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Jean Baudrillard, graffiti in cerca di senso

di Paolo Brondi

Jean Baudrillard (1929-2007), in "Kool Killer ovvero il sorgere dei segni" (SugarCo, 1991), propone la tesi che noi viviamo in una società di segni, in cui i segni sempre più si riducono a fluttuanti significanti senza senso.
La gente non lo comprende mentre lo rendono esplicito gli autori dei graffiti: writers che, con le loro proposizioni senza senso, ci mostrano che la semiocrazia mente, che il proliferare dei segni è un'epidemia. E' una tesi che, nel rotolarsi dei tempi, dal 1991 a oggi, non si può cogliere più in maniera primaria, specie per quanto attiene al giudizio sull'arte dei graffiti.
E' un'arte che si pone in alternativa alla cultura anestetizzata della società informatica, spesso preformata e standardizzata, affondando le proprie radici nella cultura dell'hip-hop, della musica rap, dell'aerosol art, della break-dance. I graffiti, ancorché poveri di senso, in realtà si pongono come elementi di diversità, di fantasia, d'individualità e pregni del desiderio di cambiare il mondo, di farlo esplodere, per poi ricostruirlo.
Comparendo su muri, obsoleti, corrosi, scrostati, con variegate e colorate figure, mentre esprimono gli stati d'animo degli artisti e, spesso la loro rabbia verso un mondo grigio, che isola le minoranze e che non dà voce a tutte le fasce sociali, non mancano pure di abbellire i luoghi e di far guardare con occhi diversi la città. Sono tracciati anche sui treni, come sfida verso il mondo delle tecnologie, e segno itinerante delle loro emozioni. Varie e non banali le motivazioni dei writers: stilistiche, fonetiche, artistico espressive, trasgressive, politico-culturali: di risentimento/rabbia, contro la città, il sistema, la società, il potere e di trasgressione. Non va ignorata la componente esibizionistica, di ricerca del piacere primario, funzionale, per quel ripetere ossessivo, come un tam-tam, lettere, disegni e per il desiderio di vedersi .. e, soprattutto, di affermare la loro presenza nel mondo e la voce "ci sono anch'io"!

Commenti

  1. Mi intendo poco di writers, se non per avere quattro nozioni messe in croce sull'affermazione culturale e sociale che l'artista cerca attraverso la manifestazione esteriore della propria creatività.
    Concordo con la considerazione che, tali segni apparentemente privi di significato, siano ricolmi di desideri inespressi, con lo scopo, talora ingenuo ma non privo di valore, di voler cambiare il mondo, sicuramente in meglio! E, al tempo stesso, mi trova ancora d'accordo, con l'ipotesi che siano espressioni di rabbia verso un mondo piatto, che tende a livellare tutto in vita, preludio inesorabile di morte certa e di oblio nel nulla eterno.
    Trasmettono emozioni, attraverso forme e colori che "impattano" fortemente e mi piace l'idea da lei espressa, di trasgressione e risentimento contro questo vivere opaco.
    Cristina Podestà

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  2. Non è un caso che, in un mondo omologato come quello in cui viviamo, volti e corpi sempre più scolpiti e levigati dalla chirurgia estetica ,tendano a voler eliminare le rughe ,ovvero i graffiti dell'anima che, come incisioni rupestri, scavando la pelle, tracciano reticolati , creano arabeschi , disegnano emozioni, raccontano la vita ed il mistero della sua metamorfosi .Del resto la stessa Dafne ovidiana, che in un processo di metamorfosi si trasforma in alloro , ci dimostra come anche il corpo umano si trasformai nel tempo e a causa del tempo : le gambe si fanno nodose come tronchi di alberi, le vene diventano simili a rami intrecciati ,i tagli inferti con l'accetta assomigliano alle piaghe doloranti del corpo che, come una immensa tavolozza ,riflette la trama delle continue disavventure dell'anima. Paradossalmente direi che la schizofrenia della società in cui viviamo se, da un lato ,spinge a cancellare la vita attraverso l'utilizzo della chirurgia estetica, dall'altro, con l' uso sempre più frequente dei tatuaggi rivendica in modo esplosivo ,non so se più o meno consapevolmente, proprio una insopprimibile esigenza di autenticità, possibile solo attraverso un lento processo di metamorfosi .I segni del corpo, che ,con una definizione linguistica potremmo definire dei puri "significanti" ,assemblati di volta in volta in in un gioco combinatorio simile a quello dei writers ,in fondo sono i soli in grado di cogliere e racchiudere in sé il "significato " più profondo di quell' eterno, magico e misterioso murales che è la vita
    Laura Bonfigli

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