(Introduzione a Daniela Barone). Alcuni studenti lasciano un’impronta indelebile nella memoria di un insegnante, non solo per il loro profitto, ma per quell'innata scintilla che li fa risplendere tra i banchi.
Roberta era una di loro: un’anima fiera, un’intelligenza brillante e una bellezza che sbocciava giorno dopo giorno. Questo racconto è il ritratto di una vita tragicamente interrotta nel suo fulgore più bello, e del legame invisibile, ma eterno, che continua a unire chi resta a chi è diventato luce nel cosmo.
(Daniela Barone).
I banchi del liceo e il sogno della Bocconi
Roberta era stata mia alunna al liceo di Pavia per cinque anni. La ricordo in prima, con le fattezze ancora infantili dei suoi quattordici anni ma già faceva capolino in lei la straordinaria bellezza dell’adolescenza. Oltre a quella, madre natura l’aveva dotata di un’intelligenza brillante che la faceva distinguere in classe. Piuttosto altera o forse semplicemente riservata con gli insegnanti, era ammirata dai ragazzi e probabilmente un po’ invidiata dalle compagne.
Il giorno del suo esame orale alla maturità, quando il Covid ci aveva costretto a distanziare i banchi e a indossare le mascherine chirurgiche, lei aveva atteso il suo turno sdraiata sul muretto antistante la scuola a prendere i primi raggi dorati dell’estate. Di certo si sentiva sicura della sua preparazione e probabilmente progettava una serata in centro con i compagni a festeggiare.
Come prevedibile, Roberta si destreggiò magnificamente nella prova conseguendo un bel 100. L’aspettava una vacanza al mare in Sardegna, terra nativa di suo padre e chissà quali altri divertimenti. In quanto al suo futuro scolastico pensava di iscriversi addirittura alla Bocconi. Pare che coltivasse questo sogno sin dalle medie.
Una notizia raggelante da Madrid
Il suo ingresso nella prestigiosa università milanese coincise con il mio pensionamento. Non ebbi quindi più modo di avere sue notizie dalla sorella più giovane, anche lei mia alunna. Dopo due anni, mentre mi trovavo a Madrid dai miei nipotini ricevetti un messaggio di una ex collega che mi lasciò interdetta: Roberta era spirata per un tumore osseo.
Il suo funerale, a cui avrei tanto desiderato partecipare, vide la presenza degli insegnanti, delle compagne del liceo e dell’università, un piccolo mondo che aveva conosciuto e apprezzato questa ragazza morta nel fiore degli anni.
Nel suo profilo Facebook apparivano alcune foto che la ritraevano in costume, bella come una dea e nelle aule bocconiane, nonché un fiume di messaggi affranti di chi l’aveva amata. A me non restava altro che esprimere il mio cordoglio al padre tramite un’email, certa che sarebbe rimasta senza risposta.
Il dono inaspettato di un padre
Sorprendentemente, a poche ore dalla sepoltura, il genitore mi rispose ringraziandomi: «Cara prof, le sono grato per le parole spese per Roberta. Lei era proprio così, dolce e altera nel contempo come lei l’ha descritta». Null’altro. Del resto, che cosa c’era da aggiungere per la morte di una figlia che aveva ‘tutta la vita davanti’?
Certa di fare una cosa gradita, volli mandargli una foto di classe di una breve gita a Firenze in cui Roberta compariva nel fulgore della sua bellezza. Probabilmente come tutte le ragazze gelose della loro vita, lei non l’aveva mai mostrata alla famiglia.
Qualche mese dopo ricevetti un’altra mail del povero padre: «Sono certa che lei, nella sua sensibilità, apprezzerà questo dono che le ricorderà la nostra amata figliola. Un abbraccio. Franco». Aprendo l’allegato rimai esterrefatta.
Non comprendevo l’immagine che mostrava una stella nel cosmo, una sigla e il nome Roberta. Poi capii. Per alleviare il dolore, la famiglia si era iscritta al cosiddetto Starling Star Registry, il registro delle stelle che permette di dedicare un astro a una persona amata che non c’è più.
C'è chi sceglie un medaglione da tenere vicino al cuore, chi pianta un albero come un'eco di una vita scomparsa. C'è anche chi preferisce scrivere, incidere, appendere foto.
L’idea di Franco è un simbolo potente: la luce che continua a brillare, il legame con l'invisibile, l'idea che nulla muore mai veramente.
L'incompiuto che si fa eternità
La vita tragicamente interrotta di Roberta è però devastante per chi rimane: la sua dipartita ad appena 21 anni non ha distrutto solo ciò che è stato, ma soprattutto ciò che poteva essere ma mai si è realizzato. Roberta non potrà più costruire possibilità, ed immaginare esiti. Tutto di lei è rimasto interrotto, sospeso per sempre in un tempo senza tempo.
Per noi che restiamo la salvezza nasce dal credere che ogni vita incompiuta, per breve che sia, è comunque pregna di significato e intera nel suo apparire. Non è definita dalla sua lunghezza, ma dalla sua intensità autentica. «Muor giovane chi è caro agli dei».
Così proclamava l’antico poeta greco Menandro; e Giacomo Leopardi a fargli eco, nel suo canto “Amore e morte”: «Muor giovane colui ch’al cielo è caro». Forse queste parole vogliono sottintendere che a morti giovani vengono risparmiati gli affanni e le sofferenze del quotidiano, nonché le rughe e il decadimento della vecchiaia.
La luce che continua a propagarsi
Quando penso a Roberta, mi dico però che il suo tumore implacabile le ha rubato una carriera appagante, la creazione di una famiglia e la gioia della maternità. Non posso fare a meno di dolermi di quanto le sia stato negato nei suoi 21 anni, un’età in cui sembra che la morte debba riguardare solo i vecchi.
Voglio credere però che abbia conosciuto le emozioni delle cotte, la passione travolgente di un amore e il sale sulla pelle abbronzata dopo i bagni nel mare nella sua Sardegna, il gusto delle more mature e l’ebbrezza dei primi aperitivi alcolici nelle serate con gli amici in Piazza Duomo, incurante dell’afa e delle zanzare.
Ora Roberta splende in cielo dove una stella porta il suo nome. A me non servono né un telescopio né le coordinate per rintracciare il suo astro nel cielo notturno: la sua luce continua a propagarsi nelle vite di chi l’ha amata. Ciao Robi, riposa in pace.

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