(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa rimane delle divinità diverse da quelle dell’Olimpo? Ci troviamo di fronte al mondo altrettanto misterioso dell’animo umano. Dopo aver affrontato temi come la verità, le passioni, la guarigione, la speranza e la nostalgia, l’autrice si concentra oggi sul sentimento più pericoloso con “Il dio dell’invidia”.
(Marina Zinzani)
Il travestimento del dio
Il dio dell’invidia si presenta sotto forma di donna, dai tratti delicati e dallo sguardo seducente. A volte però assume la forma di un uomo sempre placido e sorridente, conviviale.
In realtà ha bisogno di questi camuffamenti per entrare nel mondo degli uomini e parlare sottovoce a loro, al loro orecchio.
Il sussurro che avvelena i pensieri
Lui sussurra poche frasi, che sono i suoi cavalli di battaglia: “Ti sembra giusto che quella lì abbia più successo di te? Ti sembra giusto che tutto le sia dovuto? Non c’è solo lei a questo mondo, ci sono anche gli altri...”
Ecco allora che l’essere umano comincia a guardare la persona che ha davanti in un altro modo: sì, è così, quella donna o quell’uomo hanno più di lui e questo non è giusto. Chi si crede di essere?
A questo punto il rapporto con quella persona si inquina, i pensieri non sono più ruscelli di acqua fresca, in cui si vedono pesci rossi e si gode della compagnia dell’altro, no, i pensieri diventano melmosi come l’acqua torbida, pensieri nascosti eppure così forti, così cattivi.
La vittoria della vulnerabilità umana
Il dio dell’invidia ha vinto, ancora una volta. È stato ascoltato. Poche parole che arrivano all’orecchio degli uomini come una polverina che si sparge nell’aria, e il risultato è spesso immediato. Perché difficilmente gli uomini pensano con la loro testa, sono talmente vulnerabili e spesso con così poche doti che non sopportano le virtù degli altri uomini. Preferiscono denigrarle, se sono in pubblico, anche se non sempre si espongono. Come il dio dell’invidia, nascosto, non si conosce mai il suo vero volto.
a.p. – Commento
La vetta del monte Olimpo era spesso coperta di neve e nuvole fitte ne nascondevano la punta, rendendola invisibile agli umani. Era il luogo ideale dove, secondo la mitologia greca, collocare la dimora degli dei che da lassù governavano le cose del mondo. Ciascuno incarnava un sentimento o un’idea, un vizio oppure una nobile speranza: dinamiche ben conosciute nel mondo umano.
Oggi, dismesse le vesti degli antichi inquilini dell'Olimpo, quei risvolti psicologici e morali rimangono al centro della nostra esistenza ed è proprio qui che si inserisce il nuovo capitolo della serie.
L'invidia, come giustamente evidenzia l’autrice, non è un sentimento monumentale o rumoroso, ma una sottile alterazione della vista. Non nasce dal confronto con l'altro, ma dal crollo della stima in sé stessi. La forza di questo "dio" sta nella sua capacità di rendersi invisibile, travestendosi da senso di giustizia ("non è giusto che...") per nascondere, in realtà, l'incapacità di accettare il talento altrui.

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