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Il desiderio come legge

Ovvero scoprire e coltivare i propri talenti

di Sonia Scarpante

Massimo Recalcati fa spesso riferimento alla “legge del desiderio”.  E’ una forma di realizzazione del proprio talento e una conoscenza del sé anche attraverso l’approfondimento della relazione con l’altro.
Ha scritto:  «Quando parliamo di desiderio parliamo di una forza inconscia che spinge alla relazione con l’Altro e che sempre implica un inciampo, uno sbandamento, una perdita di padronanza. Non sono “io” che decido il mio desiderio, è il desiderio che decide di me, mi rapisce e mi anima.»
Queste sue riflessioni vanno nella direzione giusta di un desiderio appagante, non limitante. Attraverso il desiderio possiamo mettere a fuoco i nostri frutti, il talento di appartenenza; quel sacro fuoco che ci accompagna e che cerca una via di fuga dal nostro conformismo e adattamento collettivo. Quel fuoco ci rigenera quando non gli resistiamo, quando impariamo ad entrare nei suoi confini per attraversare quel movimento rigenerante. Ne sa qualcosa chi tratta di poesia, di filosofia, di pratiche olistiche o altro. 
Ha aggiunto Recalcati: «Secondo Lacan, la sola vera colpa dell’uomo è quella di venire meno al proprio desiderio. L’infelicità è spesso legata al fatto che la nostra vita non è coerente con ciò che desideriamo. Il desiderio che non può essere mai associato al capriccio, perché ogni volta che sono chiamato a scegliere “ne va della mia esistenza”, come direbbe Heidegger».
Oggi manchiamo di visioni, di un progetto aggrappato ad un sogno, di prospettive gratificanti. La nostra ricerca deve battere questa strada come ricerca del sé anche con fatica e molta autodeterminazione. 

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