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Il tempo opportuno

Guardare “mirato” significa saper costruire dei progetti per il nostro futuro

di Paolo Brondi

Nel mondo greco, la dimensione dell'uomo era inserita armonicamente all'interno di cicli naturali che si susseguivano con ordine e necessità. Nel ciclo tutto si ripete, di conseguenza divengono fondamentali la memoria del passato e quindi la parola dei vecchi, deposito di esperienza, e l'educazione, come trasmissione della memoria e dell'esperienza passata.
Ne deriva una storiografia che, da Polibio e Tucidide, giunge fino a Niccolò Machiavelli, Jean Bodin, Thomas Hobbes, esprimendo la convinzione dell’utilità della storia per educare e addestrare all’agire politico e per insegnare che ciò che è avvenuto in passato potrà tornare eguale o molto simile.
Nel ciclo, si inserisce il tempo umano, che indica un guardare “mirato”. L’uomo progetta, si “getta fuori” verso un obiettivo, per dare senso e concretezza alla propria esistenza. Il senso dell’esistere presuppone di non macchiarsi di tracotanza, andando oltre i limiti posti dalla natura, primo tra tutti la mortalità.
Oltre alla fede ed ai doveri, interviene un terzo elemento, ovvero il tempo opportuno (kairòs, in greco), che è anche imprevedibilità e che favorisce la scelta dei mezzi per raggiungere il fine. E’ l'ora critica, il momento grave e decisivo, l'occasione tanto attesa e desiderata che non perdona alcuna esitazione.
Solo l'uomo esperto riesce a cogliere il tempo opportuno che è di per sé fugace, sfuggente e non offre altra possibilità di essere afferrato se non nell'istante in cui si manifesta. La tracotanza si fa dominante e l’ordine antico si altera: la tecnica è elevata a tecnocrazia, il tempo a tracotanza di uomini, con gran stuolo di persone cresciute a farsi esperti nel cogliere le soggettive opportunità.

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