(Introduzione a Daniela Barone). Gli oggetti non sono solo decorazioni. Possono essere custodi del tempo. Per l'autrice, i fiori sono bussole emotive: dal giallo brillante delle ginestre dell'infanzia al rosso intenso delle rose di un amore impossibile, ogni petalo racconta una stagione dell’anima. Un percorso che parte da un mazzo di tulipani gialli per arrivare a una frase in spagnolo, dove il fiore si fa donna e la bellezza diventa rifugio.
(Daniela Barone) ▪️
❧ Tulipani e ginestre: dove tutto ha inizio
Oggi ho comprato un mazzo di tulipani gialli, i miei fiori preferiti. Non ho saputo resistere. Erano così belli, con le corolle pudicamente chiuse.
«Sono il simbolo dell’amore perfetto», mi ha detto la fiorista mentre li avvolgeva nel cellophane. Sarà. Per me rappresentano la gioia pura, la vitalità. A casa li ho subito sistemati in un bel vaso sul tavolinetto rotondo accanto al sofà, giallo anch’esso. Poi li ho fotografati e ho postato l’istantanea sul mio stato di Whatsapp con la dicitura ‘Voglia di primavera’.
Il primo ricordo che ho dei fiori risale alla mia infanzia quando, in compagnia della bisnonna Giuditta, andavo in campagna a raccogliere le ginestre. Lei portava sempre con sé un coltellino serramanico per tagliare gli steli diritti e rigidi, spesso coperti di spine.
Erano di un bel giallo brillante ed emanavano un odore penetrante. Non ricordo se la bisnonna le tenesse per sé o le donasse alla mamma. Mi viene solo alla mente lei, smilza e agile a dispetto dell’età, che si sporgeva fra i rovi per raccoglierle.
Un odore ben diverso avevano gli iris nelle aiuole dei giardini del Sacro Cuore, l’istituto scolastico che frequentavo. Le suore ci facevano uscire ogni mattina durante la ricreazione, incuranti del vento e delle temperature a volte poco clementi. In primavera però era un vero piacere ammirare gli eleganti fiori viola che loro curavano con dedizione. Ad essere sincera, trovavo che odorassero di cipolla ma ugualmente ne subivo il fascino.
La mamma, a differenza delle altre donne del vicinato, non aveva vasi di fiori sul balcone. Si limitava a tenere un Ficus e una Sansevieria nel corridoio. Era una delle tante stranezze che la caratterizzavano, come la frequenza giornaliera del bucato che poi stendeva, orgogliosa del suo biancore abbacinante.
❧ Rose e riti di famiglia: lo sciroppo e le tradizioni
L’odore delle rose di maggio pervadeva casa nostra quando una vicina portava i fiori profumatissimi con cui la mamma preparava uno stucchevole sciroppo. Secondo lei la bevanda di rosa centifoglia aveva proprietà diuretiche e antinfiammatorie indiscutibili. All’evento partecipava anche papà che selezionava i petali, l’aiutava a bollirli in pentoloni d’alluminio, mescolava il liquido denso che veniva poi travasato e imbottigliato.
Ben diverse da questi fiori furono le rose rosso scuro dallo stelo lunghissimo che mio marito mi portò all’ospedale Gaslini quando diedi a luce Francesco, il mio primo bambino. Era una cosa che facevano tutti i papà e anche lui si era adeguato alla tradizione.
Avrei tanto desiderato ricevere dei fiori anche per il mio compleanno o la festa della mamma ma mio marito non era il tipo d’uomo che amava fare regali. Mi consolavo pensando che anche mio padre, ottimo marito e papà amorevole, non faceva mai doni alla mamma.
Le volte in cui lei si lamentava, lui aveva un’aria perplessa, forse mortificata e chiedeva subito alla mamma cosa desiderasse. Lei giustamente replicava che i doni non si chiedono. Si fanno e basta.
Al battesimo della mia seconda bambina incaricai mio marito di occuparsi del rinfresco da offrire a parenti ed amici, insomma, i soliti salatini e pasticcini, oltre all’acquisto di fiori rosa. Si presentò a casa con vari vassoi e un mazzo enorme di fiori di pesco. Non so perché rimasi delusa dalla sua scelta; per quanto belli, i fiori erano troppo ingombranti. Quanto avrei preferito un bel mazzo di semplici fiori bianchi e rosa.
❧ Amori, assenze e rose appassite
Tanti anni dopo, ormai divorziata, mi ritrovai in un gelido gennaio pavese a cercare un fiore da lasciare sull’auto del mio nuovo amore. Ricordo che girai a lungo prima di trovare quello che pareva impossibile in inverno, un fiore rosa pallido che spuntava dall’aiola di un giardino privato.
Come aveva potuto sbocciare con temperature così rigide? Con delicatezza avevo posto il fiore sotto il parabrezza della macchina, certa che lui avrebbe capito che proveniva da me. Molti mesi dopo, in prossimità di Natale, fu lui a presentarsi con una splendida rosa rossa nella casa che un amico mi aveva prestato per il nostro incontro.
Era commovente nel suo vestito elegante riservato sicuramente alle grandi occasioni. Conservai per anni la rosa oramai avvizzita, testimonianza di una storia breve e impossibile. Altri amori, altri fiori sarebbero arrivati ma nessuno fu così tenero e sincero.
In occasione del mio quarantasettesimo compleanno ebbi una sorpresa meravigliosa. Il mio secondo marito aveva pensato a tutto: la casa era agghindata da festoni e un grande mazzo di fiori troneggiava sul tavolo; accanto ad esso trovai un enorme biglietto di auguri in cui mi invitava a recarmi in salotto: lì vidi un anello d’oro con un meraviglioso zaffiro.
La bellezza dei fiori che evocavano amore e dolcezza contrastavano con la sontuosità del gioiello, ai miei occhi un segno quasi prepotente di possesso. L’intento di mio marito era chiaramente dimostrarmi il suo amore ma io non ero felice perché non ci capivamo e litigavamo quasi ogni giorno.
❧ Le Ninfee di Monet: il rifugio dell'anima
Ogni tanto pensavo alla vita di prima, ai miei viaggi con l’amica del cuore, ai tanti musei visitati; fra questi la stupenda Orangerie a Parigi dove avevo ammirato l’unico grande dipinto delle Ninfee di Monet che scorreva circolare lungo tutto le pareti della sala.
Senza riferimenti spaziali, come tutti gli altri spettatori, avevo avuto l’impressione di perdermi nell’opera che sembrava senza inizio e senza fine. Nella gabbia del secondo matrimonio pensavo spesso a quei fiori sublimi, simbolo di una bellezza effimera ma consolatrice: come per il pittore, le ninfee del laghetto diventarono per me una sorta di rifugio personale, un irrinunciabile spazio di una quiete agognata ma mai raggiunta.
❧ Giallo per la mamma, rosso per l'India
Dopo anni altri musei, altre città, altre isole e altri fiori tornarono a popolare la mia vita. Con gioia avevo comperato mazzi di fiori rossi alle due lauree di mia figlia Elisabetta, impeccabile nei suoi abiti eleganti e raggiante per i traguardi brillanti raggiunti.
Per i compleanni della mamma e i suoi onomastici avevo poi comprato fiori gialli che amava quanto me: lei li poneva subito nell’unico grande vaso che aveva e ogni volta mi diceva tutta contenta che erano durati più di una settimana.
Ora che mi ha lasciato evito di porre fiori freschi presso il suo loculo, stanca dei continui furti di chi se ne appropria cinicamente. Guardo la foto sua e di papà, mi limito a raddrizzare i fiori finti ormai scoloriti e recito sottovoce una preghiera.
Qualche mese fa, appena arrivata in India, mi aveva colpito un gradevole quanto insolito profumo di spezie e di fiori sconosciuti. All’uscita dell’aeroporto di Delhi la guida indiana aveva incoronato me e i miei compagni di viaggio con una ghirlanda di fiori rossi ed arancioni: un benvenuto speciale e inaspettato in un paese brulicante di gente e intriso di odori e colori mai percepiti prima.
❧ "Quiero buscar una flor": la femminilità del fiore
Oggi ammiro i miei tulipani e i fiori sbocciati nei rari spazi verdi della città. Sono come una carezza per me, a tratti presa dalla malinconia o dalla solitudine: un tocco di bellezza di cui non so fare a meno, come del sorriso dei miei nipotini spagnoli che nei prati dicono: «Quiero buscar una flor.» In spagnolo il fiore è femmina ed è giusto che lo sia. Questa parola riporta infatti alla mente idee di quella delicatezza, dolcezza empatica e bellezza che soltanto la femminilità sa potentemente evocare.



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