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In fondo al mare


Racconto di Vespina Fortuna

Il piccolo Iaseth scosse il nonno che piangeva nel sonno.
“Che hai” gli sussurrò all’orecchio per non svegliare tutti gli altri che dormivano sul barcone affollato.

“Nulla” bisbigliò lui guardandolo con lo sguardo imbambolato di chi non sa se è sveglio o sogna ancora “Non ho nulla, perché mi hai svegliato?”
“Piangevi…”
“No, ridevo” mentì con gli occhi umidi di pianto “Dormi adesso, è ancora lungo il viaggio!”
Quando vide il nipotino riaccoccolarsi accanto a lui, posato di nuovo il capo su uno dei suoi stracci ripensò al suo sogno: era riuscito a raccogliere tutti i fili del male del mondo e ne aveva fatto un enorme fiocco per poterli gettare ai pesci, un grosso squalo lo aveva quasi raggiunto per divorarlo quando lui si era accorto che Iaseth era rimasto impigliato nel garbuglio di quella terribile matassa. Prima che venisse risucchiato, allora, aveva afferrato il gomitolo ma in quello strattone si era sciolto ricadendo proprio nella loro piccola barca affollata.
“Presagio luttuoso” sospirò fra le labbra sicuro che Iaseth già dormisse.
“Nonno” gli chiese invece lui “Fa male morire nel mare?”
“Nessuno morirà!” bisbigliò il nonno “Ci aspetta la libertà, di là del mare?”
“Che cos’è la libertà?”
“Niente più guerre né fame né sete, una casa dove dormire, una scuola, un futuro sereno…”
A un certo punto qualcuno tagliò la corda che legava il loro barcone al motoscafo che li trainava.
“Che succede, nonno?” urlò impaurito Iaseth sentendo gridare tutti i suoi compagni.
“No, figliolo” gli rispose lui “Non fa male morire in fondo al mare”.

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