Passa ai contenuti principali

Alberi, vecchi amici

Monte Sumbra, Garfagnana (foto ap)

I venti contrari, l’esempio della natura

(ap) Cercarli ed osservarli, accoglierli come buoni amici, parlare con loro. Suscita in ciascuno un senso di curiosità e meraviglia.
I cedri altezzosi nella solitudine delle montagne. Le rustiche conifere tra geli improvvisi e prolungati periodi di siccità. Le betulle, dal fogliame caduco, che parlano di storie e leggende.
Le maestose querce, così alte e dal portamento vigoroso, ricoperte di fessure scavate dal trascorrere del tempo. I lecci sempre verdi, pieni di ghiande ricoperte da foglie spinose a protezione dai predatori.
Sono alberi che resistono alle avversità in tanti luoghi: sulla costa e in collina, in aree pianeggianti e sulle vette. Dove la vita trova strade misteriose di sopravvivenza. Tra terre rocciose, campi sconfinati e solitari, pendii scoscesi, paludi circondate dalle acque, persino ridotti angoli di terreno nelle città convulse. Radicati nel terreno profondo, gli alberi si rivestono di cortecce lisce o increspate per adattarsi al calore e al freddo, attirano comunque il vento, ne subiscono l’impetuosità e le bizzarrie, conservandone poi la forma sul loro tronco.
Alberi che svettano comunque verso l’alto, e vivono insieme agli uomini che lottano per salvarli. Sono cari ai poeti che li hanno ispirati in qualche modo, scoprendo che l’anima, avendo cura delle proprie radici, incontra i suoi sogni.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tra i due litiganti il terzo gode: la saggezza popolare in una mollica

(a.p. - Introduzione a Laura Maria Di Forti) ▪️ Il proverbio di oggi: “ Tra i due litiganti il terzo gode ”. Non si è mai soli neppure nei litigi. Chi beneficia dei contrasti altrui? La tradizione popolare italiana si è sempre espressa con proverbi e modi di dire, rimasti poi nella memoria comune. Oltre le apparenze, non sono una ingenua semplificazione della realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Molto di più, uno sforzo per riflettere e capire. E magari scovare il bandolo della matassa. Interpretano sentimenti diffusi, traducono in poche battute concetti complicati, tramandano una saggezza solo apparentemente spicciola, qualche volta sono persino di aiuto per suggerirci le mosse opportune. Ci hanno consolato, ammonito, contrariato. Ce ne siamo serviti per affrontare momenti difficili e uscire da situazioni scabrose. Già pubblicati: Il mattino ha l’oro in bocca ,  Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Laura Maria Di Forti – PROVERBIO) ▪️ Senza pensieri seduto su una pan...

Lia

di Marina Zinzani (Introduzione di Angelo Perrone) (ap) I “racconti del sabato”. È un momento particolare, il sabato, come conclusione della settimana. Perché mai uniforme, uguale all’altro. Qualche volta per esempio anche più gravoso. Infarcito di maggiori impegni, rimandati nei giorni precedenti e accavallatisi tutti insieme, da assolvere correndo prima di esserne sommersi, sfruttando le ore contate, insufficienti.  Nel migliore dei casi, è occasione per ritagliarsi un tempo per sé. Quanti modi ci sarebbero per qualcosa di piacevole, divertente. Un’attività che dia gioia, faccia stare meglio. Come guardare un film, uscire con gli amici, leggere un libro. Coltivare piccoli piaceri.

Il valore civile del rispetto

La reazione commossa della gente alla morte di Fabrizio Frizzi sta a indicare che l’umanità e la gentilezza sono importanti anche nel vivere sociale. di Angelo Perrone * Le parole con le quali il sacerdote lo ha ricordato alla veglia funebre nella chiesa degli artisti a Roma esprimevano – almeno questa volta – un sen tire diffuso e comune: «salutiamo un amico, uno di noi», è stato detto di Fabrizio Frizzi. La notizia della sua morte improvvisa ha commosso non solo l’ambiente dello spettacolo, ma la gente qualsiasi.

Lanterna ad olio

“Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni di Marina Zinzani La lanterna ad olio illumina sfumature volti che non ci sono più granelli di sabbia scivolati dalle dita

Mietitura: storie familiari d'altri tempi

di Paolo Brondi La frigidità e secondarietà di tante pagine mediatiche, il cui effetto sulle coscienze è quello stesso della metafora "gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo", causano l'evanescenza di ricordi e suggestioni, che, tut tavia, per non essere del tutto fagocitati dalle realtà linguistiche