Passa ai contenuti principali

Le due B di Blue whale e Bebe vio

Storie di ragazzi del nostro tempo, così diversi i comportamenti ed i valori della vita

di Marina Zinzani

Blue Whale: sembra la marca di un prodotto, un detersivo, un profumo, una linea di cosmetici. Sembra qualcosa di accattivante, dal suono dolce.
Una sfida social, invece,  che spingerebbe i ragazzi ad affrontare cinquanta prove in cinquanta giorni, prove estreme, come camminare sull’orlo dei binari, farsi tagli sulle braccia, e poi immortalarsi con un selfie, da fare girare sul web. Prove per arrivare, infine, al suicidio. Telecomandati da qualcuno in rete.
Difficile pensare che una mente sia potuta arrivare a inventare questa cosa, adescando dei ragazzini fragili, vulnerabili, e tanto stupidi da cadere in un gioco simile.
Viene da pensare poi a Bebe Vio, Beatrice all’anagrafe, che con le sue protesi alle braccia e alle gambe, con il suo volto segnato dalle cicatrici di una meningite fulminante a 11 anni, appare come il simbolo della vita bella nonostante tutto, rossetto accesso, tacchi alti, e un sorriso che illumina anche chi le sta accanto in quel momento, come contagiato dalla forza, reazione, e grazia di questa ragazza.
Selfie anche con Obama, con Mattarella, un simbolo ormai per l’Italia. E tante vittorie nella  scherma. Una piccola diva, se essere diva significa sapere cogliere il meglio della propria vita, così com’è, nel corpo che si ha. L’importante è il cuore, e il suo  batte, batte moltissimo.

Commenti

  1. La vita è un’opportunità, coglila.
    La vita è bellezza, ammirala.
    La vita è beatitudine, assaporala.
    La vita è un sogno, fanne una realtà.
    La vita è una sfida, affrontala.
    La vita è un dovere, compilo.
    La vita è un gioco, giocalo.
    La vita è preziosa, abbine cura.
    La vita è una ricchezza, conservala.
    La vita è amore, godine.
    La vita è un mistero, scoprilo.
    La vita è promessa, adempila.
    La vita è tristezza, superala.
    La vita è un inno, cantalo.
    La vita è una lotta, accettala.
    La vita è un’avventura, rischiala.
    La vita è felicità, meritala.
    La vita è la vita, difendila.
    (Madre Teresa di Calcutta)

    RispondiElimina
  2. Rifiutando ogni invito al male, il bene avrà sempre la meglio.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La voce di Dio ai tempi del terrore

di Marina Zinzani (Commento di Angelo Perrone) (ap) È dedicato a padre Daniele Badiali, da Faenza, questo racconto. Il terrore attraversa il nostro tempo, fa strage di vite innocenti, violenta le anime di tanti, e insieme rapina il diritto ad una esistenza serena ed operosa. Non solo a Parigi e Bruxelles, ma in tante parti del mondo.  Ovunque l’uomo è barbaramente ucciso, perseguitato, umiliato od offeso. Pone interrogativi che lasciano sgomenti e rimangono senza risposte. Come è possibile? Cosa spinge l’uomo (perché anche i terroristi lo sono, nonostante tutto) al male atroce, assurdo, intollerabile, incomprensibile per la mente umana?

La prima neve di primavera: la voce di una bambina dal grembo materno

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa prova una vita prima ancora di venire alla luce? In questo racconto, la voce narrante appartiene a una bambina che osserva il mondo esterno attraverso i filtri emotivi della madre. Dal miracolo del concepimento nella notte di San Giovanni a Genova, passando per la nube scura di un lutto improvviso, fino a una nascita avvolta da un evento atmosferico straordinario. Attesa, dolore e rinascita: il legame materno supera ogni tempesta. (Daniela Barone). Un inizio invisibile Ho dovuto viaggiare per otto giorni prima di arrivare dentro il tuo grembo, mamma. Sono così piccola che nessuno può vedermi e nemmeno tu sai della mia esistenza. La notte di San Giovanni, patrono di Genova, hai pregato papà di lasciarsi finalmente andare e così mi avete concepito. Immagino gli scoppi dei fuochi d’artificio e i meravigliosi colori che non sono in grado di percepire mentre mi accoccolo un po’ smarrita in te.  Non so quanto tempo sia passato ma ora mi sento tutta s...

Ponte Morandi, 43 vite nel vuoto: la ferita di Genova e i simboli del dolore

(Introduzione a Daniela Barone e a.p. Commento). Il 14 agosto è il giorno della vigilia di Ferragosto, dei viaggi verso il mare o della spensieratezza in famiglia. Da otto anni, per chiunque abbia Genova nel cuore o nelle proprie radici, quella data evoca un rumore sordo, un vuoto improvviso e una ferita lacerante che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza e del destino. In questo racconto, la cronaca si intreccia con la memoria personale: il contrasto doloroso tra la bellezza incontaminata di un viaggio in terra francese e l'eco di un disastro che, rimbalzando sugli schermi dei cellulari, ha congelato il tempo, spezzato 43 vite e ridisegnato il profilo di una città intera. (Daniela Barone). Una spensierata vigilia di Ferragosto Quel martedì del 14 agosto di otto anni fa mi trovavo con la mia amica Silvana a bordo di un pullman alla volta della Francia. Nella prima tappa di questo viaggio organizzato, visitammo Aix-en-Provence e le splendide gole dell’Ardèche. Rimanem...