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Al di sopra della legge, il ritorno di Andrej Vishinsky


Interventi di
Rodolfo M. Sabelli, Presidente dell’Associazione nazionale magistrati, 18/9/13, e di
Massimo Giannini, su Repubblica 19/9/13


Sul videomessaggio Berlusconi
di Rodolfo M. Sabelli
L'Associazione Nazionale Magistrati esprime forte indignazione per il contenuto del  video-messaggio diffuso oggi dal sen. Silvio Berlusconi e contenente gravissimi attacchi alla Magistratura, attacchi che si risolvono in una vera e propria aggressione ai principi su cui si fonda uno Stato di diritto.
Tali accuse costituiscono l’ennesima, grottesca e stanca ripetizione di concetti vecchi ma non per questo meno gravi. Non è in discussione il diritto di una persona condannata di sostenere le proprie difese e di criticare le decisioni giudiziarie. Non sono invece accettabili e vanno respinte con fermezza ricostruzioni false di vicende processuali che si sono svolte nel rispetto della legge e delle garanzie della difesa, come riconosciuto dalla stessa Corte di Cassazione.
Quelle accuse si inseriscono in una strategia di delegittimazione della Magistratura che dura da troppo tempo e che ora si intensifica nel tentativo di vanificare gli effetti di una sentenza definitiva, in violazione del principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Sono accuse che chiamano in causa non solo la Magistratura, ma lo Stato di diritto, le sue regole e le sue Istituzioni: ed è a queste che la magistratura associata si rivolge, per denunciare il rischio che simili attacchi possano indebolire la credibilità di tutte le Istituzioni democratiche.


La magistratura "contropotere irresponsabile"
di Massimo Giannini
L'attacco più veemente, come al solito, è contro le toghe: "Siamo diventati un Paese in cui non vi è più la certezza del diritto, siamo diventati una democrazia dimezzata alla mercé di una magistratura politicizzata che, unica tra le magistrature dei Paesi civili, gode di una totale irresponsabilità... si è trasformata da Ordine dello Stato in un Contropotere in grado di condizionare il potere legislativo e il potere esecutivo e si è data come missione quella di realizzare la via giudiziaria al socialismo". 
A quali "fonti" abbia attinto il Cavaliere è un vero mistero. La Costituzione prevede che "i giudici rispondono soltanto alla legge" (articolo 101), che spettano al Csm "secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati (articolo 105), ma che "il ministro della Giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare" e che il pm "gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario" (articolo 107).
Com'è evidente, la magistratura è un "organo dello Stato", che gode di autonomia secondo il principio della separazione dei poteri, ma non della "totale irresponsabilità" lamentata dallo Statista di Arcore: risponde alle leggi, come avviene in tutti i "Paesi civili". Quanto al "Contropotere" che condiziona "il potere legislativo e il potere esecutivo", il Ventennio berlusconiano dimostra l'esatto contrario: con 18 leggi ad personam sulla giustizia su un totale di 37 fatte approvare a forza dal Parlamento, è stato Berlusconi a usare il potere esecutivo per imporre al legislativo un vincolo al giudiziario.
Infine, la "missione di realizzare la via giudiziaria al socialismo" è un inedito assoluto del Cavaliere: qualche solerte azzeccagarbugli deve avergli spacciato come documento di Magistratura Democratica un vecchio dispaccio di Andrej Vishinsky*, procuratore dell'Unione Sovietica degli anni '30. 


*PS. (ap) Andrej Vyshinsky, membro della nomenclatura sovietica, e mente giuridica di Joseph Stalin, fu procuratore generale dell’Urss.  In tale veste, rappresentò la pubblica accusa nei principali processi politici che si svolsero nel periodo delle Grandi purghe e fu considerato il freddo esecutore delle repressioni staliniane. 


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