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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

L’empatia verso gli altri nasce dall'ascolto di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Imparare ad ascoltare sé stessi è il primo passo per potersi aprire davvero agli altri. Il dolore non ascoltato diventa una barriera che isola e inaridisce l'empatia: un richiamo essenziale a non ignorare le proprie ferite per rimanere umani. Maria Cristina Capitoni Quando ti ignori riduci i canali del cuore, scambiando le parti. Se soffochi il tuo dolore non senti più quello degli altri.

La caccia al tesoro del cuore: parole che fanno ritrovare l’oro

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Alcune domande non cercano risposte logiche, ma aperture emotive. Un sentiero intimo ci fa scoprire un linguaggio spoglio del superfluo. Parole apparentemente "vuote" diventano indizi di una ricerca più profonda: una specie di caccia al tesoro dell'anima in cui la fiducia è l'unica chiave per trovare l'oro. (Maria Cristina Capitoni) Il filo conduttore del cuore È un’esigenza la risposta a tutte le domande manifestarsi per gioire annullando le altre possibilità se il filo conduttore parte e ritorna al cuore non ci si può smarrire e tutto assume un senso anche le parole quelle vuote descrivono un percorso una caccia al tesoro dove solo chi si fida trova l’oro.

"Avevo un tempo migliore e non lo sapevo": uno sguardo dentro di sé

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono momenti nella vita in cui ci si muove per inerzia, convinti che la parte migliore del viaggio sia ormai alle spalle. È in quel silenzio, quando il passo si fa pesante e tutto sembra sul punto di concludersi, che un colpo di vento inaspettato – una spinta inutile solo in apparenza – ci scuote e ci restituisce alla realtà. Nei versi che seguono la perdita della consapevolezza temporale si trasforma, grazie a un'improvvisa rivelazione, in una certezza che non svanirà mai più.  (Maria Cristina Capitoni). Avevo il tempo migliore ma non lo sapevo perciò caddi in silenzio abbandonando il passo tenuto fino a quel momento solo una spinta inutile e improvvisa quando tutto sembrava finito mi svelò dov’ero fissando un concetto che non sarebbe più svanito.

Il tempo migliore: quando il silenzio ci svela chi siamo

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La vita può imporci un arresto, un silenzio improvviso che assomiglia a una resa. È proprio in quel vuoto, quando ogni passo sembra perduto, che si fa spazio la rivelazione. Con la sua cifra stilistica ermetica, l’autrice ci conduce in un viaggio interiore dove la fine diventa l'unico luogo possibile per ricominciare a vedere. (Maria Cristina Capitoni). Avevo il tempo migliore ma non lo sapevo perciò caddi in silenzio abbandonando il passo tenuto fino a quel momento solo una spinta inutile e improvvisa quando tutto sembrava finito mi svelò dov’ero fissando un concetto che non sarebbe più svanito.

Ricordarsi il nome: se lo smarrimento diventa rinascita

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La riscoperta di sé stessi è un viaggio tortuoso, spesso segnato da smarrimenti e parentesi di oblio. L’autrice ci regala qui un frammento intenso, in cui il ritorno al proprio nome diventa l'atto finale di una riconciliazione con il tempo e con lo spirito.  (Maria Cristina Capitoni). Il tempo perduto e l'incontro con sé stessi Quando ricordo il mio nome mi chiamo e mi vengo incontro ora il cielo è più vicino troppe volte ho scordato il cammino rubando tempo a quel che rimane dell’ultimo presente da realizzare.

La luce che non vedi: come esplorare sé stessi

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni – Commento a.p.). Alcune sfumature dell'anima sfuggono al caos quotidiano, dettagli quasi impercettibili che richiedono un silenzio interiore per essere colti.  (Maria Cristina Capitoni). La magia dei pensieri nascosti Anche il sentore più invisibile  cambiando lo sguardo appare d’incanto ogni pensiero ha la sua luce che non sempre vedi basta entrare in punta di piedi. 💠💠💠 a.p. – Commento  Alla ricerca della luce interiore Trovare la luce nascosta nei recessi più intimi della nostra mente è possibile, anche se il cammino può risultare arduo. La consapevolezza di questa difficoltà è il primo passo. La vera bellezza non si svela a chi grida o pretende, ma a chi sa avvicinarsi con delicatezza, esplorando le stanze della propria mente con passi leggeri. Proprio la metafora del "passo felpato" ci guida: trasforma l’apparente magia in qualcosa di tangibile, capace di illuminare anche i pensieri rimasti troppo a lungo nell'ombra.

Il senno di poi: quando la mente si fa specchio dell'anima

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un filo sottile attraversa la memoria e il tempo. Con uno stile geometrico, l'autrice fotografa quell’istante in cui la mente, superati i propri confini ("scalata la mente"), trova finalmente la lucidità del senno di poi. Il contrasto finale tra la frammentazione terrena e l'armonia ideale si risolve in un'immagine potente: la divisione non è solo frattura, ma lo specchio necessario per riflettere l'assoluto. (Maria Cristina Capitoni) Sì d’accordo  ma la consapevolezza  viene dopo, quando tutto sarà presente, quando, scalata la mente, ricorderai la scelta. Un mondo diviso fa da specchio al paradiso.

La promessa silenziosa: ti nascondo per proteggerti

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Ci sono promesse che non passano attraverso le parole, ma si radicano nel dovere morale di proteggere chi si ama. In questa poesia, il gesto di "nascondere" l'altro diventa l'atto di salvaguardia di un'anima fin troppo sensibile, incapace di reggere l'urto delle sofferenze del mondo. Un paradosso doloroso dove l'assenza e il non-riconoscimento diventano, alla fine, l'unica vera forma di tutela e di amore possibile. (Maria Cristina Capitoni). Poi quella promessa  mai dichiarata mi inchiodò al dovere  nulla avrei fatto  che non avresti accettato  senza mai chiedere  conferma al mio operato  fu così che armonia del cuore  t’ho nascosto ad ogni evento  per non farti male perché vibravi ad ogni grido d’aiuto  perché è stato meglio  non averti conosciuto.

Binari antichi, il viaggio segreto dell'anima 🛤️

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La modernità, con il suo rumore e le sue forze ostili, tenta di oscurare, senza mai riuscirci del tutto, certi nostri legami. Ma, il viaggio dell'anima si muove lungo binari antichi, percorsi sotterranei e silenziosi che fungono da difesa. È in questa dimensione "sotto traccia" che si custodisce il senso autentico dell'esistenza: un reticolo che attraversa il tempo per ricordarci la nostra natura più profonda e, in qualche modo, divina. (Maria Cristina Capitoni). In ciò che accomuna il senso unico straordinario  perché i percorsi veri viaggiano su binari antichi  mai completamente dimenticati  sotto traccia per difendersi  da forze ostili  che oscurano il reticolo  di comunicazione  tra esseri divini.

Leggendo Pablo Neruda: la ricerca di un amore senza confini 💐

(Introduzione a Pablo Neruda – Commento a.p.). La poesia di Pablo Neruda è un viaggio senza filtri nelle pieghe più recondite del cuore umano. In questo spazio, esploriamo uno dei suoi componimenti più celebri, capace di trasformare l’amore in un legame invisibile ma indissolubile, seguito da una riflessione che scava nell'anima ribelle e universale del poeta cileno. (Pablo Neruda). Sonetto XVII (Da "Cento sonetti d'amore", 1959) T’amo come si amano certe cose oscure, segretamente, entro l’ombra e l’anima. T’amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il denso aroma asceso dalla terra.  T’amo senza sapere come, né da quando né da dove, t’amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti  che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno...

Ci riuscirai: quando il sogno diventa realtà 💭

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La poesia si muove sul filo sottile che unisce la vulnerabilità umana alla forza della determinazione. L'autrice delinea una promessa di riscatto e di evoluzione interiore. Il "percorso" di cui parla la lirica non è solo un cammino onirico, ma una metafora della vita stessa. (Maria Cristina Capitoni).  Ci riuscirai, son sicura  sarai più attenta ma senza paura  durante il sogno  di nuovo  farai il percorso  sempre lo stesso  fino alla fine quando al suo posto  avrai un volto diverso.

“Mattina” di Giuseppe Ungaretti: lo splendore di un’illuminazione universale 🌅

(Introduzione a Giuseppe Ungaretti – Commento di Liana Monti). Due sole parole per racchiudere l’infinito. In questo spazio esploriamo la potenza di “Mattina”, il componimento che ha segnato la storia della letteratura del Novecento, trasformando un istante di luce in un’esperienza mistica che travalica i confini tra l’uomo e l’universo. (Giuseppe Ungaretti, Mattina ). Mi illumino d’immenso (Liana Monti). Una perla oltre il tempo Una poesia che è una perla di inestimabile valore, che supera le barriere del tempo. Quante parole possono essere scritte per spiegare la moltitudine di significati, di emozioni e immagini che suscitano queste parole apparentemente semplici, ma che racchiudono un intero mondo sconfinato. Quante immagini affiorano ogni volta che le si leggono, si pronunciano o semplicemente si sussurrano quasi per non turbare la vibrazione sublime che ne scaturisce. Il vento dello spirito e il portale dell’estasi Questi versi agiscono come parole al vento, il vento dello spirit...

Costruire bellezza, la ricetta per guardare il mondo con occhi nuovi 👀

(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono parole che invitano a vivere con più consapevolezza e gratitudine. Questa poesia suona come un inno alla semplicità e alla bellezza. L’autrice ricorda che la vera bellezza non si trova solo negli oggetti materiali o nei paesaggi mozzafiato, ma risiede nella nostra capacità di guardare il mondo con occhi nuovi. (Marina Zinzani). Costruire bellezza anche quando fuori piove  e il sole è sparito immaginarlo il sole anche fra quattro mura costruire bellezza con quello che si ha attraverso parole un semplice gesto la preparazione di un piatto un dono inaspettato l’ascolto costruire bellezza e nutrirci di cose semplici quelle che contano.

Era il mio modo di parlare: chi siamo e chi avremmo voluto essere 💬

(Introduzione a Maria Turtura). Ci sono silenzi che pesano più delle grida e mancanze che definiscono un’intera esistenza. Il rimpianto non si veste di grandi tragedie, ma di dettagli quotidiani: un colletto di pelliccia mai indossato, un fischio mai accennato. (Maria Turtura). L’invisibile peso delle parole non dette Se avessi avuto un cappotto con un colletto di pelliccia forse non mi avresti lasciato. Se un fischio arguto avesse accompagnato i miei discorsi ti saresti così confuso da ritenermi importante. Invece non sapevo fischiare e avendo mal di gola parlavo piano, per via di quel colletto di pelliccia che non possedevo.

Il mare nascosto tra le fronde: quando il vento inganna il cuore 🌊

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). La natura possiede una voce ambivalente, capace di cullare o di scuotere nel profondo. Il vento ha un potere evocativo, trasforma un fruscio di foglie nell'illusione del rumore del mare. È un richiamo alla nostra vulnerabilità. La percezione umana è spesso fluida e la realtà può confondersi con il desiderio o il ricordo. (Maria Cristina Capitoni). A volte pareva il rumore del mare un fruscio di fronde che ad occhi chiusi  confondeva la mente  il vento però era lo stesso  che spinge le onde.

Lettere ingiallite dal tempo: l’eredità dell’amore nel domani del mondo 🖊️📃

(Introduzione a Beatrice Nioi - Commento a.p.). In un futuro in cui il mondo avrà cambiato pelle, cosa resterà della nostra umanità? L’autrice ci regala una visione poetica e solenne sulla memoria e sul destino dei sentimenti. È un invito a riscoprire ciò che sopravvive al tempo: un amore che, spogliato dalla rabbia e dal dolore, si fa eterno tra le righe di lettere ingiallite. (Beatrice Nioi).  Un viaggio sulla forza e la fragilità E quando i tempi diverranno così vecchi che il sole avrà cambiato colore, le navi non sapranno più navigare, e le storie dovranno ricominciare, incideremo sulla roccia i nomi degli amici perduti, e degli amati che si saranno dissolti tra le fiamme dell'avvenire.  Busseranno alla porta i ricordi, ma stilleranno senza lacrime i rimpianti, dolci come fruscio d'onde. Gli sguardi si rapiranno all'ombra degli abbracci, e scorreranno limpidi i pensieri, liberi da stagioni in cui non fu che rabbia, e dolore muto. Da lettere ingiallite, accese di passion...

Studentessa: la fatica dei banchi e il fischio della realtà 👩‍🏭

(Introduzione a Bianca Mannu). Un ritratto potente e materico della condizione studentesca e operaia d'altri tempi. Il treno non è solo un mezzo di trasporto, ma un "trapano" che lacera il sonno e introduce alla durezza del dovere. È una poesia di freddo, di braci scarse e di "treni Godot", dove però, tra le crepe di una quotidianità ostile, brilla la scintilla della resistenza intellettuale. (Bianca Mannu).  Il richiamo del ferro e del gelo A venti chilometri dall'alba il fischio trapanava la notte moribonda. Spesso violento  ed essenziale sempre il suo freddo richiamo vorticava l'incerto tepore del mio letto. La lotta contro il sonno quindicenne M'attaccavo a un rigurgito  di sonno quindicenne avvilito al ruolo d'abissale scampo all'ardua  memoria degli studi  trascinati a stento lungo l'arco del pendolo diurno Veglie forzate e stazioni spoglie fino a e oltre la precocità crepuscolare delle invernali notti invano lunghe per lenta consun...

Stupiscimi ancora: un amore che sfida il tempo e la vecchiaia ⏳

(Introduzione a Giovanna Vannini – Commento a.p.). Un’invocazione attraversa il tempo, dai sensi allo spirito. L’autrice ci conduce in un viaggio che parte dal desiderio di essere "invasi" dall'altro per approdare a una saggezza superiore. È il ritratto di un amore che non teme la vecchiaia e che, anzi, vede nel reciproco sostegno la soglia per un "oltre" dove la separazione non ha più cittadinanza. (Giovanna Vannini). L'invocazione dei sensi e della memoria Stupiscimi ancora  come l’inizio oramai già in memoria.  Avvolgimi  nelle spire della tua fragranza in abbraccio.  Invadimi  di versi sussurrati sul collo.  Guardami  unica alla tua vista che di me s’acceca.  La saggezza del dono silenzioso Sorprendimi  con le tue rughe di saggezza.  Dammi  ciò che in silenzio non chiedo. Traghettami  nel futuro in rimanenza. Sorprendimi con le tue rughe di saggezza. L'approdo dove il tempo si ferma Quando stupirsi  sarà soltanto la ma...

Roma assolata, profumi di terra e segni mai persi 🏛️🏺⛲📜

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni). Un frammento di memoria che profuma di estate romana, tra il calore del cemento e il rito serale dell'acqua sulla terra. L’autrice ci conduce nel silenzio sospeso di una città svuotata, dove il gesto semplice di una nonna diventa un'impronta indelebile nell'anima, un segno che il tempo non può scalfire. (Maria Cristina Capitoni). Roma invece era assolata profumo di cemento e terra bagnata che nonna ogni sera annaffiava sotto il silenzio di un palazzo vuoto di gente al mare giornate infinite e notti chiare hanno lasciato un segno che non ho mai perso.

Gola di luci: il volto dell'amato tra le costellazioni ⭐

(Introduzione a Giorgia Deidda). Esiste un istante, tra l'ultimo quarto di luna e il primo chiarore dell'alba, in cui il mondo sembra guarire. In questa lirica, l’autrice ci conduce lungo un sentiero di pini bagnati, dove il profumo della pioggia e il "ticchettio delle stelle" diventano la culla per un pensiero d'amore. È un invito a farsi piccoli davanti alla vastità, per scoprire che solo nel silenzio dell’ascolto possiamo finalmente diventare "tutt'uno" con l'universo. (Giorgia Deidda).  Il sentiero della pioggia Era l’ultimo quarto di luna. Uscii nel bosco ed attraversai il sentiero di pini sentendomi toccare dalle gocce di pioggia che cadevano dagli alberi anneriti, e la terra bagnata la sentivo tutta tra la fragranza del diluvio e la freschezza dell’aria risanata. Un ricamo di stelle Mi sedetti sull’erba a rimirare le stelle; Venere formava una gola di luci con l’altre costellazioni d’intorno, e io mi beavo nel cercare di uniformare quei pu...