca in un modo estremamente meticoloso, cercando ogni particolare. Basta leggere i commenti delle persone che seguono il web e si scopre che indagare è diventato qualcosa di diffuso, che la gente si chiede e chiede, che la gente, anche lei, indaga. Un incremento inverosimile di tanti Poirot.
Eppure, al di là di queste curiosità, si avverte in tv qualcosa di anomalo, di esagerato, e alla fine di stancante. I femminicidi tengono banco, fanno audience. Le storie morbose attirano, i giudizi partono a raffica e la vita privata della vittima, nelle piccole cose prima del fatto, viene sviscerata da cima a fondo. Senza rispetto. Uno scoop vale tantissimo in termini di pubblico. E’ una gara a trovarli, gli scoop.
Poi c’è la vita reale. Le cose che appartenevano alla vittima, la sua vita di prima completamente esposta, anche nella sua fragilità, nelle sue azioni precedenti, nella sua quotidianità in cui ha detto una cosa che poi è riportata, riportata più volte, quindi diventata di dominio pubblico. Si avverte, comunque, un’esagerazione in questa esposizione mediatica di fatti di cronaca. Anche il Garante della Privacy aveva sottolineato recentemente di fare uno stop all’informazione morbosa, riguardo ad un recente fatto di cronaca.
Alla fine prevale il giallo, e questo è vero, prevale la curiosità che cattura sempre, i gialli ormai non sono più quelli di Agatha Christie, la realtà è andata ben oltre. Però quando si dà una notizia, quando si entra pesantemente dentro le vite degli altri, diventa incerto il confine fra il diritto di cronaca e il non rispetto per le persone, per il loro passato, per la loro vita. Una notizia incide, non si dimentica. Per sempre.
A pensarci bene, l’informazione morbosa diventa un avvolgimento in un clima di dolore, di negatività, a cui si diventa insensibili, l’assuefazione arriva a non far provare più nulla. Il numero delle coltellate ad una donna è solo un dato come tanti. 
Un po’ di positività, a chi guarda la tv, non guasterebbe. L’escalation della violenza si vive già quotidianamente nella realtà, provocando paure nuove che non fanno più vivere bene. Già è difficile vedere qualcosa di bello in una giornata. Il male contagia alla fine, si diventa tristi, sfiduciati nel genere umano. Mentre un angolo di giardino, dentro il nostro piccolo mondo, dovrebbe sempre esserci. Andrebbe creato, curato, annaffiato con dell’acqua. Un’acqua che spazzi via tutto. Ed anche da una notizia positiva, ogni tanto.

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