Passa ai contenuti principali

Mistero nel volto di donna

La figura femminile: il concetto di bellezza universale nella pittura di Mario Tozzi

(Angelo Perrone) Uomo timido e artista originale, Mario Tozzi (1895-1979). All’inizio isolato dai circoli culturali dell’epoca, entrò in contatto con Giorgio Morandi a Bologna durante il periodo in cui frequentava l’accademia delle Belle Arti. Quando andò a vivere a Parigi, insieme alla moglie francese, Marie Therèse Lemair, che aveva conosciuto sul Lago Maggiore, conobbe e frequentò i pittori italiani che vi lavoravano, Giorgio De Chirico, Massimo Campigli, Filippo De Pisis, Alberto Savinio, con i quali fondò l' “Ecole Italienne de Paris".
Mario Tozzi era artista che amava tecniche diverse, dalla pittura ad olio, alle incisioni, alle litografie. Trovò la realizzazione della sua vocazione espressiva nella rappresentazione del mondo attraverso composizioni di forte monumentalità, elemento questo tra i più appariscenti della sua pittura. Infatti, i volumi geometrici raffigurati sono grandiosi, le figure umane recano tratti, pur raffinati e precisi, che superano spesso i limiti del reale dominando le composizioni pittoriche.
Tozzi dipinge con il gusto della proporzione, sensibile ai dati reali, alla purezza della forma e alla vivacità dei colori. L’immagine femminile è la protagonista prevalente dei quadri, il tema sul quale maggiormente si sviluppa la sua ricerca stilistica, partendo da raffigurazioni di estrema fedeltà al reale per poi virare verso immagini semplificate o addirittura geometriche.
Il corpo della donna è conoscenza ed esperienza, coincide con il tema stesso della bellezza: una prospettiva che porta Tozzi a superare i limiti dell’apparenza fisica sotto l’influenza concettuale della pittura metafisica per cogliere l’aspetto più intimo e profondo della vita, che a volte si mostra profondamente enigmatico.
Così nel quadro Interno con volto di donna, il mondo rappresentato (l’interno vuoto di una casa, in cui risalta il volto di una donna) è grandioso. E privo di azione. Appare immobile quella domestica intimità che si intuisce nel dipinto, perché la vita è percepita in un suo piccolissimo istante, fuori di ogni azione e perciò risulta come fermata nel tempo.
Il capo della donna, con i capelli neri raccolti all’indietro, è rimarcato dal contrasto cromatico con la macchia celeste che la separa dal fondo scuro: il volto ha un disegno ovoidale, gli occhi presentano pupille misteriose nella loro opacità. Sono gli elementi che più segnano la scelta stilistica del pittore in questo dipinto.
La figura femminile esprime un’idea di bellezza, ma la forma del viso e ancor più il colore indistinto degli occhi, che non lascia intravedere le pupille, indicano che la figura ritratta non corrisponde ad un’immagine reale, ad una persona specifica. Una donna certo, ma non la storia propria di un soggetto specifico è raffigurata in quest’immagine. Piuttosto emerge il simbolo astratto e generalizzato, intimamente puro, della bellezza in sé.
La mano che dipinge quel volto insegue il concetto stesso di bellezza universale, e così il ritratto, cercando di scoprire ciò che è oltre la realtà, ha implicazioni mitiche e simboliche.
La dimensione della bellezza coincide in fondo con la grazia femminile ed è intuibile nella sua essenza ultima, purificata dalle asprezze del quotidiano, come valore assoluto. La figura femminile è davvero sensualità che fluisce silenziosa in uno spazio senza tempo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

Il dio dell’invidia, il sentimento che avvelena

(Introduzione a Marina Zinzani). Cosa rimane delle divinità diverse da quelle dell’Olimpo? Ci troviamo di fronte al mondo altrettanto misterioso dell’animo umano. Dopo aver affrontato temi come la verità, le passioni, la guarigione, la speranza e la nostalgia, l’autrice si concentra oggi sul sentimento più pericoloso con “Il dio dell’invidia”. (Marina Zinzani) Il travestimento del dio Il dio dell’invidia si presenta sotto forma di donna, dai tratti delicati e dallo sguardo seducente. A volte però assume la forma di un uomo sempre placido e sorridente, conviviale. In realtà ha bisogno di questi camuffamenti per entrare nel mondo degli uomini e parlare sottovoce a loro, al loro orecchio.  Il sussurro che avvelena i pensieri Lui sussurra poche frasi, che sono i suoi cavalli di battaglia: “Ti sembra giusto che quella lì abbia più successo di te? Ti sembra giusto che tutto le sia dovuto? Non c’è solo lei a questo mondo, ci sono anche gli altri...” Ecco allora che l’essere umano comincia...

La prima neve di primavera: la voce di una bambina dal grembo materno

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa prova una vita prima ancora di venire alla luce? In questo racconto, la voce narrante appartiene a una bambina che osserva il mondo esterno attraverso i filtri emotivi della madre. Dal miracolo del concepimento nella notte di San Giovanni a Genova, passando per la nube scura di un lutto improvviso, fino a una nascita avvolta da un evento atmosferico straordinario. Attesa, dolore e rinascita: il legame materno supera ogni tempesta. (Daniela Barone). Un inizio invisibile Ho dovuto viaggiare per otto giorni prima di arrivare dentro il tuo grembo, mamma. Sono così piccola che nessuno può vedermi e nemmeno tu sai della mia esistenza. La notte di San Giovanni, patrono di Genova, hai pregato papà di lasciarsi finalmente andare e così mi avete concepito. Immagino gli scoppi dei fuochi d’artificio e i meravigliosi colori che non sono in grado di percepire mentre mi accoccolo un po’ smarrita in te.  Non so quanto tempo sia passato ma ora mi sento tutta s...