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(foto ap)

sabato 22 aprile 2017

Mistero nel volto di donna

La figura femminile: il concetto di bellezza universale nella pittura di Mario Tozzi

(ap) Uomo timido e artista originale, Mario Tozzi (1895-1979). All’inizio isolato dai circoli culturali dell’epoca, entrò in contatto con Giorgio Morandi a Bologna durante il periodo in cui frequentava l’accademia delle Belle Arti. Quando andò a vivere a Parigi, insieme alla moglie francese, Marie Therèse Lemair, che aveva conosciuto sul Lago Maggiore, conobbe e frequentò i pittori italiani che vi lavoravano, Giorgio De Chirico, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Alberto Savinio, con i quali fondò l' “Ecole Italienne de Paris".
Mario Tozzi era artista che amava tecniche diverse, dalla pittura ad olio, alle incisioni, alle litografie. Trovò la realizzazione della sua vocazione espressiva nella rappresentazione del mondo attraverso composizioni di forte monumentalità, elemento questo tra i più appariscenti della sua pittura. Infatti, i volumi geometrici raffigurati sono grandiosi, le figure umane recano tratti, pur raffinati e precisi, che superano spesso i limiti del reale dominando le composizioni pittoriche.
Tozzi dipinge con il gusto della proporzione, sensibile ai dati reali, alla purezza della forma e alla vivacità dei colori. L’immagine femminile è la protagonista prevalente dei quadri, il tema sul quale maggiormente si sviluppa la sua ricerca stilistica, partendo da raffigurazioni di estrema fedeltà al reale per poi virare verso immagini semplificate o addirittura geometriche.
Il corpo della donna è conoscenza ed esperienza, coincide con il tema stesso della bellezza: una prospettiva che porta Tozzi a superare i limiti dell’apparenza fisica sotto l’influenza concettuale della pittura metafisica per cogliere l’aspetto più intimo e profondo della vita, che a volte si mostra profondamente enigmatico.
Così nel quadro Interno con volto di donna, il mondo rappresentato (l’interno vuoto di una casa, in cui risalta il volto di una donna) è grandioso. E privo di azione. Appare immobile quella domestica intimità che si intuisce nel dipinto, perché la vita è percepita in un suo piccolissimo istante, fuori di ogni azione e perciò risulta come fermata nel tempo.
Il capo della donna, con i capelli neri raccolti all’indietro, è rimarcato dal contrasto cromatico con la macchia celeste che la separa dal fondo scuro: il volto ha un disegno ovoidale, gli occhi presentano pupille misteriose nella loro opacità. Sono gli elementi che più segnano la scelta stilistica del pittore in questo dipinto.
La figura femminile esprime un’idea di bellezza, ma la forma del viso e ancor più il colore indistinto degli occhi, che non lascia intravedere le pupille, indicano che la figura ritratta non corrisponde ad un’immagine reale, ad una persona specifica. Una donna certo, ma non la storia propria di un soggetto specifico è raffigurata in quest’immagine. Piuttosto emerge il simbolo astratto e generalizzato, intimamente puro, della bellezza in sé.
La mano che dipinge quel volto insegue il concetto stesso di bellezza universale, e così il ritratto, cercando di scoprire ciò che è oltre la realtà, ha implicazioni mitiche e simboliche.
La dimensione della bellezza coincide in fondo con la grazia femminile ed è intuibile nella sua essenza ultima, purificata dalle asprezze del quotidiano, come valore assoluto. La figura femminile è davvero sensualità che fluisce silenziosa in uno spazio senza tempo.

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