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Nero di seppia: macchie indelebili e risotti che sanno di vita 🐙

uomo e donna davanti a un tavolo con diversi cibi
(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono sapori che portano con sé una promessa di piacere e, allo stesso tempo, un rischio imprevisto. Il nero di seppia è così: avvolgente, prelibato, ma capace di lasciare segni che non vanno più via, proprio come certi passaggi della nostra esistenza. In questo racconto, Marina Zinzani ci conduce attraverso i pensieri di un medico alle prese con la noia di un convegno e l'imbarazzo di una macchia sulla camicia. Ma quella chiazza scura sul bianco diventa presto lo specchio di un'anima segnata da una separazione dolorosa, finché un incontro fortuito non apre uno spiraglio di luce e solidarietà. Una narrazione delicata sulla fragilità umana e sulla bellezza dei nuovi inizi.

(Marina Zinzani) ▪️

La fatica del dovere e il rito degli ECM

Ci sono delle cose nella vita che si fanno con fatica. Si vorrebbe fare altro: precisamente non essere lì. Si vorrebbe varcare una porta, respirare aria fresca e sentirsi liberi.
Una di queste cose, quelle cose che si farebbe a meno di fare, sono gli ECM. Sono un medico, e chi è medico, e non solo, sa cosa sono gli ECM. Dei corsi, o incontri, per tenersi aggiornati su temi sulla mia professione, e poi, dopo apposito test, mi vengono rilasciati questi ECM. Bisogna farli, bisogna fare gli ECM. 
E fra noi medici si dice: a che punto sei con gli ECM? Io non ho proprio voglia di farli, quest’anno.
Anch’io devo farli. Devo. Ma vorrei varcare la porta di quel luogo dove si fanno, in genere un hotel, e uscire un attimo dopo, respirare aria fresca e sentirmi libero.
C’è una cosa interessante, in questi incontri. Si mangia. C’è un buffet in genere interessante, e c’è sempre una calca al tavolo. In realtà credo che il cibo sia un diversivo alla noia, soprattutto dopo un bel po’ di ore che sento parlare qualcuno su argomenti non sempre così interessanti per me.
foto di un piatto con risotto nero

L'incidente del buffet: una macchia rivelatrice

Sono qui, oggi, in un bell’albergo, e nella sala conferenze si sta tenendo un corso: cinque ECM, mi daranno. Avevo previsto tutto: la noia, il tema di poco interesse, ma non avevo previsto questa cosa. Imbarazzante. Mi sono sporcato la camicia. Perché qualcuno ha pensato di inserire nel buffet del risotto al nero di seppia, e io ne ho mangiato un po’, e mi è caduto qualche granello sulla camicia bianca.
Conclusione, ho la camicia macchiata, si vede, è a fianco della cravatta, non posso neanche nasconderla con questa. In effetti non era solo qualche granello di riso, perché la macchia è grande, si nota, decisamente.
Sono qui, con le persone che fanno questo ECM, e provo la solita sensazione che provo da quando ero giovane: i presenti sorridono, sembrano leggeri, si parlano, sembrano conoscersi tutti. Io resto qui, solo, in un angolo, e li guardo. Sono un medico riservato direi, timido. 
Ho più di cinquant’anni e faccio ancora fatica a sciogliermi con le persone, devono essere sempre loro che mi vengono incontro e parlano. Ma qui non conosco nessuno, e non so come, sento, sento gli occhi di qualcuno addosso, una donna prima mi ha guardato, ha guardato la mia bella chiazza nera sulla camicia bianca, poi mi sembra che abbia detto qualcosa alla donna vicino a lei, e anche lei si è girata. 
Cosa avranno pensato? Quel medico lì non sa neanche mangiare, guarda, si è sporcato tutta la camicia.

Il nero di seppia e le ombre del passato

Non dovevo prendere il risotto al nero di seppia. Ci sono dei cibi a cui è meglio non avvicinarsi, e la pasta al nero di seppia è terribile. Per prima cosa macchia i denti. Uno parla, e sembra che abbia carie scure, nere. Sgradevole. Poi può macchiare i vestiti in un modo imbarazzante, e la macchia non viene via facilmente. 
La seppia regala il suo liquido, nero come l’inchiostro, buonissimo, sì, buonissimo, ma bisogna fare attenzione, avere delle precauzioni. Che a volte non si prendono. Con mia moglie non le ho prese. Mi sono lasciato andare, innamorato e per la prima volta non diffidente, quasi aperto agli altri. Mia moglie cucinava bene, e uno dei suoi piatti preferiti era proprio il risotto al nero di seppia. 
Faceva soffriggere lo scalogno, metteva le seppioline, il riso, il brodo, il vino, è il procedimento per fare un risotto, e poi alla fine il nero della seppia. Una delizia. Ma il nero di seppia va preso con precauzione. I danni sono notevoli, sui vestiti. I danni di mia moglie sono stati ingenti, descrivibili in piccole parole: separazione, mi dispiace ma per me sei solo un amico ora, ho incontrato un altro uomo, rivoglio la mia vita.

Il buio della separazione e la solitudine

Il mondo, dopo un discorso del genere, diventa nero, calano le nubi sul sole e chissà se ci saranno mai schiarite. Un nero crudele, dopo il nero delizioso del nero di seppia. Ci si ritrova in una casa vuota, a ricominciare senza più energie e con il peso di un fallimento che interessa a pochi. Sono uno dei tanti, in fondo, che si è separato. E lei si è rifatta una vita, e ora sarà certamente più felice di me.
Sono buffo, mi sento buffo, con la mia camicia ben macchiata sulla pancia, e penserei di tornare a casa. Non sopporto più gli ECM, questo genere di incontri che mi sembrano ore vuote, perse. Ben poco rimane, nella mia mente, di ciò che ho ascoltato.

Un incontro inaspettato: Maria Carla

Oddio, ma sei tu!
Una donna mi viene incontro, mi abbraccia con entusiasmo. 
Ma cosa ci fai qui! Accidenti quanto tempo è passato!
Ci mettiamo a parlare, mi viene in mente il suo nome, Maria Carla, e il fatto che abbiamo avuto un’esperienza comune in uno studio medico, moltissimi anni fa. Dopo un po’ le dico come mi sono macchiato.
Certo, si vede la macchia. Se vuoi ti posso prestare una camicia di mio marito, io abito qui vicino, sai? Facciamo un salto, tanto qui riprendono fra un’ora.”

Una nuova camicia e uno sguardo di intesa

Preoccuparsi di me, della mia camicia. Usciamo, e camminiamo per un po’. Non abita lontano, e quando entro in casa sua noto i toni caldi e molte piante. Va nell’armadio e prende una camicia bianca. 
Questa dovrebbe andarti bene. Aveva la tua taglia.
C’è in lei uno sguardo velato di malinconia, nel toccare la camicia. Io la guardo. Era una buona ragazza, me lo ricordo.

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