Passa ai contenuti principali

Il conflitto senza fine

Ebrei e arabi, il fiume dell’antisemitismo


(Angelo Perrone) La guerra a Gaza ha provocato manifestazioni veementi a sostegno della causa palestinese e una forte un’ondata antiebraica. È indiscutibile che ci sia un apprezzabile afflato solidaristico nei confronti della popolazione della Striscia. Tuttavia nulla giustifica l’abuso della Storia, il misconoscimento di verità acclarate, la recrudescenza di istinti irrazionali. 
Ha ripreso vigore una forma violenta di antisemitismo, che non può essere confusa con la difesa delle ragioni palestinesi o con la solidarietà verso i civili di Gaza. La tendenza ha contaminato il 27 gennaio, giorno della memoria, in cui si ricorda il genocidio degli ebrei, con il risultato di offuscarne il significato e mistificarne la memoria.
Dosi tossiche di antisemitismo hanno macchiato e stravolto il calendario civile delle ricorrenze. Le ragioni storiche dei palestinesi e la preoccupazione per le sorti dei civili nella Striscia non possono essere strumentalizzate con la conseguenza di ridimensionare il significato universalistico di tragedie sconvolgenti. Lo sterminio degli ebrei rimane un fatto unico, insuscettibile di banalizzazione.
Alla veemenza di certe manifestazioni di piazza, si è aggiunta la prima decisione della Corte penale internazionale dell’Aia, davanti a cui Israele è stata trascinata con l’accusa di genocidio per quanto sta accadendo nella Striscia. 
Israele può anche aver commesso crimini di guerra a Gaza, come accade – e non è una scusante – negli eventi bellici e la Corte può/deve far sentire la sua voce. Ma è problematico immaginare che Israele uccida deliberatamente uomini, donne e bambini, in un progetto, sistematico e intenzionale, di distruzione di un intero popolo. Cioè che si abbia uno “sterminio etnico di massa”, secondo la nozione di genocidio fatta propria dall’Onu nella risoluzione del 1948 per la Shoah. 
Sebbene ogni fatto possa essere indagato per sé stesso, la constatazione suggerita dagli eventi è che sia davvero rilevante, per ogni valutazione, il silenzio che accompagna l’assalto compiuto il 7 ottobre da Hamas in Israele. 
Il massacro di 1200 persone nei kibbutz è stato un crimine contro l’umanità e verosimilmente un atto di genocidio. Stupro di donne, assassinio di uomini, decapitazione di bambini Poi rapimento di 120 persone per farne scudi umani. A confronto, non c’è stata una reazione altrettanto forte in nome dell’umanità violata. 
Si parlò genericamente di “violenze” e “atti di guerra”, in modo indistinto. Non fu pronunciata allora una netta condanna degli estremisti palestinesi e del ruolo dannoso svolto fin qui sia a Gaza che altrove. 
Questo ribaltamento di visioni per cui la strage degli ebrei nei kibbutz non suscita reazioni sdegnate mentre violente manifestazioni antiebraiche accadono in risposta alle azioni (pur spregiudicate) di rappresaglia di Israele è il fenomeno più anomalo e preoccupante a cui sia dato assistere oggi. Tutto diventa argomento controverso: persino la verità della Shoah è messa in discussione, riemergono istinti antisemiti. 
Hanno buon gioco gli storici a citare in proposito il “fiume carsico dell’antisemitismo”, come origine delle distorsioni del senso comune che oggi portano a capovolgere la realtà e ostacolano la soluzione di problemi concreti, come la creazione di uno Stato palestinese accanto ad Israele. 
Infiniti sono i presupposti culturali che hanno reso possibile la Shoah e oggi prendono corpo nell’opinione pubblica. C’è – indiscutibile - una profondità storica dell’antigiudaismo che ha determinato una persecuzione bimillenaria ai danni del popolo ebraico.
Non c’è da stupirsi che si invochi, a spiegazione del tutto, il fiume carsico antisemita, capace di attraversare i secoli e riemergere. L’argomento è di grande efficacia, ma potrebbe persino provare troppo. Può darsi che l’attualità dia altro vigore a quell’istinto pervasivo.
Se la sofferenza dei palestinesi a Gaza sovrasta quella degli ebrei stuprati, rapiti, o ammazzati nei kibbutz, e se la scelta di campo deforma la lettura degli eventi, il problema non sta nella consistenza delle tragedie, per le quali è impossibile immaginare graduatorie. 
C’è evidentemente dell’altro, alimentato da pregiudizi, ma rivitalizzato dal presente: è forte la tentazione di semplificare, ignorare le contraddizioni. Può accadere di ergere la condizione tribolata dei palestinesi a simbolo dei derelitti di tutto il mondo e la civile-democratica Israele a espressione della modernità occidentale, così imperfetta e inadeguata. 
Nuove ideologie emergono e trovano adepti. L’idealizzazione di qualsiasi entità è nemica del pensiero, altera realtà complesse, mistifica infine il bisogno di ideali. La divisione manichea del mondo non rende mai un buon servizio ad alcuna causa per quanto fondata, porta a un travisamento delle ragioni e dei torti, aggiunge difficoltà ad un cammino già impervio.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Odore di arance e rimpianti: l’estate a Tindari che decise il destino 🍊

(Introduzione a Daniela Barone – Commento a.p.). L'estate del 1972 è stata il palcoscenico di un bivio esistenziale, non solo una vacanza. Tra i profumi di una Sicilia mitica e l’azzurro di Tindari, la protagonista Mara sperimenta per la prima volta l'ebbrezza di un amore che sa di imprevisto. Eppure, al ritorno, la sicurezza di un fidanzamento solido e il conflitto mai risolto con una madre critica la spingono verso una scelta conservativa. Un racconto spietato su come la paura della solitudine e il desiderio di ribellione possano tracciare il destino di una vita intera. (Daniela Barone). Verso la Sicilia: una profezia materna L’estate del ‘72 fu un periodo esaltante per me. La partenza tradizionale con i miei per il campeggio in qualche luogo marino incantevole si stava avvicinando. Papà aveva scelto la Sicilia, desideroso com’era di mostrare a me e alla mamma il suo paese natio, il borgo di Novara al confine fra i Nebrodi e i Peloritani. «Conoscerete mia zia e i miei cugini....

La faccia nascosta della Luna: da Apollo a Artemis, tra ricordi di famiglia e futuro 🌓

(Introduzione a Daniela Barone). Un filo invisibile lega il bianco e nero sfuocato del 1969 alla nitidezza digitale della missione Artemis II. Attraverso gli occhi di un bambino e i ricordi di una nonna, la Luna smette di essere solo un corpo celeste per diventare lo specchio delle nostre fragilità. Un racconto intimo sul senso di appartenenza a quel "piccolo puntino azzurro" che chiamiamo casa. (Daniela Barone).  Tra generazioni e memorie lunari «Nonna, vieni a vedere la luna.» Così aveva reclamato la mia attenzione Luca, il mio nipotino di due anni e mezzo. Era sul poggiolino della casa dei miei quella sera d’estate del 2019. Indossava un pigiamino corto leggero e si teneva alla ringhiera arrugginita. Mio padre, vedovo da diversi mesi, già dormiva ma lui non ne voleva sapere di andare a letto. Aveva buttato per gioco nel cortile sottostante numerose mollette e si trastullava con le poche rimaste nel cesto. Stringendo la manina di Luca non potei fare a meno di pensare a qua...

Concerto all'alba: quando la musica incontra il risveglio del mondo 🌅

(Introduzione a Liana Monti). Un acquerello sensoriale che cattura la magia di un concerto all'alba. Non è solo la cronaca di un evento musicale, ma il racconto di una sinergia perfetta tra l'arte umana e lo spettacolo della natura, dove il sorgere del sole diventa parte integrante della partitura. (Liana Monti). L'attesa: tra marea e aurora Ore 05.30, in riva al mare, una mattina di estate, fra poco sorgerà il sole. Il pubblico è arrivato presto, con largo anticipo, dalle varie parti della zona, per essere puntuali a questo evento. C’è attesa nell’aria. Il panorama offre uno spettacolo molto suggestivo. Il mare è calmo, la marea si sta ritirando. Nel cielo uno spettacolo in evoluzione dal buio della notte piano piano verso il chiarore. Ed ecco giungere l’aurora che ci mostra nubi che adornano il cielo ed un gioco di luci e colori affascina i presenti che con gli occhi puntati verso l’orizzonte attende anche l’imminente arrivo dell’alba. L'incanto: violino, chitarra e m...

Rimescolare le carte: tra l’illusione del nuovo e il valore dell’esperienza📝 ♠️ ♦️

(Introduzione a Marina Zinzani). Quando un cambiamento improvviso travolge le certezze del lavoro o della quotidianità, la prima sensazione è quella di uno smarrimento profondo. Non è solo la novità a spaventare, ma l'idea che l'esperienza accumulata venga etichettata come "fuori tempo". Una riflessione sulla dignità dell'umano contro l'ossessione per il nuovo a tutti i costi. (Marina Zinzani). L'irruzione del cambiamento È capitato a tutti, almeno una volta nella vita. In genere capita sul lavoro: quello che fino ad allora era consolidato, abituale, conosciuto, all’improvviso un giorno cambia. Cambia perché un nuovo personaggio entra, non in punta di piedi, convinto che tutto si debba rivoluzionare, che quello che c’era prima, il modo di lavorare, se non i lavoratori stessi, non va più bene. Il nuovo personaggio ha potere, ed è convinto che ci voglia un rinnovamento profondo, che il vecchio sia solo una pagina da chiudere in fretta. Largo quindi al nuovo,...