Passa ai contenuti principali

Steve Jobs, un garage nella storia



(ap) Un garage è patrimonio storico dello Stato, “historic lanmark”, secondo la decisione presa all’unanimità dalla Los Altos Historical Commission in California. Può accadere una cosa del genere, quando si tratta di un garage speciale, quello annesso alla villetta monofamiliare al numero 2066 di Crist Drive, a Los Altos, in California, dove Steve Jobs, nel lontano 1976, creando i primi cento pezzi del suo Apple I, ha dato origine ad un’avventura, umana ed imprenditoriale, indimenticabile.

L’azienda di Cupertino nella Silicon Valley, dal simbolo della mela morsicata, è stata protagonista esaltante, negli ultimi decenni, dell’innovazione tecnologica. Ha creato il primo personal computer, mettendo poi a segno una linea di prodotti (a cominciare dal leggendario Macintosh da tavolo), che, rispetto ai giganti del settore, ha saputo affermare la propria differenza in termini di design e di seduzione culturale. Rendendoli oggetti rivoluzionari. E’ il caso del ripensamento del modo di ascoltare la musica con l’accoppiata ITunes-Ipod, della ridefinizione del telefono con l’IPhone, della costruzione di nuove modalità di utilizzazione di contenuti digitali con l’IPad.

Tutto ciò lo si deve a lui, Steve Jobs, fondatore dell’azienda, e tutto è iniziato in quel piccolo garage dalla porta bianca, sulla collina ricoperta da verdi prati ben curati, accanto alla casa dove è cresciuto. Non solo ha creato una compagnia di successo, ma ha permesso che la rivoluzione dell’informazione fosse accessibile a tutti in maniera intuitiva e divertente. Ha messo a frutto il suo talento nel raccontare storie e nell’inventare soluzioni nuove, persino – disse Barak Obama nel 2011 al momento della sua morte  - cambiando il modo in cui tutti noi vediamo il mondo: “Steve è stato fra i più grandi innovatori americani, tanto coraggioso da pensare in maniera differente, forte abbastanza da credere di poter cambiare il mondo, e con un talento sufficiente da permetterglielo”.

Definito un genio, un tiranno, un prestigiatore capace di tirare fuori dal cappello nuove meraviglie, Jobs ha diviso il pubblico. Tra gli ammiratori entusiasti, che vedevano in lui un uomo capace sempre di pensare diversamente (“Think different” fu il motto di una delle più celebri campagne pubblicitarie) e i critici acerrimi, secondo i quali egli non inventava nulla di realmente nuovo.


Un uomo che lo conosceva bene,  essendone stato collaboratore e persino biografo, Jay Elliot, non ha esitato a considerarlo un artista. C’era in effetti, nel tratto umano, nelle apparizioni ieratiche, nel rapporto con l’azienda, nei prodotti, qualcosa di visionario, in cui si racchiudeva tutta la sua passione per la vita e per il lavoro, e in definitiva la sua visione delle cose. Forse era persino un esaltato, ma certo anche un uomo stupefacente, un creatore d’eccezione, un artista del nostro tempo.
Era inevitabile vedere nei suoi prodotti non solo degli ottimi apparecchi, ma delle vere e proprie rivelazioni, anticipazioni del futuro fino a quel momento oscuro e misterioso, acquisizioni del senso nuovo dell’avvenire, meraviglie che facevano superare il limite del possibile. Gli utenti rimanevano appagati e gratificati per l’uso non solo funzionale ma estetico degli oggetti. Non sorprende che gli appassionati Apple siano stati descritti come seguaci di un vero e proprio guru, appartenenti ad una sorta di clan, elitario e un po’ snob, anche irridente verso gli acquirenti di altre marche, e gli utilizzatori di windows, orgoglioso in fondo della propria originalità di stile.


Si capiva che, al centro di questa esperienza lavorativa esaltante, vi fosse, per Jobs, il senso di una ricerca continua di qualcosa da amare e da conquistare. Come nella vita privata. Il suo più grande amore fu la moglie, Laurene, e la famiglia. Ma Apple, nell’annunciare la morte del suo fondatore, osservò che “il mondo è incommensurabilmente migliore grazie a Steve” e che tutti i cuori di coloro che lo hanno conosciuto “sono stati coinvolti dai suoi straordinari doni”.
Con uno come Jobs, non vi era distanza tra economia e cultura, tra vita personale e lavoro. Coltivava la sua azienda come un artista lavora alla sua opera, con un attaccamento che gli ha permesso di superare momenti molto difficili, come quando fu addirittura licenziato dall’azienda che aveva creato, e seppe trovare l’orgoglio e la passione per riprenderla in mano subito dopo per farle raggiungere nuovi traguardi.

Jobs parlava poco di sé, e si è soprattutto raccontato attraverso le sue opere in cui ha proiettato la passione per la vita, per l’intraprendenza, e la generosità nei rapporti umani; le stesse risorse con le quali ha affrontato dal 2003 la battaglia più dura, quella contro il cancro. Sempre con senso di dignità verso il male che l’aveva colpito, e non tirandosi indietro in azienda sino a pochi mesi prima della morte.
Eppure, il più straordinario momento di autobiografia che ha voluto condividere con tutti e in specie con i giovani è contenuto nel suo celeberrimo e commovente discorso all’università di Stanford nel 2005, elogio della determinazione e del coraggio, dell’amore per la vita e della forza morale nel superare le più aspre difficoltà. Disse tra sguardi sorpresi: “Siate autori della vostra vita, non lasciate che gli altri la scrivano per voi”; e concluse davanti alla platea ammirata: “Solo amando quello che fate, farete grandi cose”.

Commenti

Post popolari in questo blog

L’armadio vuoto: fare spazio al futuro 🚪

(Introduzione a Daniela Barone). Svuotare un armadio non è mai solo una questione di spazio. È un viaggio a ritroso tra le pieghe della vita, dove ogni abito scartato racconta chi eravamo e ogni spazio vuoto accoglie chi siamo diventati oggi. Tra tessuti logori e ricordi ritrovati, ecco cosa ho imparato mettendo ordine nel mio passato. (Daniela Barone) ▪️ Congedi necessari Non so se lo sgombero di ieri del mio armadio abbia a che fare con il senso di vuoto che talvolta mi ha colto o semplicemente coincida con la voglia di sbarazzarmi di un passato pesante, di una me che non corrisponde più a quella che sono diventata.    Per anni, nel cambio di stagione ho continuato a spostare gli abiti dalle ante più alte a quelle più basse senza avere il coraggio di sbarazzarmi dei vestiti non indossati da tempo immemorabile, come il tubino nero diventato troppo stretto o i tanti coprispalle oramai fuori moda. E che dire della giacca lucida dai bottoni argentati indossata il giorno del mio ...

Lettera di un padre alla figlia che parte

(a.p.*) ▪️ L'annuncio e i ricordi. “Papà, abbiamo intenzione di sposarci”. È la frase che ogni genitore si aspetta di sentire prima o poi, che ascolta con qualche timore, e con cui deve confrontarsi, facendo i conti con un groviglio di emozioni. La sua bambina è improvvisamente cresciuta, e lui, il genitore, non è più l’unico uomo, o donna, della sua vita, il soggetto principale intorno al quale la vita del figlio ha ruotato per tanto tempo. Pagine di letteratura, saggi, immagini di vita quotidiana, scene cinematografiche memorabili sono dedicate a questo tema eterno e sempre attuale: il figlio che lascia la casa paterna e comincia una nuova vita. E il padre e la madre, di fronte a quell’annuncio, rivedono, in sequenza, tanti passaggi della vita familiare. 🎈 Radici d'infanzia: Fregene, film e confidenze Anche a me è capitato, come a quel genitore, nel film “Il padre della sposa”, di ricordare alcuni momenti trascorsi con te, Daria: La carrozzina che ...

Supereroi: la scoperta di Leo e la forza mite di mio padre 🦸‍♂️

(Introduzione a Daniela Barone). Può una battaglia di cuscini sul divano con un nipotino scoperchiare settant'anni di ricordi? Tra i muscoli d'acciaio di Hulk e la mitezza dimenticata di un padre, questo racconto è un viaggio alla riscoperta dei veri eroi: quelli che non portano mantelli, ma hanno mani che sanno riparare scarpe e cuori che sanno restare. (Daniela Barone) ▪️ Battaglie sul divano e piccoli guerrieri È divertente leggere al mio nipotino Leo le storie di Hulk, Iron Man e Captain America, i personaggi di cui ammira le gesta prodigiose: spalanca gli occhioni verdi di fronte alle immagini colorate di imprese incredibili e di lotte ardue contro i ‘cattivi’ in cui vince sempre il supereroe di turno. Quando il libricino è finito, vuole immediatamente ingaggiare una battaglia sul divano con me, nonna alla soglia dei settant’anni, poco avvezza a salti ed acrobazie. Tuttavia lo accontento sempre, anzi cerco di opporgli resistenza imprigionando le sue gambette paffute ed ost...

Riforma Nordio: un’indipendenza scritta, un’imparzialità smontata 🎁

(Introduzione ad a.p.) C’è una distanza siderale tra la narrazione di una riforma e la sua architettura strutturale. Analizziamo il paradosso di un testo che celebra l'autonomia della magistratura mentre ne smonta, pezzo dopo pezzo, i pilastri dell'imparzialità. (a.p.) ▪️ Il trucco delle parole d'oro Ammettiamolo. Leggendo le carte della riforma Nordio, quasi ci si commuove: l’indipendenza della magistratura vi è celebrata con una tale enfasi da sembrare un inno sacro. I sostenitori ci sfidano: "Dove si dice che il Pubblico Ministero prenderà ordini dal Governo? Non c’è scritto!". Ed è vero. Tutto appare logico, rassicurante, come una confezione regalo perfetta e infiocchettata. Peccato che l'indipendenza non sia una dichiarazione d'intenti, ma una condizione strutturale. Anche nei regimi antidemocratici si giura sulla libertà dei giudici, ma lì finisce prima di iniziare. Qualcuno ha notizie di giudici iraniani, russi o nordcoreani che abbiano deciso contr...

Nero di seppia: macchie indelebili e risotti che sanno di vita 🐙

(Introduzione a Marina Zinzani). Ci sono sapori che portano con sé una promessa di piacere e, allo stesso tempo, un rischio imprevisto. Il nero di seppia è così: avvolgente, prelibato, ma capace di lasciare segni che non vanno più via, proprio come certi passaggi della nostra esistenza. In questo racconto, Marina Zinzani ci conduce attraverso i pensieri di un medico alle prese con la noia di un convegno e l'imbarazzo di una macchia sulla camicia. Ma quella chiazza scura sul bianco diventa presto lo specchio di un'anima segnata da una separazione dolorosa, finché un incontro fortuito non apre uno spiraglio di luce e solidarietà. Una narrazione delicata sulla fragilità umana e sulla bellezza dei nuovi inizi. (Marina Zinzani) ▪️ La fatica del dovere e il rito degli ECM Ci sono delle cose nella vita che si fanno con fatica. Si vorrebbe fare altro: precisamente non essere lì. Si vorrebbe varcare una porta, respirare aria fresca e sentirsi liberi. Una di queste cose, quelle cose che ...