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Francesca, morire di fame

di Marina Zinzani

Una notizia: Francesca, 19 anni, muore di anoressia. Pesava 34 chili.
La pagina sfogliata in fretta, notizia che se ne aggiunge ad altre, in mezzo ad un caffè, ad un pasticcino.
Il volto della ragazza è bello, luminoso, e si fa fatica ad intuire come può essere arrivata a pesare 34 chili. Si guarda il pasticcino, che sembra la cosa più buona del mondo…
Non è una notizia nuova, qualcuna muore di anoressia ogni tanto. E allora si ricomincia con discorsi già sentiti: i modelli di una società che espone i corpi come primaria condizione di felicità, con dei canoni dettati spesso da stilisti.  Che chissà se poi amano veramente le donne: fare sfilare delle ragazze emaciate, che sembrano dei manichini, fa dubitare della loro rappresentazione della bellezza femminile.
E’ un’eco che svanisce presto, il tempo di un’altra notizia.  Ma qualcosa, dei commenti letti o sentiti, rimane: il fatto che la nostra società consumistica imponga dei modelli, soprattutto estetici, e se questi non vengono raggiunti ci si sente diversi, inferiori. Non dimentichiamo cosa succede spesso ad un ragazzo obeso, a come vive il rapporto con i compagni, crudeli nelle loro parole. Poco importa se quel ragazzo obeso ha delle qualità, e queste valgono molto di più di un perfetto peso forma.
Chissà se Francesca si è ispirata ad un modello di corpo di cui sono pervase le riviste, ed ha voluto iniziare un percorso di omologazione. Questo in genere si pensa, quando una ragazza muore di anoressia. Forse liquidando troppo in fretta un problema in allarmante espansione, che si manifesta, oltre che nell’anoressia, anche nella bulimia.
Chi lo sa. Sembra tutto così semplicistico e  banale credere che una ragazza intelligente si butti via così, privando il suo corpo ogni giorno di un poco di cibo, fino a farlo diventare veleno.
Le ragazze anoressiche hanno spesso delle caratteristiche: sono brave ragazze, spesso le prime della classe. Sono sensibili, e magari, come spesso accade, non riescono ad esprimere la loro interiorità. E’ così lontana questa considerazione dal modello sbagliato delle modelle, sembra così poco in relazione.
Forse in qualcuna il corpo ha deciso di parlare come può, senza voce: dicendo no. No ad una certa vita, ad un certo rapporto, spesso conflittuale o troppo simbiotico, con la madre, senza andare ad uno scontro vero e proprio, no a giorni vuoti, che sembrano deserti.  Un abbandono, passo dopo passo, della vita, attraverso un meccanismo che improvvisamente scatta, imprevisto e tragico.
Aveva un bel volto, un bel sorriso, Francesca. Si prova disagio, disturbo, per una morte a 19 anni così. Per avere smesso un giorno di mangiare, di gustare la vita.

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