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La fede in mano a Satana

di Paolo Brondi

All’origine delle rivoluzioni che appena un poco più in là del nostro mare sconvolgono il settentrione dell’Africa e le terre orientali, e s’irradiano fin nelle nostre terre, di certo, fanno parte integrante, oltre quelle economiche, le ragioni della fede.
In prospettiva fideistica, le fasi del tempo sono riempite dai segni della volontà di Dio offerti all’uomo: il cammino dell’umanità è illuminato dalla luce divina ed è questa che può maturare uno spirito radicale di liberazione. Le rivoluzioni, animate da questa fede, ereditano la certezza della salvezza, mirano alla liberazione dal male e a promuovere un avvenire ricco di possibilità.
La fede può anche declinarsi in forma apocalittica per cui il presente non ha luce, deve passare in fretta, perché è il regno del maligno che impedisce di conquistare il tempo perfetto. Ne deriva la nascita dello spirito demoniaco, in altre parole spirito del male e della menzogna. Le rivoluzioni che tendono a estirpare radicalmente il male assumono carattere satanico, in quanto, prive dell’onnipotenza e della santità di Dio, finiscono per identificarsi con quello stesso male che pretendono di togliere. Ciò dà luogo a uno sviluppo pervertito della volontà che confonde risentimento con redenzione, esplosione dell’odio con spirito di rigenerazione. Difficile distinguere fra libertà e satanismo nelle attuali contese, ma indubbia è l’indicazione di percorsi che aprono al futuro quando è chiara la luce del cammino, mentre rinserrano entro le secche del presente, di un presente da negare, distruggere, uccidere, allorché prevale lo spettro del male e della rovina.

Commenti

  1. Se per struttura si intende un piedistallo concreto e forte su cui poggiano le sovrastrutture, esse risultano delle espressioni più esterne che, tuttavia, definiscono la struttura stessa.
    Ed è per questo che le due cose sono fortemente dipendenti una dall'altra, proprio per quei"sussulti che, scaturiti dal profondo, alterano l'economia e portano a rovina....."
    Oggi più che mai le sovrastrutture infangano il vivere dell'uomo comune, di un cittadino comune senza più certezze ed in balia di assalti tecnologici virali che minano ogni sicurezza del viver quotidiano.
    E, piano piano, anche l'individuo maggiormente assuefatto e integrato in questa perduta e perdente società delle sovrastrutture, resta smarrito e la sua parte migliore, la ragione, si addormenta.
    Cristina Podestà

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  2. Come è possibile che nel XXI secolo la cultura della morte abbia pervaso e travolto parti di società, eredi di civiltà millenarie ricche di saperi letterari, filosofici, scientifici che hanno contaminato, con esiti artistici felicissimi ,anche l' occidente cristiano? Questo mi chiedo in qualità di lettrice ingenua dopo la lettura del testo" La fede in mano a Satana".Forse una risposta si può trovare solo se si torna a riflettere sul concetto di sacro ,ormai decisamente affievolito nella nostra cultura occidentale, laicizzata e consumistica. Il sacro, infatti, ha molto a che fare con la violenza, come suggerisce Renè Girard nel suo affascinante saggio "La violenza e il sacro"(Adelphi).E' proprio la violenza ,profondamente radicata nelle viscere dell' uomo e di cui l'uomo tragicamente avverte tutta la forza incontenibile e devastante ,che espulsa e proiettata all'esterno ha bisogno di essere venerata,idolatrata ,nutrita ed alimentata dal sacrificio rituale. Ma se nell'antichità greco-romana si sacrifica a qualcuno o a qualcosa e la funzione del sacrificio è quello di placare la violenza intestina, di impedire lo scoppio dei conflitti all'interno della comunità, attualmente nel mondo arabo prevale piuttosto il sacrificio di sé ,spinto fino al martirio in nome di un Dio a cui è delegata la propria redenzione e quella dell' intera comunità. Paradossalmente questo Dio ha il volto della stessa violenza di chi lo adora. Ed è qui che ,a mio avviso ,il confine tra Dio e Satana si restringe, si confonde fino ad annullarsi in quel demone oscuro che agita la parte più magmatica dell'essere umano ,dove luce ed ombra lottano e si contrappongono come nel caos primordiale e dove in assenza della parola -logos non c'è costruzione di sé e dell'altro da sé. All'inizio della creazione ,oltre al logos, fu la luce "(Genesi) ,ma questa luce ,che la nostra cultura occidentale, fortemente laicizzata, rivendica e riconosce ormai prevalentemente come luce della ragione, torna spesso a vacillare là dove la parola si è arresa e non riesce più a sublimare le pulsioni in emozioni, perché sedotta e trascinata nel gorgo buio e profondo del nulla,dell'indifferenziato ,del nostro stesso male, ovvero della violenza cieca e muta che brancola e si divincola in una danza macabra che mai avrà tregua.
    Laura Bonfigli

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